Chi erano giornalista e assessore da far fuori?

28/1/2018 -“Di chi parla il pentito Vincenzo Marino quando racconta in aula al processo Aemilia che la ‘ndrangheta nei primi anni 2000 aveva ipotizzato di eliminare un giornalista e un assessore che davano fastidio? La Direzione distrettuale antimafia ritiene credibile questa affermazione?”.

Sono le domande poste dall’Aser, associazione  stampa dell’Emilia-romagna e dall’Ordine regionale dei giornalisti, che chiedono di riannodare, “con ogni accertamento possibile”, il filo lasciato in sospeso in una delle ultime udienze del maxi processo Aemilia contro la ‘ndrangheta, in corso a Reggio Emilia.

Vincenzo Marino, il pentito che ha rivelato il progetto della ndrangheta reggiana di uccidere un giornalista

Vincenzo Marino, il pentito che ha rivelato il progetto della ndrangheta reggiana di uccidere un giornalista

Secondo quanto dichiarato in aula dal collaboratore di giustizia, in particolare, si parlò del giornalista “che dava fastidio”, durante un incontro nel 2003 in una concessionaria di Gualtieri con Antonio Muto, a processo in Aemilia come partecipe dell’associazione mafiosa. “Dovevamo sistemare questo giornalista se avesse ancora rotto le scatole”, ha detto Marino, pur non ricordando il nome del cronista. Ancora più cupa un’altra circostanza resa nota, quella avvenuta nel reggiano (Marino non ricorda se nel Comune capoluogo o in provincia) dove era sorto un problema “forse con un assessore o con uno che comunque firmava gli atti regolatori” (probabilmente i piani regolatori, ndr). E che, fu decretato, “o mette la firma o questo lo ammazziamo e la firma la mette un altro”.

In quegli anni, ricordano Ordine dei giornalisti e Aser, “nella bassa reggiana giornali e televisioni si sono più volte occupati delle indagini sulle attività abusive di estrazione di sabbia dal fiume Po. Della movimentazione di terra e ghiaia in nero parla più volte, negli interrogatori, il collaboratore Giuseppe Giglio come attività di arricchimento della ‘ndrangheta facendo esplicito riferimento ad Antonio Muto”. È quindi possibile “che quelle indagini ed il conseguente clamore mediatico abbiano dato fastidio agli uomini della ‘ndrangheta nel settore delle costruzioni perchè veniva messa a rischio la possibilita’ di continuare ad approvvigionarsi della materia prima a prezzi ribassati”, ipotizzano il sindacato e l’Ordine dei giornalisti.

(fonte: agenzia Dire)

 

 

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