Aemilia, di scena intercettazioni e consulenti
Negata la scarcerazione di Ursini e Antonio Floro Vito
Nessuna prova che il circolo Cartagena fosse controllato dalla ndrangheta

Ultime battute per la fase del dibattimento del maxi processo contro la ‘ndrangheta Aemilia. A fine febbraio potrebbe entrare nel vivo nell’aula speciale del Tribunale di Reggio Emilia quella discussione che, con le requisitorie dei Pm e le arringhe dei difensori, porterà alla sentenza prevista per la prossima primavera.

Lo “spartiacque” e’ indicato nel 25 febbraio, data entro la quale i periti incaricati dal Tribunale delle trascrizioni, dovranno depositare il materiale prodotto. Oltre questo termine, il presidente del collegio giudicante, Francesco Maria Caruso, non ha infatti escluso un periodo di sospensione delle udienze, che fino ad oggi si sono susseguite a ritmo serrato per due giorni a settimana. L’audizione dei periti, sia quelli incaricati delle trascrizioni, sia quelli contabili che hanno iniziato a relazionare ieri  mattina, sembra insomma l’ultimo adempimento formale da espletare, esaurito il lungo elenco di testimoni e collaboratori di giustizia che hanno sfilato in aula nei quasi due anni del processo.

Tornando ai periti delle trascrizioni, uno di loro che ha incontrato particolari difficoltà, aveva chiesto al Tribunale piu’ tempo. Le registrazioni incriminate sono quelle ambientali captate nello studio di Roberta Tattini, la consulente finanziaria bolognese del boss Nicolino Grande Aracri, condannata ad otto anni in appello nel rito abbreviato. Le conversazioni, ha spiegato in aula il perito, pur essendo in italiano sono state intercettate da una stanza attigua a quella in cui si svolgevano.

Per rispettare la tabella di marcia del processo, il presidente Caruso ha stabilito quindi che entro il 15 febbraio il tecnico depositera’ un “semilavorato” delle trascrizioni, mentre la Procura e i difensori potranno chiedere approfondimenti su specifiche parti di loro interesse. Sono invece relativi a 92 capi di imputazione i quesiti a cui hanno dato risposta i periti contabili. Si va dalla falsa fatturazione, alle cosiddette “frodi carosello”, fino all’usura, l’impiego di capitali frutto di attivita’ illecite, e la fittizia intestazione di beni.

In relazione a quest’ultima accusa, i consulenti del tribunale non hanno trovato documentazione sufficiente a dimostrare che il club Cartagena di via Brigata Reggio in citta’, formalmente gestito da cinesi, fosse in realta’ direttamente controllato da calabresi come sostenuto nell’impianto accusatorio.

La Corte ha infine emesso tre provvedimenti respingendo la richiesta degli avvocati degli imputati di disporre dei file audio degli interrogatori del pentito Salvatore Muto (in parte coperti da segreto investigativo) e negando la scarcerazione per decorrenza dei termini di Mario Ursini e Antonio Floro Vito. I termini sono stati sospesi: entrambi restano detenuti fino alla sentenza.

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