Nuovo colpo alla cosca Grande Aracri
Fermato a Cutro il “reggente” Carmine Sarcone

23/1/2018 – I carabinieri di Modena hanno fermato il nuovo presunto reggente della cosca di ndrangheta di Reggio Emilia che fa capo al clan Grande Aracri di Cutro.

Carmine Sarcone, 39 anni, indagato per associazione mafiosa, fratello di Nicolino e Gianluigi Sarcone, entrambi arrestati nell’operazione Aemilia. Il primo, condannato a 15 anni nel rito abbreviato, era ritenuto il capo dell’organizzazione autonoma emiliana, collegata alla cosca Grande Aracri di Cutro,

Il fratello Carmine è stato arrestato a Cutro sulla base di un provvedimento di fermo di indiziato per associazione mafiosa emesso dalla Dda di Bologna. Sono tuttora in corso decine di perquisizioni.

carmine sarcone

Carmine Sarcone

In ottobre, nel corso del processo Aemilia, il pentito Antonio Valerio avevo fatto i nomi dei presunti reggenti della cosca Grande Aracri: Antonio Crivaro, Giuliano Floro Vito, Luigi Muto e, appunto Carmine Sarcone. 

Le indagini hanno permesso di trovare riscontri alle dichiarazioni di Valerio e di altri collaboratori di giustizia, nonchè  di dimostrare “la gestione diretta di attività e patrimonio illecito, la partecipazione alle riunioni, durante le quali, per le indagini, erano pianificati i crimini della cosca e venivano prese decisioni per rafforzarla”.

Carmine Sarcone avrebbe avuto il ruolo di rappresentante dei fratelli detenuti, con compiti direttivi e di dirimere i contrasti interni alla cosca

Secondo il deputato Giovanni Paglia (Sinistra Italia/LeU) “il fermo di indiziato di delitto di Carmine Sarcone effettuato a Cutro rappresenta un duro colpo alla ‘ndrangheta emiliana, giacché si presume che Sarcone ne sia l’attuale reggente nonché gestore diretto di attività e patrimonio illecito accumulato negli anni; un colpo che segue l’operazione Stige della Dda di Catanzaro di qualche settimana fa e le rivelazioni choc di alcuni collaboratori di giustizia nell’ambito del processo Aemilia di qualche giorno addietro.
Lo ribadiamo ancora una volta: nel fare i nostri complimenti agli investigatori e alle forze dell’ordine, è la voce della politica a latitare, è la politica che avrebbe il dovere di assumere un’iniziativa forte che chiarisca e spezzi definitivamente le complicità imprenditoriali e/o istituzionali che consentono alla ‘ndrangheta di prosperare nei nostri territori”.
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