Frode in commercio, sequestrate
18 mila forme di Parmigiano Reggiano
Bufera su grosso produttore di Mantova e Reggio

20/3/2018 –  Il legale rappresentante di un importante caseificio del mantovano e il casaro della stessa azienda sono stati denunciati dai Carabinieri del Nas di Parma per frode in commercio. Sequestrate ben diciottomila forme di Parmigiano Reggiano per un valore commerciale di dieci milioni di euro: forme prodotte nel mantovano, per la precisione in un caseificio di Suzzara, però marchiate con le fasce assegnate dallo stabilimento di Luzzara (Reggio Emilia)  della stessa società, che a Mantova avrebbe prodotto negli ultimi due anni molto più formaggio delle quote assegnate. Del sequestro, avvenuto nei giorni scorsi, ha dato notizia il sito salute.gov del ministero della Salute.

Singolare il fatto che il Consorzio del Parmigiano reggiano, deputato alla tutela del formaggio  più apprezzato al mondo, non abbia comunicato alcunchè, nonostante i suoi agenti abbiano partecipato agli accertamenti e mentre nei giorni scorsi si è tenuto  un teso consiglio di amministrazione, dove proprio i soci della provincia di Mantova (e probabilmente anche l’imprenditore finito sotto inchiesta) si sono astenuti sulla proposta del nuovo Piano Produttivo, messa sul tavolo dal presidente Bertinelli.

Parmigiano-reggiano-magazzino stagionatura-invio

“I militari del NAS di Parma, con gli agenti vigilatori del consorzio “formaggio parmigiano reggiano” – scrive il sito salute.gov –  hanno effettuato delle ispezioni igienico sanitarie presso due unità produttive facenti capo alla medesima società agricola e site nelle province di Mantova e Reggio Emilia. Durante degli accertamenti, gli operatori hanno constatato che presso lo stabilimento mantovano erano utilizzate delle fasce marchianti che risultavano essere state assegnate allo stabilimento della provincia di Reggio Emilia.

Le fasce marchianti, conferite dal consorzio del parmigiano reggiano, sono utilizzate per imprimere sulla superficie di ogni singola forma di formaggio la dicitura a puntini “parmigiano-reggiano”, nonché la matricola del caseificio produttore, l’annata e il mese di produzione.

Carabinieri del Nas in una stagionatura

Carabinieri del Nas in una stagionatura

Dette “fasce”, pertanto, sono uno strumento essenziale per la corretta identificazione dell’alimento e per la completa ricostruzione della sua tracciabilità – sottolinea il comunicato ministeriale –  Gli accertamenti eseguiti dai Carabinieri, quindi hanno permesso di appurare che a partire dal 1 gennaio 2018, tutte e sei le forme di parmigiano prodotte giornalmente dallo stabilimento mantovano riportavano fraudolentemente un identificativo numerico errato, in quanto relativo all’unità produttiva emiliana”.

Non solo: un’ispezione più approfondita da parte degli operatori, inoltre ha permesso di verificare che la produzione complessiva della società agricola negli anni 2017 e 2018 era superiore rispetto alle quote assegnate dal consorzio.

“Dette forme, infatti pur recando la marchiatura che le identificano come “parmigiano reggiano”, sono risultate mancanti delle prescritte placche di caseina che vengono per l’appunto distribuite dal consorzio in numero determinato in base alle quote assegnate. L’assenza delle suddette placche, normalmente inserite sulla superficie piatta della forma al momento della produzione, comporta ai fini legali, l’impossibilità di fregiarsi della denominazione di “Parmigiano Reggiano”.

Per le violazioni sopra descritte il legale rappresentante del consorzio agricolo e il casaro della latteria mantovana sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria. Nell’ambito degli accertamenti, i Carabinieri hanno sequestrato oltre 18.000 forme di formaggio, per un valore commerciale di circa 10 milioni di euro”.

L’intervento del NAS unitamente al consorzio – conclude il comunicato – “in questo caso come negli altri, oltre a tutelare la salute pubblica, ha l’obiettivo di salvaguardare la genuinità di determinati alimenti famosi in tutto il mondo e assurti a sinonimo dell’eccellenza italiana”.

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