Il clan degli albanesi importava
mezzo quintale di cocaina al mese

31/1/2018 – Importavano hashish e cocaina dal Marocco e dall’Olanda e funzionavano come vere aziende, in cui ognuno sapeva perfettamente cosa fare. Le indagini della sezione Antidroga della Squadra mobile di Bologna hanno pero’ permesso di smantellare due organizzazioni, una composta da criminali marocchini e l’altra da albanesi, e questa mattina i poliziotti bolognesi hanno eseguito, nelle province di Bologna,Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Venezia e Roma, 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere e due obblighi di dimora nei confronti di 11 appartenenti all’organizzazione marocchina e di nove componenti della banda albanese che faceva base nel reggiano e ogni mese importava dall’Olanda almeno mezzo quintale di cocaina.

Nei guai anche un 60enne romano che in un’occasione ha aiutato i criminali marocchini a trasportare da un camion al ‘deposito’ un carico di hashish.

La conferenza stampa in Questura a Bologna

La conferenza stampa in Questura a Bologna, sinistra due momenti delle perquisizioni con i cani antidroga

Rexton 2 Rexton 3

L’operazione Rexton, precisa il capo della Squadra mobile di Bologna Luca Armeni, “e’ nata da una costola di un’altra inchiesta del periodo 2014-2015, e si e’ sviluppata tra fine 2015 e agosto 2016”. Nel dettaglio, fa sapere Armeni, l’organizzazione marocchina importava hashish, e il suo capo “viveva in un appartamento di via Zanardi a Bologna, da cui teneva i contatti con un connazionale residente in Marocco, che a sua volta era in contatto con i produttori”. Purtroppo non e’ stato possibile arrestarlo, visto che “tempo fa si e’ trasferito in Marocco, raggiungendo il suo fornitore”. Il sistema messo in atto dalla banda, che prevedeva “contatti telefonici rari e veloci, o addirittura solo via sms”, consentiva di “abbattere i tempi di fornitura e il prezzo della droga”, di cui ogni due settimane arrivavano a Roma via Spagna, in camion, circa 1.000 chili.

Di questi, circa 300 a settimana (a cui si aggiungevano ‘seconde consegne da 40-50 chili) arrivavano in Emilia-Romagna, per essere venduti a Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ravenna.

Ogni prodotto aveva un suo brand: la droga veniva chiamata con pseudonimi come Rolex, Roma e Vueling, da cui si capiva il tipo di sostanza, la quantita’ e la purezza. La piu’ pregiata, la Rolex, veniva venduta a Bologna e in altre citta’ del Nord Italia. Infatti, il prezzo al chilo variava a seconda delle citta’: mediamente la cifra era compresa tra i 1.300 e i 1.800 euro, ma a Torino, ad esempio, il prezzo saliva fino a 2.000 euro. Peraltro gli acquirenti, spiega Armeni, “non erano semplici spacciatori, ma distributori che coprivano citta’ come Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Perugia e Roma”. Nel corso delle indagini e’ poi emersa l’esistenza di una seconda organizzazione, composta da albanesi e specializzata nello spaccio di cocaina, che faceva base a Reggio Emilia e che aveva con la banda marocchina “un rapporto di mutua assistenza”. In questo caso, fanno sapere gli investigatori, la droga “arrivava, a un ritmo di circa 25-30 chili ogni due settimane, dall’Olanda, dove il capo dell’organizzazione si recava per contrattarne l’acquisto senza pero’ portarla in Italia di persona, in almeno quattro auto con doppi fondi a scatto magnetico, quindi a combinazione”. Questo sistema, aggiunge il sostituto commissario Michele D’Alonzo, “ci ha costretto, in un paio di casi, a far segare le auto dai Vigili del fuoco”. Di questi 25-30 chili, ogni settimana circa due finivano a Bologna, venduti all’organizzazione marocchina con consegne di almeno 100 grammi di droga alla volta, mentre il resto veniva distribuito in citta’ come Modena e Verona.

Prima dell’esecuzione delle misure cautelari, gli investigatori avevano colpito a piu’ riprese le due organizzazioni. Due gli interventi principali: l’11 marzo 2016 una perquisizione a Castellarano, in casa di una coppia che custodiva la droga per conto del capo del gruppo albanese, aveva portato al sequestro di 19,5 chili di cocaina, 23,5 di marjuana e 4,2 di hashish. L’8 aprile 2016, invece, dopo una serie di intercettazioni telefoniche, erano finite in manette quattro persone e sequestrati 964,6 chili di hashish di diverse qualita’, 1,026 chili di cocaina, 24,64 grammi di marijuana e 115.220 euro in contanti in un casolare di Aprilia, in provincia di Latina, usato come deposito.

In entrambi i casi l’hashish “aveva lo stesso marchio, a riprova del fatto- sottolinea Armeni- che in quel periodo la via Emilia era molto trafficata, con hashish che andava da Bologna a Reggio Emilia e cocaina che faceva il percorso inverso”. Il 15 gennaio 2016 era invece finito in manette a Bologna, in zona Corticella, un marocchino trovato in possesso, dopo una perquisizione personale e domiciliare, di 3,5 chili di hashish, mentre il 17 febbraio, vicino al casello di Forli’ della A14, erano stati arrestati due marocchini partiti da Bologna, che viaggiavano su una Punto dove, nascosti nei pannelli laterali posteriori, c’erano 29 chili di hashish in pani con il logo ‘Roma’. Altri 62 chili di hashish con il logo ‘Vueling’, trovati nel bagagliaio di una delle due auto su cui viaggiavano quattro cittadini marocchini (tutti arrestati) erano stati sequestrati il 26 luglio 2016 nei pressi del casello di Modena Nord della A1.
L’unica cosa che gli investigatori non hanno ancora scoperto, pur avendo smantellato i due gruppi, sono i luoghi precisi in cui veniva spacciata la droga nelle varie citta’.

 

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *