Processo Aemilia, il pentito Muto conferma: “Eugenio Sergio chiese a Lamanna e al clan i voti per la cugina , moglie del sindaco”

12/12/2017 – Questa mattina all’udienza del processo Aemilia, interrogato dagli avvocati difensori, il collaboratore di giustizia Salvatore Muto è tornato sui presunti voti del clan ndranghestistico  al sindaco Luca Vecchi nelle elezioni del 2014.

Nell’associazione – vale a dire nella consorteria reggiana di Nicolino Grande Aracri –  si parlava spesso e volentieri di partiti, candidato e voti, ha detto Salvatore Muto. E “siccome se ne parlava, Eugenio Sergio aveva chiesto durante un pranzo se potevamo aiutare con i voti la cugina”, cioè Maria Sergio, moglie dell’attuale sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi. All’epoca dirigente dell’urbanistica al comune di Reggio, Maria Sergio non era candidata alle elezioni comunali del 2014: però lo era il marito Luca Vecchi, che in quelle elezioni è diventato sindaco.

Maria Sergio viene impropriamente chiamata cugina, in quanto nipote del fratello di Paolo Sergio detto “il feroce”,  ndranghetista di spicco a Cutro negli anni sessanta, e nonno di Eugenio Sergio. Comunque  una parentela che secondo gli usi della Calabria ionica è da considerare stretta. Per questo Salvatore Muto parla di “cugina”.

Il collaboratore di giustizia ha confermato che Eugenio Sergio chiese i voti nel corso di una cena a Francesco Lamanna, considerato il boss al nord del clan Grande Aracri, e Lamanna quei voti li promise:   “Ma non era un fatto politico, nessuno ha mai parlato col sindaco”, ha specificato Muto. Alla domanda se la richiesta fatta da Eugenio Sergio di aiutare la cugina gli fosse stata suggerita da qualcun altro, il pentito il pentito ha risposto di non saperlo. In un’udienza precedente, aveva ipotizzato che a chiederli fossero stati i parenti “perché in Calabria usa così”.

Il pentito ha spiegato che già nel 2009 la cosca di ‘ndrangheta alla sbarra nel processo Aemilia di Reggio Emilia cercava agganci politici. E nel controesame di questa mattina, per inquadrare il contesto ha citato il caso dell’avvocato Pasquale Muto che sarebbe stato avvicinato dagli esponenti del clan attraverso l’associazione culturale Nexus di Cremona, il cui presidente era un Salvatore Muto fratello dell’avvocato Pasquale.

L'interrogatorio di Salvatore Muto in videoconferenza

L’interrogatorio di Salvatore Muto in videoconferenza

Tuttavia questo avvocato sentì puzza di bruciato e si tirò indietro, rifiutando l’appoggio elettorale degli uomini della cosca.  Si candidò nella lista civica “Citta’ Attiva” a sostegno dell’ex sindaco di Reggio Antonella Spaggiari, qualificandosi come recordman di preferenze (181) e risultando primo dei non eletti in sala del Tricolore.

“Anche gli avvocati qua sono al corrente di un’associazione ‘ndranghetistica a Reggio Emilia – ha detto Muto – perchè quando noi abbiamo fondato l’associazione culturale Nexus di Cremona (in una precedente udienza Muto l’aveva indicata come funzionale a promuovere un’immagine positiva dei calabresi al nord, ndr.), si inserì anche il commercialista Salvatore Muto (che ne era il presidente, ndr), che non è di Cremona” ed è il fratello dell’avvocato Pasquale.

“Lui (l’avvocato) è venuto nell’associazione perchè  si voleva candidare in politica come se chiedesse un appoggio. Appoggio che io gli dissi: su Reggio Emilia non ti preoccupare”. Continua il collaboratore: “L’avvocato Muto senza avere nessuna carica e il fratello che era presidente andarono anche alla televisione di Cutro per proporre l’associazione che si stava formando e con loro c’era anche lo zio di Francesco Lamanna, Vincenzo Lamanna”.

Tuttavia il servizio di “Cutro tv”, in verità, e’ datato 1 febbraio 2011, ovvero due anni dopo le elezioni reggiane del 2009. C’è evidentemente una contraddizione nella ricostruzione del pentito.

Muto ha continuato : “Quando tornarono da giù  io gli prospettai chi doveva conoscere, gli feci i nomi di Alfonso Diletto, Nicolino Sarcone, Pasquale Brescia e Vincenzo Iaquinta. Ma lui prese le distanze. Il fratello si dimise da presidente dell’associazione mentre l’avvocato Pasquale Muto  si candido’ con la Spaggiari”. Il motivo il collaboratore lo spiega cosi’: “Perche’ conosceva i soggetti del patto politico che prevedeva che l’associazione appoggiava il politico che poteva essere lui, ma l’avvocato Muto fece una marcia indietro. Lui si doveva affidare a noi e noi farlo candidare e poi risultare: era tutto in fase di programmazione. Ma quando gli dissi che lo appoggiavo ai soggetti di Reggio Emilia, loro, sapendo chi erano questi soggetti e che stavano entrando in un patto con la ‘ndrangheta fecero una marcia indietro. Giustamente perchè sono persone pulite sia l’avvocato, sia il fratello commercialista”.

Il retroscena, ha quindi aggiunto il pentito “è per fare capire che insomma di votazioni, di partiti, di candidature se ne parlava nell’associazione”. Infatti “siccome se ne parlava Eugenio Sergio aveva chiesto durante un pranzo se potevamo aiutare con i voti la cugina”, cioe’ Maria Sergio, moglie dell’attuale sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi. “Ma non era un fatto politico, nessuno ha mai parlato col sindaco”. Alla domanda se la richiesta fatta da Eugenio Sergio di aiutare la cugina gli fosse stata suggerita da qualcun altro, il pentito Muto ha risposto di non saperlo.

(nel video, la presentazione dell’associazione Nexus di Cremona a Cutro web tv, col presidente dell’epoca, il commercialista Salvatore Muto, e con Vincenzo Lamanna, fratello del boss Francesco Lamanna: era il primo febbraio 2011).

 

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