Ora il Pd reggiano impone il patentino antifascista
Ma è solo un’altra faccia del fascismo

di Pierluigi Ghiggini

Quando i regimi volgono al declino, accentuano pericolosamente le loro vocazioni illiberali. Reggio Emilia non smentisce questa legge bronzea della politica: anzi, ne costituisce l’avanguardia.  Lo dimostra la nuova campagna lanciata dal Pd reggiano in Sala del Tricolore contro il presunto risorgente fascismo. I gruppi del Pd e di Sinistra Italiana,  primo firmatario il consigliere Dario De Lucia insieme al capogruppo dem Andrea Capelli, hanno presentato una mozione volta a impedire la concessione  di “spazi, patrocini e contribuiti di qualunque natura” a coloro che “non garantiscono di rispettare i valori della Costituzione, professando o praticando comportamenti fascisti, che si richiamino direttamente all’ideologia fascista, ai suoi linguaggi e rituali, alla sua simbologia o che esibiscano e pratichino forme di discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale”.

A determinare chi siano i fascisti, e quali siano i comportamenti fascisti o discriminatori, saranno naturalmente  gli stessi gruppi politici, o i loro referenti istituzionali, artefici della mozione e che hanno i numeri in consiglio per imporre la loro volontà. I precedenti – ad esempio la chiamata alla mobilitazione antifascista in piazza, per contrastare una manifestazione del centro destra reggiano contro l’immobilismo dell’amministrazione Vecchi – già dicono che l’uso di tale decisione sarà discriminatorio nei confronti degli avversari politici, bollati come fascisti da una sinistra sempre più settaria e politicamente debole.

Il consigliere Pd Dario De Lucia (foto da Facebook)

Il consigliere Pd Dario De Lucia (foto da Facebook)

Nello specifico il documento chiede che vengano inseriti all’interno dei regolamenti comunali per l’utilizzo delle sale pubbliche e il rilascio dei patrocini “riferimenti espliciti al rispetto degli articoli 3 e 21 della Costituzione (fermo restando che la Repubblica e la Costituzione italiane sono antifasciste e che il fascismo non e’ un’opinione ma un crimine)”. Si richiede inoltre di subordinare la concessione di utilizzo di sale o occupazione temporanea di spazi pubblici alla “sottoscrizione di una dichiarazione di rispetto della Costituzione Italiana, con particolare riferimento alla dodicesima disposizione transitoria e finale”, riguardante il divieto di ricostituzione del partito fascista.

Un calendario storico di Mussolini

Un calendario storico di Mussolini

Dunque si arriverà a dover sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo, che già di per sè è antidemocratica, posto che sarà una parte politica settaria, erede più o meno lontana dello stalinismo – la stessa che va a rendere omaggio al busto di Lenin a Cavriago, esponendo nell’occasione anche un ritratto di Stalin, e che in 70 anni non ha mai chiesto perdono per le centinaia di morti del dopoguerra  – a giudicare secondo i propri criteri di comodo chi è antifascista e chi no. L’ostracismo ideologico subito di recente dal fondatore della Caramella Buona, Roberto Mirabile, è lì a dimostrarlo e a far riflettere.

Il sindaco Vecchi consegna il Primo Tricolore ad Alberto Melloni

Il sindaco Vecchi consegna il Primo Tricolore ad Alberto Melloni

E’ utile ricordare che questa mozione è figlia del discorso dai toni apocalittici pronunciato da Alberto Melloni alla celebrazione del Primo Tricolore, in cui il professore, eminenza grigia dei dossettiani, ha proclamato che “il popolo italiano è di fronte a una grande sfida: fascismo o antifascismo”, bollando di fascismo anche i nazionalismi, ed è arrivato a chiedere davanti al premier Gentiloni (che peraltro non ha affatto gradito)   di spaccare il vetro del ritratto di Mussolini a palazzo Chigi.

Scrisse Leo Longanesi: “Esistono due forme di fascismo: il fascismo propriamente detto, e l’antifascismo”. Ecco: la mozione De Lucia-Caselli, e i discorsi del professor Melloni appartengono, propriamente, alla seconda categoria di fascismo.

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