La mozione sul “patentino antifascista”: critiche da destra e da sinistra. “E’ un documento fascista”

13/3/2018 – Critiche da destra e da sinistra alla delibera sull’obbligo di dichiarazione di antifascismo, con l’aggiunta della valutazione sul pensiero religioso e “sessista”, che il consiglio comunale di Reggio emilia ha reso obbligatori per concedere spazi pubblici, patrocini e contributi.
Claudia Bellocchi, già candidata della Lega e presidente delle Donne Emiliane parla di documento di “stampo fascista” e di “personaggi paranoici”: “La sinistra reggiana si arroga il diritto di decidere a piacimento chi pratica presunte discriminazioni razziali o sessuali”.  Elena Diacci responsabile dei giovani di Forza Italia punta il dito contro il “proibizionismo unilaterale” mentre Francesco Fantuzzi di Reggio Città Aperta “da convinto antifascista e antirazzista” si dichiara non convinto dalla mozione approvata da Pd, Leu e 5 Stelle perchè “non si può inneggiare a valori fondamentali come quelli di eguaglianza per poi dispensare soprusi più o meno espliciti e odiosi come quelli subiti dalla Lista che ho avuto l’onore di rappresentare con la mia candidatura”.
BELLOCCHI: LA SINISTRA GUARDI DENTRO DI SE’ 
“L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Vecchi, occupa il suo tempo al servizio del cittadino per presentare e approvare mozioni in consiglio comunale di stampo fascista: la sinistra reggiana, con l’approvazione di ieri, si arroga il diritto di decidere a piacimento chi pratica presunte discriminazioni razziali o sessuali.
 
Una mozione presentata da chi, solo pochi giorni fa, aveva pubblicato su Facebook un post propagandistico di cattivo gusto verso una donna. Forse è la stessa sinistra a dover guardare, con questa mozione, prima dentro al suo partito e limitare personaggi come De Lucia. Fortunatamente le elezioni comunali si avvicinano e tutto questo sarà solamente un brutto ricordo; i cittadini sapranno scegliere se continuare ad essere amministrati da personaggi paranoici o voltare finalmente pagina.” Claudia Bellocchi, Lega e presidente coordinamento Donne Emiliane

 DIACCI: MOZIONE MINACCIOSA PRESENTATA DA CHI AMA FARSI FOTOGRAFARE DA GERARCA RUSSO 
“A Reggio Emilia il Pd e la Sinistra Italiana riescono sempre a dimostrare i loro valori antidemocratici, oggi è stata votata l’ennesima mozione politica settaria una sottoscrizione di antifascismo già minacciosa in sè intitolata con “le strade vanno tenute pulite” presentata da chi si vanta di farsi fotografare da ” gerarca russo” prevede di impedire la concessione  di “spazi, patrocini e contribuiti di qualunque natura” a coloro che “non garantiscono di rispettare i valori della Costituzione, professando o praticando comportamenti fascisti, che si richiamino direttamente all’ideologia fascista, ai suoi linguaggi e rituali, alla sua simbologia o che esibiscano e pratichino forme di discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale”.
La mozione è come sempre manifesta al proibizionismo unilaterale la stessa  sinistra Reggiana che si identifica in slogan antifascisti a cadenza mensile avrebbe fatto meglio a garantire la sicurezza ai suoi cittadini che per 70 anni hanno votato amministrazioni di sinistra ed oggi dopo il 4 marzo anche Reggio Emilia ha dimostrato un chiaro e netto segnale di cambiamento.
Ormai le persone sono stanche di vedere professare l’antifascismo se le amministrazioni non garantiscono la sicurezza.
Bene hanno fatto i cittadini reggiani a dare un chiaro segnale di cambiamento se ancora oggi si perde del tempo per mozioni che non trovano riscontro, bisogna guardare al futuro e non al passato sono trascorsi più di 70 anni!” Elena Diacci Coordinatore Provinciale FIG Reggio Emilia
 
FRANCESCO FANTUZZI: PERCHE’ LA MOZIONE NON MI CONVINCE
“Sono, da sempre, un convinto antifascista e antirazzista: la mia storia personale, non le mie parole, lo testimoniano.
Cosi come mi inquietano profondamente i sempre più incalzanti rigurgiti di intolleranza e xenofobia che macchiano la quotidianità del nostro paese, tristemente testimoniati dall’inaccettabile presenza alle recenti elezioni politiche di partiti che si richiamavano al fascismo.
Ma, devo riconoscerlo con franchezza, la recente delibera del Consiglio comunale, pur rifacendosi ai fondamentali valori della nostra
Costituzione, proprio non mi convince.
Non mi convince perchè Reggio Emilia, Medaglia d’oro alla Resistenza al fascismo, è divenuta essa stessa ricettacolo di intolleranza e protervia nei confronti di chi non la pensa come coloro che la governano, pur essendo politicamente e numericamente sempre meno rilevanti.
Perchè non ci si può rifare ai principi antifascisti, inneggiare alla partecipazione attiva e nel contempo far carta straccia di mozioni sottoscritte da migliaia di cittadine e cittadini aventi ad oggetto la difesa di quegli stessi valori di cui l’antifascismo dovrebbe occuparsi attivamente: beni comuni, salute, ambiente, suolo, trasparenza.
Perchè non si può bandire ogni forma di discriminazione per applicarla nei fatti quando si tiene una tornata elettorale amministrativa, allorquando tante persone evitano di candidarsi o di esporsi per liste di opposizione, per timore delle conseguenze.
Perchè non si può inneggiare a valori fondamentali come quelli di eguaglianza per poi dispensare soprusi più o meno espliciti e odiosi come quelli subiti dalla Lista che ho avuto l’onore di rappresentare con la mia candidatura.
L’antifascismo non si enuncia: si pratica con coerenza. Altrimenti è l’ennesimo slogan della città delle persone”. Francesco Fantuzzi
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Una risposta a 1

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    13/03/2018 alle 20:31

    IL FASCISMO ROSSO DEGLI “ANTIFASCISTI”!
    Nonostante il “terremoto” subito alle elezioni il PD persiste nell’evocare ed esorcizzare il fantasma del fascismo, morto e sepolto, oltre 70 anni fa. La mozione, demagogica, approvata dalla maggioranza cattocomunista, che prevede l’obbligo di munirsi del “patentino antifascista” per poter avere spazi pubblici,l’uso di sale o biblioteche, contributi ecc., è un provvedimento odioso e lesivo della libertà e, decisamente, più fascista di quello del Duce (negli Anni ’30), che prevedeva il giuramento di fedeltà al fascismo ai docenti delle università italiane.

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