Orrori nella casa protetta di Correggio
Indagate 14 operatrici di Coopselios

29/3/2018 – E’ stata denominata Pietas l’operazione condotta dai carabinieri della compagnia di Reggio Emilia, coordinati dal sostituto procuratore Maria Rita PANTANI  che ha fatto emergere una situazione spaventosa all’interno di una struttura comunale di Correggio, gestita dalla cooperativa Coopselios  di Reggio Emilia, che ospita anziani, anche ultra ottantenni, non più autosufficienti.

Il titolo dell’inchiesta è, com’è ovvio, antifrastico: le tredici operatrici socio sanitarie finite nei guai (più la direttrice) hanno dimostrato, secondo i carabinieri, di non avere pietas per le persone indifese, ma si sarebbero rese responsabili di maltrattamenti e vessazioni fisiche e psicologiche nei confronti degli anziani ospiti. La più anziana delle indagate ha 54 anni, la più giovne 35. Sono tutte residenti nel reggiano, salvo una operatrice di 50 anni che vive nel modenese.

Lesioni inferte agli ospiti della casa di riposso

Lesioni inferte agli ospiti della casa di riposso

 Questa mattina i carabinieri reggiani, tra le province di Reggio Emilia e Modena, hanno dato esecuzione ad una misura cautelare nei confronti di 6 delle 13 operatrici sociosanitarie indagate alle quali il Tribunale di Reggio Emilia, su richiesta della Procura reggiana concorde con gli esiti investigativi dei carabinieri, ha applicato la sospensione della professione di operatore sociosanitario per un periodo cda sei mesi a dodici mesi nei casi più gravi.

Le indagate sono chiamate a rispondere del reato di continuazione nel reato di maltrattamenti aggravati dall’averli commessi nei confronti di persone incapaci di potersi difendere, nonché dall’averli commessi in qualità di persone incaricate di un pubblico servizio.

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Indagata anche la coordinatrice della struttura, una reggiana di 35 anni, accusata del reato di omissioni di atti d’ufficio per aver omesso, essendo a conoscenza dei fatti, di denunciarli all’autorità giudiziaria.

Gli anziani veniva picchiati, anche con pugni in fatti, venivano lasciati sporti per diverse ore e le operatrici non rispondevano alle loro richieste. Gli ospiti, inoltre, venivano allontanate dal sistema di allarme per impdirne lal’attivazione da parte loro.

Stai fermo qua e aspetta la tua ora”, “non rompere le palle” “ ti lascio in mezzo alla cacca” “stronzo” “pezzo di merda” “arrivo e stai nella piscia” “ti faccio volare fuori dalla finestra come Superman” “mucca” “ se parli ti metto la merda in bocca”: questo a grandi linee il linguaggio “raffinato” usato nei confronti delle vittime anziane ospitate nella struttura. Una vicenda senza precedenti nelle strutture per anziani a Reggio e provincia, emersa dalle  indagini dei carabinieri a seguito di segnalazioni e denunce presentate dai familiari di alcuni anziani ricoverati  che avevano rilevato, nel corpo dei congiunti ricoverati, evidenti segni poi ricondotti alle violenze subite.

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Le vessazioni sono state documentate anche attraverso le intercettazioni audiovisive all’interno della struttura, disposte dal Gip su richiesta del pm Pantani.

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Una risposta a 1

  1. giuseppe Rispondi

    29/03/2018 alle 18:39

    Brutta storia, che colpisce la nostra provincia ed anche il sistema di controllo all’interno della cooperativa, la cui immagine ne viene fortemente danneggiata.

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