Battaglia di Fabbrico, Tadolini chiede alla Fiom un “segnale di riconciliazione”

31/1/2018 – “Il 27 Febbraio 1945 a fabbrico fu una giornata di ferocia fratricida: l’uccisione dei prigionieri fascisti prima della battaglia, i fascisti che prendono ostaggi per farsi restituire il corpo del Capitano Ianni, lo scontro frontale successivo, che non fu una epopea di eroi, ma una carneficina fra Italiani, con la morte di giovanissimi, anche minorenni”. Per questo “dopo oltre 70 anni, invito la Fiom Cgil ed il Sindaco a dare un segnale di Riconciliazione e di distensione che non potrà che essere apprezzato da tutta la comunità”. E’ l’appello rivolto dall’avvocato Luca Tadolini, animatore del Centro Studi Italia, alla Fiom-Cgil di Reggio Emilia che ha chiesto al comune di Fabbrico di negare l’autorizzazione al presidio delle famiglie caduti della Rsi, che da vent’anni viene organizzato in concomitanza con la rievocazione ufficiale della battaglia di Fabbrico tra partigiani e militari della Repubblica sociale. Con termini insolitamente violenti, la Fiom arriva ad affermare che in piazza ci saranno “rappresentanti del disciolto partito fascista” e che il presidio sarebbe uno offesa alle celebrazioni.

Scrive Luca Tadolini: “Come tutti gli anni, nella mattinata del giorno 27 Febbraio 2018 una delegazione del Centro Studi Italia e dell’Unione Combattenti della RSI si recherà presso Villa Ferretti in Fabbrico dalle ore 10 alle ore 12 per rendere omaggio ai Militari Caduti nello scontro avvenuto il 26 e 27 Febbraio 1945.

L’iniziativa si svolge come sempre nello spirito della Riconciliazione Nazionale.

In queste ore giunge la notizia che la FIOM-CGIL chiede non si dia spazio al nostro presidio, presente da ormai vent’anni. Si chiede al Sindacato FIOM CGIL di non usare una sanguinosa e feroce battaglia fratricida della Seconda Guerra Mondiale per fare politica!

Invitiamo i Lavoratori e gli Operai della FIOM a non usare la violenza inaudita della Battaglia di Fabbrico del 1945 per contestare un avversario politico.

Non usate il sangue versato da ragazzi molto giovani, fascisti e partigiani, uccisi a Fabbrico non solo in battaglia, ma anche dopo essere stati presi prigionieri, di alcuni non è mai stato restituito il corpo.

Nel 2014 l’istituto del Movimento Operaio e Socialista “Pietro Marani” ha pubblicato L’altra voce, con il racconto della Battaglia e delle violenze sia partigiane che fasciste. Ormai non è più revisionismo, ormai cosa accadde è stato scritto anche sulle pagine degli istituti culturali del movimento operaio.

Il 27 Febbraio 1945 fu una giornata di ferocia fratricida: l’uccisione dei prigionieri fascisti prima della battaglia, i fascisti che prendono ostaggi per farsi restituire il corpo del Capitano Ianni, lo scontro frontale successivo, che non fu una epopea di eroi, ma una carneficina fra Italiani, con la morte di giovanissimi, anche minorenni.

Dopo oltre 70 anni, invito la Fiom Cgil ed il Sindaco a dare un segnale di Riconciliazione e di distensione che non potrà che essere apprezzato da tutta la comunità”. 

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Una risposta a 1

  1. Luca Tadolini Rispondi

    01/02/2018 alle 15:41

    Prima di ogni polemica politica sarebbe corretto confrontarsi su quello che è avvenuto alla Battaglia di Fabbrico del 1945. Qui è disponibile una ricostruzione storica.
    https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=130443904434630&id=130393081106379

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