Il pasticcio della tassa rifiuti: errori, esempi, circolari e rimborsi (eventuali)

di Girolamo Ielo*

Il rimborso della Tassa dei rifiuti (TARI) è dovuto dai comuni o dai concessionari che hanno applicato erroneamente la tariffa per le abitazioni munite di pertinenze.
E cioè, come vedremo, hanno applicato la quota variabile della tariffa nelle utenze domestiche dotate di pertinenze(solai, garage, ecc) più volte( una per l’abitazione e tante altre volte per ciascuna pertinenza).
Diciamo subito che a Reggio Emilia non risultano al momento situazioni irregolari.
La tariffa della TARI nelle utenze domestiche è composta:
-da una parte fissa che va moltiplicata per la superficie dell’immobile;
-da una parte variabile determinata in relazione al numero di occupanti.

Come nasce il caso
Il caso nasce da una interrogazione parlamentare e dalla risposta fornita dal governo.

L’interrogazione parlamentare
Un parlamentare del Movimento 5 stelle ha presentato un’interrogazione (la n. 5-10764) in cui ha chiesto di sapere se la quota variabile della tassa sui rifiuti (TARI) vada calcolata una sola volta per tipologia di occupazione, ad esempio per una utenza domestica, pur se questa risulti costituita da più superfici. La problematica sollevata è tesa, in particolare, ad evidenziare che, nel caso di utenza domestica dotata di pertinenze, i comuni talvolta moltiplicano la quota variabile sia in relazione all’appartamento che alle pertinenze, determinando una tariffa notevolmente più elevata rispetto a quella che risulterebbe considerando la quota variabile una sola volta rispetto alla superficie totale.

Raccolta rifiuti porta a porta

Raccolta rifiuti porta a porta

La risposta del governo
Nella risposta all’interrogazione, datata 18 ottobre 2017, il governo osserva che dalla lettura del punto 4.2 dell’allegato 1 al D.P.R. 27 aprile 1999, n. 158, che disciplina le modalità di calcolo della parte variabile delle tariffe per le utenze domestiche, non si ricava la possibilità di computare la quota variabile sia in riferimento all’appartamento che per le pertinenze.
Da questa disposizione si può far discendere che se una singola utenza è composta, ad esempio, da un appartamento, un garage e una cantina, la parte variabile va considerata una sola volta. Un diverso modus operandi da parte dei comuni non trova alcun supporto normativo. Il governo a supporto di ciò richiama richiamal’articolo 17, comma 4, del Prototipo di Regolamento per l’istituzione e l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES) – i cui principi possono ritenersi applicabili anche relativamente alla TARI – in ordine agli occupanti le utenze domestiche. Da tutto ciò si ricava la regola generale secondo la quale la parte variabile della tariffa va computata solo una volta, considerando l’intera superficie dell’utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze situate nello stesso comune.

calcoli cantine 1

calcoli cantine 2

L’esigenza di chiarimenti ministeriali
Da qui la necessità della diramazione di appositi chiarimenti da parte del Ministero dell’economia e delle finanze(MEF) sull’argomento in quanto continuare ad applicare in modo errato la tariffa potrebbe determinere l’insorgere di un contenzioso molto ampio in materia.

La circolare ministeriale
Arriviamo, quindi, alla circolare n. 1/DF del 20 novembre 2017 del Dipartimento delle finanze del MEF in cui sono forniti chiarimenti:
-sull’applicazione della tassa sui rifiuti (TARI) nel caso di civile abitazione con pertinenze;
-sulle richieste di rimborso da parte del contribuente in caso di erronea applicazione della tassa.

Che cosa dice la circolare
La circolare si compone sostanza di due parti: in una prima parte vengono riprese le disposizioni di
legge che regolano la materia, in una seconda parte vengono dati chiarimenti sulle modalità e tempi per ottenere il rimborso della tassa nei casi in cui nel calcolo della tariffa per le utenze domestiche dotate di pertinenze la parte variabile è stata applicata più di una volta.

Le disposizioni che regolano la materia
Ai fine della corretta applicazione della tassa il Dipartimento delle finanze richiama la normativa che governa la determinazione delle tariffe della TARI(art. 1, comma 651, della legge 27 dicembre 2013, n. 147,l’art. 5 del D.P.R. 27 aprile 1999, n. 158). Viene chiarito che nell’utenza domestica sono comprese le superfici adibite a civile abitazione e le relative pertinenze. Inoltre, è detto che la quota fissa di ciascuna utenza domestica deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio sommata a quella delle relative pertinenze per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa, mentre la quota variabile è costituita da un valore assoluto, vale a dire da un importo rapportato al numero degli occupanti che non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa. Pertanto, con riferimento alle pertinenze dell’abitazione appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica. Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della TARI.

Gli esempi esempi forniti dal Dipartimento
Il Dipartimento, con l’aiuto di due esempi, evidenzia l’incremento della tassa nel caso di applicazione della quota variabile tante volte quanto sono le pertinenze e chiarisce l’esatta applicazione della tassa. E’ il caso di due nuclei familiari, entrambi con 3 componenti, il primo dei quali possiede un’abitazione di 100 mq e il secondo un appartamento di 80 mq e una cantina di 20 mq, che costituisce la pertinenza dell’abitazione. Se si ipotizza che la tariffa per il calcolo della parte fissa determinata dal comune sia pari a € 1,10 al mq, mentre la parte variabile sia pari a € 163,27.

Come appare dalle tabelle che pubblichiamo in questa pagina , se si considera la parte variabile in riferimento sia all’abitazione sia alla pertinenza, a parità di componenti e di superficie, l’importo della TARI risulta molto più elevato rispetto al caso in cui non si disponga della pertinenza.
A tal proposito il Dipartimento fa presente che tale differenza di importi non trova un valido sostegno logico-giuridico soprattutto se si osserva che le pertinenze come le cantine o le autorimesse non possono ragionevolmente essere contraddistinte da una potenzialità di rifiuti superiore a quella che si può attribuire alle abitazioni e che così procedendo il nucleo familiare, che costituisce un parametro per la definizione della parte variabile, verrebbe preso in considerazione due volte.
Come si può constatare la TARI dovuta è identica a quella del primo nucleo familiare(in entrambi i casi l’utenza domestica occupa 100 mq).. Nel caso in cui il comune ha operato in modo non corretto al contribuente compete un rimborso di € 163,27 (€ 436,54 – € 273,27).

Il rimborso
Il contribuente, nel caso in cui riscontra un errato computo della parte variabile effettuato dal comune o dal soggetto gestore del servizio rifiuti, può richiedere il rimborso del relativo importo, solo relativamente alle annualità a partire dal 2014, anno in cui la TARI è stata istituita.

L’istanza di rimborso
L’istanza, che non richiede particolari formalità, deve contenere tutti i dati necessari a identificare il contribuente, l’importo versato e quello di cui si chiede il rimborso nonché i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della TARI. L’istanza va redatta su carta semplice. Nell’istanza può essere chiesto il rimborso di più annualità.
L’istanza di rimborso deve essere presentata entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento.
(* Tributarista e saggista)

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