Catia Silva , icona antimafia di Brescello
accusa Salvini ed esce dalla Lega

31/1/2018 – Terremoto nella Lega Nord reggiana: Catia Silva, consigliera comunale del centro destra a Brescello e icona del Carroccio per il suo impegno nella lotta alla mafia e all’illegalità penetrata nel potere locale, è uscita dal partito insieme agli altri militanti a Brescello e ha chiuso la storica sede del paese di Don Camillo, oggi commissariato per condizionamento mafioso.

“Mi hanno proposto di far parte della rosa dei candidati, ma ho declinato l’invito – ha dichiarato Catia Silva alla Gazzetta di Reggio – La Lega di Brescello ha fatto della legalità il proprio principio cardine e non può accettare la coalizione presentata a livello a livello nazionale, in questo centro destra non ci rispecchiamo. Alcuni candidati, in quanto a legalità, non sono certo l’ideale per un partito come la Lega”.

La consigliera punta il dito contro Salvini che “ha scelto a proprio piacimento senza tener conto di chi in questi anni ha lavorato e cercato di dare rigore a tutto il movimento. A queste condizioni non ci stiamo più”.

Catia Silva parla alla manifestazione antimafia della Lega a Brescello. Accanto a lei Gianluca Vinci

Catia Silva parla alla manifestazione antimafia della Lega a Brescello. Accanto a lei Gianluca Vinci

I rapporti con il segretario dell’Emilia Romagna Gianluca Vinci rimangono buoni: Vinci, del resto, è il suo avvocato  nel processo a carico di Salvatore Grande Aracri e Alfonso Diletto, condannati per aver minacciato in pubblico la battagliera consigliera di Brescello.

Silva e i suoi supporter, invece, sono in rotta proprio con Salvini: “In questi due anni nei quali Brescello è stata prima commissariata e poi sciolta, Salvini non si è mai degnato di venire in paese, nè tantomeno di spendere parole di sostegno e appoggio nei nostrio confronti. Anzi, io e gli altri brescellesi non siamo visti di buon occhio da Salvini. Per questi togliamo il disturbo”.

Catia Silva

Catia Silva

Per molti anni Catia Silva ha denunciato in solitudine, subendo innumerevoli intiminazioni, lo strapotere della ndrangheta in paese e l’inquinamento della macchina comunale. Alla fine lo scioglimento del consiglio comunale gli ha dato ragione. Sostenuta dall’ex deputato Angelo Alessandri, nel 2010 Maroni la nominò responsabile nazionale legalità della Lega Nord.

Nel 2009, Catia Silva fu affrontata minacciosamente in piazza a Brescello:  “Non ci sarà tuo figlio a difenderti”, le dissero fra l’altro. Il caso fu denunciato da un giornale reggiano e nel corso di una manifestazione nazionale della Lega Nord (in cui Silva fu acclamata come un’eroina) mentre il Pd si rifiutò di esprimere la propria solidarietà in consiglio comunale.

Per quelle minacce, nel marzo della scorso anno  il  tribunale di Reggio Emilia    ha condannato a sei mesi Salvatore Grande Aracri, nipote del boss Nicolino e Alfonso Diletto – condannato nel rito abbreviato del processo Aemilia –  e  a 4 mesi  e 15 giorni Salvatore Frijio,  Carmine e Girolamo Rondinelli, con pena non sospesa.

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