Il giuggiolo, l’aria fine, i declivi matildici e la cucina dove tutto è fatto in casa
Da Mandarein il tempo si è fermato

di Pierluigi Ghiggini
27/12/2017 – Da quanto tempo esiste Mandarein? Mah. Forse da sempre, forse affonda le sue radici nella notte dei tempi. La data di nascita è il 1969, quando un fruttivendolo, soprannominato Mandarein, decise di dare l’ufficialità a questo bar ristorante della campagna di Salvarano di Quattro Castella, accoccolato in una bomboniera di declivi che guardano le colline matildiche, con un ruscello, aria buona e tanta pace. Ma si tramanda una leggenda secondo cui Mandarein esisteva già da molto tempo, e che anzi fosse stato persino un antico ospitale, e che avesse visto passare viandanti, pellegrini, nobili e guerrieri italici e venuti da lontano.

Il raro albero di giuggiole davanti all'ingresso di Mandarein

Il raro albero di giuggiole davanti all’ingresso di Mandarein

Leggende, sogni. Ma forse qualcosa di vero c’è, perchè il giuggiolo, quell’albero di giuggiole che fa bella mostra di sè davanti all’ingresso della trattoria e in questa stagione è carico di dolci frutti rossi, è un ospite che arriva dall’Oriente ed è raro da queste parti. Anzi è introvabile, secondo gli esperti l’unico giuggiolo presente nel territorio provinciale, tanto che tutti, quando arrivano da Mandarein, si interrogano sulla natura della pianta misteriosa, e se i suoi frutti siano commestibili. A allora è lecito fantasticare che quell’albero sia il testimone, o almeno l’ultimo della stirpe, di tempi lontanissimi, di epiche avventure, di principi e dame in sosta alla sua ombra.
Pensatela come volete, però un fatto è certo: il bar ristorante Mandarein, dà l’impressione di essere sempre esistito con i suoi arredi persistenti di un tempo indefinibile, il bar che ti accoglie all’entrata con liquori demodè, le sale spaziose con tavoli robusti buoni per combriccole e comitive.

Da Mandarein a Salvarano

Da Mandarein a Salvarano

E’ sempre pieno, il Mandarein: d’estate perchè si viene al fresco e i bambini possono giocare liberi, d’inverno per fuggire allo smog della città. E sempre perché qui si mangia bene e genuino, come proprio ti aspetteresti da una trattoria dei tempi andati: senza voli pindarici però con piatti buoni, paste e ripieni fatti in casa, cappelletti della rezdora e vino più che onesto, in questo caso lambrusco rosso rosso che non tradisce. E cacciagione, che qui non manca mai
Da Mandarein la tradizione è sacra, e i gesti si ripetono in perpetuo. Mandarein è una certezza ee è anche una famiglia patri-matriarcale: la titolare che cucina, impasta e comanda è la signora Giliola Fontanili, figlia del fondatore Mandarein, che è anche bisnonna. Mentre scambiamo quattro parole, il biondissimo bisnipotino è in braccio al bisnonno Luciano Morini.
Qui insomma sfilano quattro generazioni, e la rezdora governa famiglia e ristorante. Come in altri tempi.
Siamo arrivati in quattro qualche giorno fa, in un meriggiare inondato di sole e l’aria che ci ha risanato i polmoni.

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Col vostro cronista sono arrivati un noto imprenditore, un canonico di 92 anni con appetito molto giovanile e un chirurgo greco. Mancava solo il cartello “Servizio Torri” appeso dietro il suv, e potevamo essere una parodia di Amici miei. Abbiamo scoperto, entrando, che di amici in bisboccia ce n’erano tanti, anche una bella comitiva da Verona.

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Abbiamo assaggiato un antipasto di ottimo erbazzone di caxsa, buon salame morbido fatto dalla famiglia, polenta fritta, parmigiano reggiano della zona. Poi sono passati tortelli di erbe, tagliatelle al sugo di cacciagione ,cotechino con la polenta e un purè che era capolavoro, uno stufato di cervo da leccarsi i baffi. Infine la selezione di torte della casa: ma chi scrive è rimasto davvero colpito da una zuppa inglese di straordinaria bontà, la migliore assaggiata negli ultimi anni nelle contrade reggiane (dove peraltro la zuppa inglese si fa bene quasi dappertutto).
Il tutto in clima informale e di autentica cordialità.

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Quali sono i cavalli di battaglia di Mandarein? «I nostri tortelli sono famosi. Vanno forte le tagliatelle alla cacciagione, la grande grigliata, l’agnello fritto, la polenta con tutta la cacciagione. E poi gnocco fritto e tigelle con i nostri salumi. E i dolci: ha assaggiato i dolci? Gli specialisti sono mio figlio Luca e mia nuora Cecilia». Confermiamo: la zuppa inglese è da dieci. Non meravigliamoci se Mandarein è sempre pieno, e lo sarà per tante altre generazioni, sotto l’ultimo albero di giuggiole del territorio reggiano.

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Una risposta a 1

  1. Giovanna Rispondi

    31/12/2017 alle 12:45

    Sono stata una sola volta ma sono rimasta molto contenta

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