Catellani (Lega): “Razzismo alla rovescia, mezzo milione per curare i clandestini, niente soldi per i nostri disabili”

 

25/2/2018 – “E’ scandaloso che nell’Emilia ridens i soldi per le cure e le medicine per i clandestini ci siano, e anzi, mandano persino in “rosso” i conti dell’Ausl, mentre le famiglie di persone portatrici di handicap sono ancora in attesa, da ben 21 anni, dei fondi loro promessi da una Legge regionale”.
Maura Catellani, candidata alla Camera dei Deputati della Lega Nord, non ci sta, e denuncia “l’ennesima conferma di quella che è una vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini italiani a vantaggio di stranieri che, a nessun titolo, si trovano nel nostro Paese”.
“Stando ai dati forniti dalla Direzione generale della cura della persona, salute e welfare della Regione Emilia Romagna, lo scorso anno, gli immigrati irregolari che si sono fatti curare sul nostro territorio sono costati ad Ausl e Azienda ospedaliera di Reggio Emilia 447.158 euro. E, sia chiaro, il dato fa riferimento solamente ai clandestini, ovvero a quella fetta di stranieri che non sono ospitati nelle strutture di accoglienza reggiane, e che non rientrano a nessun titolo nei programmi Cas e Sprar”. “Si tratta di spese di cui Ausl e Azienda ospedaliera di Reggio Emilia si fanno carico per erogare prestazioni sanitarie gratuite a immigrati irregolari, presenti sul territorio nazionale per le ragioni più disparate. Tali servizi comprendono ricoveri, visite specialistiche ambulatoriali, prestazioni di pronto soccorso e farmaci a erogazione ospedaliera. Ora – sottolinea Catellani – quello alle cure mediche è un sacrosanto diritto, cui anche i clandestini hanno diritto. Tuttavia se per coloro che “a nessun titolo” si trovano nel nostro Paese, la nostra Regione è disposta a mandare i conti “in rosso” dell’Ausl, è anche vero che analogo approccio di sensibilità che non guarda al portafoglio, andrebbe riservato anche alle persone portatrici di handicap e alle loro famiglia”.
“Mi spiego: il Viminale che, per legge, dovrebbe rimborsare ad ogni Ausl l’importo dei costi sostenuti per l’erogazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie ai cittadini stranieri non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno, non solo non onora i suoi debiti ma quando lo fa (e lo in parte) lo fa con tempi piuttosto lunghi. Sempre secondo i dati forniti dalla Regione su richiesta del gruppo leghista, infatti, a fronte di una spesa di 480.641 euro per l’annualità 2016, il ministero dell’Interno avrebbe rimborsato ad Ausl e all’Azienda ospedaliera reggiana un importo pari a 450.327 euro, quindi inferiore rispetto a quanto avrebbe dovuto” spiega Catellani.
In altre parole: il nostro sistema sanitario regionale continua a spendere milioni di euro non solo per chi “vanta” la condizione di “migrante – richiedente asilo”, ma anche per chi, a tutti gli effetti, è un clandestino. Mentre i nostri cittadini pagano le tasse e i ticket, ci sono persone – clandestini, migranti e presunti profughi – che per le ragioni più assurde godono di esenzioni e privilegi da primi della classe” sottolinea la candidata del Carroccio.
“Di contro, per i disabili non c’è nulla. Anzi, qualcosa c’è: una beffa per loro e le loro famiglia. E’ dal 1997, infatti, che esiste una Legge regionale che prevede la concessione di fondi per l’addestramento del “cani guida”, l’utilizzo dei quali aiuterebbe notevolmente tutti i disabili, non solo i non vedenti, a vivere un’esistenza più autonoma con evidenti riflessi positivo anche a livello di relazioni sociali, come nel caso di bambini con disturbi dello spettro autistico (Pet therapy). Ebbene, ad oggi manca ancora il regolamento necessario per dare attuazione a tale norma. Si tratta dell’ennesimo caso di una norma scritta e approvata, tuttavia mai applicata. Il risultato è che migliaia di famiglie emiliano-romagnole sono in attesa da 21 anni di quei fondi, promessi e mai erogati. Accade in Emilia-Romagna, in quella regione così attenta e generosa nei confronti di perfetti sconosciuti, purché siano stranieri. Perché se sei disabile e italiano, 21 anni di attesa non

 

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