Ripulire Roma, la sfida del reggiano Bagnacani: “Non c’è emergenza, e non manderemo rifiuti in Emilia”

di Pierluigi Ghiggini

7/17/2018 – E’ un reggiano nella bufera. Bufera sul serio. E’ comunque imperturbabile, e sempre col sorriso sulle labbra Lorenzo Bagnacani da Reggio Emilia, esperto e consulente di industrie ambientali, a suo tempo leader della mobilitazione popolare che pertò alla chiusura dell’inceneritore di Cavazzoli, già consigliere di Iren, ora seduto sopra alla bomba dei rifiuti di Roma: dal maggio scorso, quando la sindaca Virginia Raggi lo ha nominato con pieni poteri all’azienda ambientale capitolina Ama (circa ottomila dipendenti, cinquemila tonnellate di rifiuti raccolti al giorno, una voragine di debiti ereditata dalle precedenti amministrazioni) Bagnacani lavora giorno e notte per restituire alla Città Eterna il decoro da tempo perduto.

Nel vortice della polemica sui rifiuti romani accolti dai bravi emiliani, e alimentata dalle dichiarazioni all’ingrosso del governatore Bonaccini, mentre da mesi il Campidoglio grillino è sotto un bombardamento mediatico incessante, il presidente di Ama e la sua “capa” politica, l’assessora Pinuccia Montanari (un’ altra reggiana  nella trincea della capitale) hanno ricevuto una medaglia inaspettata e molto gradita. Alcuni giorni fa Sabrina Ferilli, la romana de Roma più amata e famosa, ha dichiarato testualmente alla Stampa: «Vedo Roma molto più pulita di prima, vedo acqua e vedo sapone. Magari continuerà a essere sporca in certe situazioni, ma il problema dell’immondizia l’hanno avuto anche altri sindaci, più o meno bravi della Raggi». Parole che valgono oro per l’amministrazione capitolina come una risposta decisiva, fra l’altro a sorpresa e non richiesta, a molti detrattori.

Lorenzo Bagnacani

Lorenzo Bagnacani

 

L’intervista a Lorenzo Bagnacani, la prima concessa dal presidente e a.d. di Ama dopo lo scontro sui rifiuti destinati all’ Emilia, non può che partire da qui. Per entrare nel merito di cosa si fa concretamente per traghettare Roma oltre il mar dei Sargassi, e per chiarire come la capitale smaltirà i rifiuti e e di questi cosa arriverà, se mai arriverà, in Emilia.

Bagnacani, allora avete assunto la Ferilli come testimonial…

Ovviamente no. Sabrina Ferilli è una persona che abita a Roma, ama la sua città e dice quello che vede con i suoi occhi senza il filtro di cordate speculative. Sicuramente Roma deve migliorare la qualità del suo servizio di raccolta, frutto a sua volta di un profondo riassetto industriale. ma qualche buon risultato si comincia a vedere: solo nella settimana di Natale Ama ha raccolto mille tonnellate di rifiuti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Risultati concreti che dimostrano come Roma non sia in emergenza, ma è in crescita e sta migliorando.

Non vorrà dire che Roma non ha  più zone sporche

Per carità. Non mancano le zone che soffrono, come il VI Municipio (zona est di Roma con circa 230 mila abitanti, ndr.) dove da anni esiste una raccolta domiciliare attivata in modo improvvisato e senza una struttura industriale sottostante, con regole e di metodi adeguati. Non a caso partiamo da lì in febbraio con un nuovo sistema di raccolta differenziata. E in marzo lo estenderemo al X Municipio (Ostia, l’unico sul Tirreno, ndr.). In totale mezzo milione di abitanti nelle zone più critiche, saranno servitì in modo nuovo.

La sindaca di Roma Virginia Raggi con Lorenzo Bagnacani

La sindaca di Roma Virginia Raggi con Lorenzo Bagnacani

Cosa significa?

Prima di tutto un censimento capillare delle esigenze: è già in corso la mappatura degli utenti sulla base del quale sarà definito rapidamente il progetto esecutivo. Le famiglie riceveranno dei bidoncini intelligenti, dotati di microchip, che permetteranno agli automezzi, adeguatamente attrezzati, di identificare di chi è il secchiello e di leggere in diretta tutta una serie di dati. Avremo così non solo la certezza dell’esecuzione del servizio, ma potremo monitorare l’andamento della raccolta in modo da recuperare subito efficienza e qualità del servizio.

Siete davvero certi che funzionerà?

E’ lo stesso sistema che abbiamo applicato in novembre, in via sperimentale, in una piccola zona del centro di Roma, il quartiere ebraico, da sempre al centro di cronache e proteste per il degrado, i cumuli di immondizia, i sacchetti abbandonati e l’invasione dei gabbiani. Bene, sin dal primo giorno abbiamo recuperato il completo decoro del quartiere, che è tornato ad essere stabilmente un salotto e con il risultato dell’85% di raccolta differenziata. Ecco, questo è il nostro modello per tutta la capitaqle, questo sarà l’approdo del piano industriale che restiuirà a Roma qualità ambientale, livello del servizio, estetica ed efficienza industriale. L’obiettivo è raggiungere in modo permanente entro il 2021 il 70% di raccolta differenziata.

Il degrado del quartiere ebraico di Roma prima del nuovo sistema di raccolta

Il degrado del quartiere ebraico di Roma prima del nuovo sistema di raccolta

Il quartiere ebraico dopo la cura

Il quartiere ebraico dopo la cura

Ottomila dipendenti sono il doppio della media nazionale per le aziende ambientali pubbliche. E’ un tasto su cui le insiste da quando è in Ama. Come pensa di utilizzare tutto questo personale?

Ama è come un secchio bucato: risorse ingenti gettate nelle esigenze industriali, ma senza risultato. Quasi ottomila dipendenti, ma non siamo un’eccellenza. Tuttavia possiamo fare di necessità virtù, perché i dipendenti sono una risorsa preziosa per realizzare performance importanti sulla raccolta e il trattamento dei rifiuti, e anche per un servizio di pulizia eccellente che dovrà trasformare Roma in un esempio a livello mondiale. Andremo avanti per tappe sino al 2021, ma ce la faremo.

Le auguro davvero di farcela. Intanto però dovete mandare i rifiuti fuori regione. Come risolverete questo problema non piccolo?

Ripeto: a Roma non esiste un’emergenza rifiuti, ma la capitale si trova in una situazione transitoria. Che è frutto di scelte sbagliate del passato. La capitale ha sempre basato il ciclo dei rifiuti sulla dipendenza dalla discarica di Malagrotta della famiglia Cerroni: la discarica più grande d’Europa. E’ chiaro che quando il sindaco Marino ha deciso la chiusura di Malagrotta dall’oggi al domani senza una rete impiantistica adeguata in città e nella regione, Roma è immediatamente entrata in una situazione permanente di criticità nella gestione dei rifiuti. Perchè il Lazio non ha un numero sufficiente di impianti.

Quanti ne mancano?

Ne mancano per circa 60 mila tonnellate all’anno da trattare. E’ una frazione relativamente piccola dei rifiuti di Roma, che produce circa 900 mila tonnellate di indifferenziato, nondimeno è un problema serio.

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Appunto, cosa intendete fare?

Dopo aver firmato col commissario Palumbo il contratto per i Tmb di Cerroni (sottolineo che è un fatto epocale per l’ambiente romano, dove si era sempre andati alla giornata) stiamo progettando nuovi Tmb evoluti, di proprietà di Ama: vere fabbriche che permetteranno di separare i materiali, trasformarli e rimetterli nel ciclo produttivo, valorizzando il rifiuto. Impianti funzionali all’obiettivo del 70% di raccolta differenziata. Entro questo mese inoltre presenteremo i progetti di due stazioni di compostaggio destinati al trattamento della frazione umida, che vale 400 mila tonnellate all’anno.

Tutto molto bello. Nell’attesa dei nuovi impianti però i rifiuti vanno smaltiti. E subito. Infatti li manderete in Emilia…

Non è proprio così. Abbiamo chiesto alla Regione Lazio di poter stipulare accordi per lo smaltimento delle 60 mila tonnellate eccedenti del 2018. La nostra logica è di preferire gli impianti più vicini in modo da ridurre il più possibile i costi e il traffico dei camion.IMG_20180105_150501_596

Abbiamo chiesto la disponibilità alle regioni Toscana e Abruzzo. La Toscana ha prontamente deliberato la propria disponibilità, e la ringraziamo, tuttavia il sequestro di alcuni impianti operato dalla magistratura non permette di utilizzare tale disponibilità, perchè ora anche la Toscana rischia di andare in sofferenza.
In questi giorni la Regione Abruzzo sta mettendo a punto la parte burocratica che ci permetterà di utilizzare due impianti Tmb.

E l’Emilia, con tutte le polemiche di questi giorni?

E’ evidente che un buon piano industriale deve prevedere anche delle scorte, delle riserve in via del tutto cautelativa per far fronte a scenari estremi, che però a oggi non si sono verificati. E’ questo il senso della richiesta in subordine che abbiamo presentato, attraverso il presidente della regione Lazio Zingaretti, alla regione Emilia-Romagna per un limitato quantitativo di rifiuti: parliamo di quindicimila tonnellate, l’equivalente di tre giorni di raccolta di Roma.

Ma allora, i rifiuti di Roma arriveranno o no a Parma e negli altri inceneritori emiliani?

Pare che non ce ne sia bisogno, l’accordo con l’Abruzzo dovrebbe aver scongiurato definitivamente questa eventualità. Anche perché trattare i rifiuti in Abruzzo costa ad Ama 155 euro a tonnellata, trattarli in Emilia-Romagna costerebbe 180 euro.

 

 

 

 

 

 

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Una risposta a 1

  1. Giovanna Rispondi

    07/01/2018 alle 13:37

    Col passare degli anni saremo tutti sommersi dai rifiuti!!!

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