Paolo Storchi, l’Indiana Jones di Tannetum, conquista Vanity Fair e diventa un sex symbol

di Pierluigi Ghiggini 

E’ diventato il giovane archeologo più famoso d’Italia, e probabilmente del mondo. La partecipazione all’Eredità – dove è stato campione per due puntate vincendo pure una discreta sommetta: oltre diecimila euro – lo ho proiettato di colpo sui media nazionali. Anche perché Paolo Storchi, reggiano di 32 anni, dottore di ricerca alla Sapienza in topografia antica, scopritore dell’anfiteatro romano di Reggio e coordinatore dei nuovi scavi di Taneto, si era presentato per devolvere almeno una parte delle vincite al grande progetto Tannetum.

Dopo l’exploit televisivo, lo ha intervistato Vanity Fair ed è stato ospite di Radio 24. Non solo: Paolo Storchi e il suo sogno, riportare alla luce l’antica città di Tannetum, stanno conquistando l’Italia, e per molte ragioni. Perché è diventato un simbolo dei precari che affollano la ricerca italiana, per il suo fascino di Indiana Jones occhialuto, “vero” e fatto in casa, e  appunto per il progetto Tannetum, che Storchi ha voluto fermamente al punto da convincere due università, La Sapienza di Roma e Syddansk Universitet di Odense in Danimarca, ad abbracciare questa avventura.

Paolo Storchi negli scavi di Taneto

Paolo Storchi negli scavi di Taneto

E dato che gli scavi vanno finanziati, tra qualche giorno partirà una campagna di crowdfunding (raccolta fondi) sulla piattaforma www.becrowdy.com  , dove chiunque potrà dare il proprio libero contributo. Già in tanti hanno annunciato la loro sottoscrizione .

Paolo Storchi all'Eredità

Paolo Storchi all’Eredità

Storchi è già al lavoro per la terza campagna di scavi, nell’estate 2018. La prima, nel 2016, aveva preso le mosse dalla scoperta, attraverso una vecchia aerofotogrammetria, delle labili tracce di possibili resti di un anfiteatro sotto un il campo della Bertana a Gattatico, L’anno scorso nella zona, dove ha proseguito lo scavo di tracce murarie, l’equipe di studenti  da lui guidata  ha scoperto i resti di due sepolture tardo romane. Ma lo studioso reggiano ha anche riaperto gli scavi del Castellazzo di Corte Rainusso, fermi dagli anni 50 del secolo scorso, ha scoperto le tracce di quello che potrebbe essere il primitivo villaggio celtico che diede origine alla città prima etrusca e poi romana,  ha riportato alla luce reperti di un impiantito stradale, antico di millenni,  in prossimità del decumano scavato nell’Ottocento da Gaetano Chierici nella zona della stazioncina di Sant’Ilario. La campagna 2018, se adeguatamente sostenuta, potrebbe costituire davvero la svolta tanto attesa per Tannetum. E soprattutto diventare il simbolo di un’Italia che crede nella ricerca e nella cultura, e valorizza i giovani di talento, oggi costretti ad andarsene dall’Italia.

L’INTERVISTA A VANITY FAIR

di Chiara Pizzimenti

Alla prima puntata dell’Eredità si è presentato con il papillon, come quello che ha Indiana Jones quando fa lezione all’Università. E non è nemmeno una cosa voluta perché Paolo Storchi, 32enne archeologo che ha vinto 10mila euro al quiz di Rai Uno con Fabrizio Frizzi e ne ha dati metà come fondo per la ricerca e lo scavo, non ha il mito di quell’archeologo. Ha visto i film solo un paio di anni fa su insistenza degli amici, anche se il mestiere che fa è il suo sogno di bambino. Ha cominciato a dire che lo avrebbe fatto quando aveva tre anni e a 10 era iscritto al Gruppo archeologico di Sant’Ilario d’Enza, nel reggiano.

«Costringevo i miei genitori portarmi sempre in vacanza in visita a dei siti. Lo si sedevano su una panchina e io giravo per ore».

Storchi con Indiana Jones

Storchi con Indiana Jones

Tutto un percorso per fare l’archeologo?
«Sì. Ho fatto l’Università a Bologna, Lettere classiche, archeologia e culture del mondo antico, ho un master in bioarcheologia, paleopatologia e antropologia forense. Ho finito a settembre il dottorato in Topografia antica all’Università la Sapienza di Roma».

Hai visto un film o letto un libro che ti ha ispirato questo mestiere?
«Una cosa innata, l’ho sempre saputo».

È difficile avere un lavoro da archeologo?
«In Italia è difficilissimo. Io sono plurititolato, ma opportunità non se ne vedono. Ho amici e colleghi che devono nascondere dal curriculum di essersi laureati per fare i commessi. Ho un amico con dottorato che lavora in un call center».

Paolo storchi con la sua queipe delle università la Sapienza e Syddansk di Odense, nello scavo del Castellazzo

Paolo Storchi con la sua equipe delle università la Sapienza e Syddansk di Odense, nello scavo del Castellazzo

È praticamente il film Smetto quando voglio, dove un gruppo di ricercatori decide di usare le sue competenze per guadagnare in altro modo…
«Esatto. Non è molto lontano dalla realtà. In questo momento in Italia se uno vuole avere sicurezze e farsi una famiglia è difficile pensare alla ricerca».

Esistono opportunità all’estero?
«Io ho avuto richieste da Stati Uniti e Danimarca. Le sto vagliando. Negli Usa c’è precariato, ma c’è la certezza che, se lavori bene, quando ti scadrà il contratto, le Università faranno a gara per prenderti. I contratti sono più lunghi, da 3 a 5 anni, e meglio pagati che in Italia (1000 euro al mese per un borsista di ricerca)».

Perché hai deciso di dare metà della vincita a una ricerca in particolare?
«Un gesto un po’ eclatante per segnalare i problemi della ricerca e per dare luce alle mie ricerche personali che la Sapienza sta sostenendo. È la città di Tannetum fra Parma e Reggio Emilia. Era un villaggio gallico dove i Romani si andarono a trincerare combattendo contro i Galli fomentati da Annibale. Dall’età tardoantica se ne sono perse le tracce. Ne parlano Polibio e Livio e ci sono mappe antiche».

Fossero stati 170mila gli euro vinti ne avresti dati metà?
«Una parte certamente. Parte me la sarei dovuta tenere perché in queste condizioni di precariato totale della ricerca bisogna mettere da parte qualche soldo».

Come hai deciso di andare in tv?
«Mi ha iscritto mia madre a mia insaputa. Ho deciso di andare perché era un’ottima occasione per far conoscere Tannetum e la situazione degli archeologi. Allettante anche la possibilità di vincere qualcosa».

Perché fare degli scavi?
«Dove si fanno gli scavi, il territorio viene valorizzato e non solo per un motivo economico: si crea un forte senso di appartenenza, la comunità mostra orgoglio per la sua terra. Diventa tangibile la felicità delle persone che abitano nella zona: noi avevamo da 50 a 100 visitatori al giorno quando scavavamo».

Ci sono ottimi dati dai musei dopo l’ultima riforma, per i siti più piccoli funziona?
«Si è mosso qualcosa, ma serve di più. L’arte bonus, con lo sgravio per le aziende che investono, è stata un’ottima riforma, ma è dedicata solo ai restauri. Tutte le banche che ho contattato mi hanno detto che lo scavo è una cosa effimera perché dura solo due o tre settimane, ma finanziano l’evento sportivo di un giorno. Con gli stessi soldi io ci pago tre settimane di ricerca per 10-15 archeologi in 2-3 settimane l’anno. Le spese sono fondamentalmente vitto e alloggio. A breve partirà anche un crowdfunding».

Ma alla fine l’archeologo è un po’ Indiana Jones?
«Io ho visto i film solo due anni fa, ma mi è capitato di essere quasi morso da un serpente velenoso durante uno scavo in Kazakistan, scavavamo la tomba di una principessa di una popolazione che ha combattuto contro Alessandro Magno. Dormivamo in tenda e la prima fattoria era a centinaia di chilometri».

Hai scoperto qualcosa?
«Sono un topografo dell’Italia antica. Studio in particolare gli edifici per spettacoli. Ho scoperto il teatro, il circo e l’anfiteatro di Palermo, il teatro e l’anfiteatro di Reggio Emilia e altri che sono in fase di accertamento».

Era destino che fosse il mondo dello spettacolo con la tv a farlo conoscere.

(DA VANITY FAIR ON LINE) 

Condividi

2 risposte a Paolo Storchi, l’Indiana Jones di Tannetum, conquista Vanity Fair e diventa un sex symbol

  1. Cristina Rispondi

    19/01/2018 alle 13:44

    Un esempio.

  2. GIOVANNI MARIA Rispondi

    20/01/2018 alle 17:04

    Bravissimo Paolo Storchi …
    Parteciperò a questa importante scoperta, sostenendo le ricerche.
    Complimenti a Reggio Report per questi bellissimi articoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *