Poiatica, i misteri della puzza insopportabile e del biostabilizzato degli impianti toscani
Prime ammissioni della Regione

di Maria Petronio

31/1/2018 – Dopo cinque lunghi anni di vergognoso silenzio, finalmente dalla Regione arrivano le prime caute ammissioni, in merito al contestatissimo biostabilizzato conferito a Poiatica – discarica di Iren Ambiente.

Adesso sappiamo con certezza che il biostabilizzato, destinato a Poiatica, arrivava anche dagli impianti toscani, in particolare dagli impianti di selezione e compostaggio di Sesto Fiorentino – Firenze (della Quadrifoglio spa oggi divenuta Alia Servizi Ambientali spa) e del Cermec spa di Massa – Carrara. Due posticini rinomati! Non c’è che dire! Per leggere tutti i loro guai, in rete, non basta una giornata. Sia l’impianto di Case Passerini di Sesto Fiorentino della Quadrifoglio spa, sia il Cermec Spa di Massa, sono stati travolti dalle indagini della procura di Firenze per illeciti in campo ambientale.

Il cumulo dei rifiuti a Poiatica , fotografato nel novembre 2014

Il cumulo dei rifiuti a Poiatica , fotografato nel novembre 2014

Negli ultimi due anni la Quadrifoglio spa la municipalizzata di Firenze, è stata collegata all’indagine sul gruppo di Produrre Pulito spa per lo smaltimento illecito di rifiuti a Cava Paterno, a un’altra indagine che riguardava lo smaltimento illecito di rifiuti radioattivi, E pure alle modalità della gara d’appalto come gestore unico dell’Ato Toscana Centro assieme a SEI Toscana spa. L’impianto di Case Passerini è stato invece indagato nel dicembre 2017 per via delle emissioni insopportabili del compost.

Sul Cermec spa per anni invece si è alternata una sequela di indagini, che ha visto poi alla presidenza dal 2016 Emanuele Giorgi, che già ne era sindaco revisore dal 2010. I quotidiani locali fin dal 2011 denunciano i guai che hanno investito i vertici del Cermec per false fatturazioni e un grosso buco in bilancio, ma anche per la pessima qualità del compost. Nell’inchiesta denominata Cermec- ErreErre finiscono con il rinvio a giudizio diciotto nomi di dirigenti, tecnici ambientali e politici locali. Le cronache riportano anche un grosso incendio doloso all’ impianto di bricchettaggio dei sovvalli.

I giornalisti di Inchiostro Scomodo scrivevano che dentro all’area del Cermec, dove prima c’era la Damas, altra ditta di smaltimento rifiuti, si trovavano  42 container fatiscenti e percolanti liquidi velenosi. Dentro ai container erano stati rinvenuti rifiuti speciali e pericolosi per circa 2.500 tonnellate, contenenti piombo, cadmio, mercurio e altre sostanze tossiche o eco-tossiche. La Damas era di Massimo Dami, legato a Luigi Cardiello, il re Mida dello smaltimento illecito tra Umbria e Toscana, coinvolto a sua volta nell’operazione Cassiopea, che ha visto inquinare vaste aree del territorio campano.

Il Cardiello ha avuto legami anche con Domenico Del Carlo della famigerata DEL.CA, nonché in affari con i casalesi e socio privato della municipalizzata CERMEC. Inoltre come riporta un articolo del Tirreno, secondo il pentito dei casalesi Schiavone, da Massa Carrara per anni sono partiti tir carichi di fanghi industriali pericolosi, compresi quelli della fatidica Farmoplant, – azienda chimica di fitofarmaci di Massa Carrara – che prese fuoco  nel 1988, generando una nube tossica che si sono estese per chilometri tra Toscana e Liguria, rifiuti destinati ad essere seppelliti illecitamente nelle discariche di mezza Italia.

Possiamo dunque stare tranquilli? E possiamo credere davvero che, come riportato nel documento della Regione, il biostabilizzato arrivato dal Cermec, da Mantova Ambiente e dall’impianto di Sesto fiorentino della Quadrifoglio sia davvero stato in regola? Oppure è definito in regola perché così riferisce Iren alla Regione?

Ma se Iren aveva già provveduto all’epoca a verificare che il biostabilizzato prodotto da impianti extraregionali fosse conforme al diktat voluto dal decreto regionale, come mai ci sono voluti cinque anni per dircelo?

E come mai se il biostabilizzato era in regola i residenti di Carpineti e dintorni erano insorti disperati per le esalazioni insopportabili, il bruciore alla gola e agli occhi, l’impossibilità di aprire le finestre di casa e tanti altri malesseri, e la stessa ex sindaca Montemerli anche nel verbale del “Consiglio Comunale Aperto” del 16 marzo del 2013”, citando la pessima qualità del biostabilizzato proveniente dalla Toscana, afferma di non volere che ne conferissero più?

Possiamo stare tranquilli se nel contempo la società Monte Querce scarl a Poiatica sta preparando un altro invaso, e se il fine della suddetta società è quella di creare impianti di smaltimento rifiuti?

 

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2 risposte a Poiatica, i misteri della puzza insopportabile e del biostabilizzato degli impianti toscani
Prime ammissioni della Regione

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    31/01/2018 alle 22:34

    Ricordo un incontro pubblico nel foyer del teatro Bismantova, (2010) a Castelnovo Monti. Presenti il sindaco Gianluca Marconi, il direttore IREN Roberto Paterlini, il responsabile ufficio Ambiente e Patrimonio, ing. Chiara Cantini. A mia precisa contestazione su come veniva gestita la discarica di Poiatica, l’ing. Paterlini, visibilmente irritato, disse ad alta voce: “Noi abbiamo gli occhi ben aperti su tutto quanto entra in discarica…!” Io gli consigliai di andare a farsi visitare dall’ottico, e magari acquistare un bel paio di occhiali. Oggi sappiamo che Paterlini, come la maggior parte degli alti papaveri di IREN, ha mentito. Sappiamo che Arpa non ha fatto i controlli che avrebbe dovuto fare. Che la Procura di Reggio Emilia … non pervenuta. E che il sottufficiale dell’Arma, Graziano M. quando mi ha confidato che “loro sapevano da anni che Poiatica era radioattiva” … era cosciente di quel che diceva… ?
    La Procura di Reggio Emilia, il Procuratore Capo ora deve agire con determinazione.
    I numerosi casi di tumore, le leucemie infantili, le malattie polmonari, tra la popolazione della vallata di Poiatica, lo impongono.
    Lo vorranno fare?
    Io non ho più molta fiducia in queste istituzioni!
    Saluti ai lettori,
    Alessandro Raniero Davoli”

  2. RUDIMENTALE Rispondi

    01/02/2018 alle 11:01

    Ogni commento è superfluo.

    I dirigenti di IREN devono andare in galera per disastro colposo

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