“Cena della consorteria per far votare Vecchi”
Processo Aemilia: il pentito Salvatore Muto lancia una bomba sulla politica

23/11/2017  – Al processo Aemilia nuova udienza dedicata alle dichiarazioni di Salvatore Muto, il terzo pentito della grande inchiesta sulla ndrangheta radicata a Reggio e in Emilia, che parla in videoconferenza da una località protetta.

In mattinata Muto ha confermato quando dichiarato ai magistrati della Dda, e cioè che gli imputati di Aemilia avrebbero avuto un ruolo nelle varie elezioni amministrative, in particolare nelle ultime comunali. Le sue affermazioni sono una bomba: se fossero confermate, significa che la ndrangheta ha messo (o cercato di mettere) un carico da undici nell’elezione del sindaco di Reggio nel 2014. Due udienze fa, Muto aveva raccontato come la ndrangheta di Cutro si fosse mobilitata nelle elezioni politiche del  1994 per fare propaganda per Berlusconi e Forza Italia.

In aula Salvatore Muto ha parlato in particolare di Eugenio Sergio “un ndranghetista affiliato direttamente da Lamanna”. Lo stesso cutrese-reggiano  Francesco Lamanna che è uno degli imputati eccellenti di Aemilia, che gli aveva presentato molto tempo fa Pasquale Brescia.

Dunque, Salvatore Muto ha confermato in aula che ” Lamanna in occasione delle elezioni in cui Vecchi era candidato sindaco (poi eletto, nel 2014, ndr) mi disse che Eugenio Sergio gli aveva chiesto aiuto elettorale per Vecchi”. Si rivolse a Lamanna “che ha molti parenti a Reggio, anche non direttamente appartenenti alla ’ndrangheta”, quindi un bacino potenziale di voti non trascurabile.

Salvatore Muto parla  di Eugenio Sergio, 60 anni, imputato di Aemilia, residente a Cadelbosco, arrestato nella retata di fine gennaio 2015, poi rimesso in libertà dal Tribunale del Riesame e attualmente in  stato di carcerazione preventiva.  Questo Eugenio Sergio è imparentato alla lontana con Maria Sergio, già dirigente dell’Urbanistica al comune di Reggio (ora a Modena)  e moglie del sindaco Luca Vecchi. E’ nipote, infatti, di Paolo Sergio detto “u feroci”, ndranghetista di spicco a Cutro negli anni sessanta (e caduto in disgrazia anche nella ndrina per aver ammazzato una donna) che era il fratello del nonno di Maria Sergio.

A proposito dell’intervento della consorteria ionico-reggiana nelle nelle ultime elezioni comunali, il collaboratore di giustizia  ha detto forse ancora più di quanto riferito ai magistrati della Dda nel mese di ottobre.  Paolo Bonacini scrive nel sito della Cgil che  Salvatore Muto ha detto oggi in aula: “Facemmo una cena della consorteria alla quale fu chiamato Francesco Lamanna. E a questa cena era presente Eugenio Sergio (imputato al processo attualmente in carcerazione preventiva). Siccome lui era parente della moglie del sindaco, chiese a Francesco Lamanna se riusciva a raccogliere voti a Reggio Emilia per il marito della cugina”.

Muto la chiama “cugina”, secondo un uso popolare,  ma in realtà Maria Sergio ed Eugenio Sergio sono figli di cugini: come abbiamo scritto, i rispettivi nonni paterni erano fratelli. “Ciò non toglie che per Muto uno conosceva l’altra e viceversa. Eugenio Sergio chiese a Lamanna l’impegno a portare voti a Vecchi perché Lamanna aveva molti parenti e amici nel reggiano. Conclude Salvatore Muto: “Lamanna si mise a disposizione e promise il suo impegno, anche se non c’era nessun patto a tavolino firmato con il candidato sindaco”.

Nessun patto col sindaco, dunque, ma una decisione autonoma dei supporter – anche in virtù di una parentela – sancita in una cena all’inizio del 2014, prima di quelle elezioni comunali contrassegnate a pochi giorni dalle elezioni dalla lettera del cosiddetto “corvo” che indicava fra l’altro nel dettaglio alcune parentele di Maria Sergio, moglie di Luca Vecchi diventato sindaco di Reggio Emilia.

 Nella stessa udienza, Muto ritorna anche sulla famosa lettera scritta in carcere da Brescia al sindaco Vecchi, definita “violenta e ricattatoria”, parlando del coinvolgimento di alcuni avvocati  e del parere negativo di alcuni imputati al carcere preventivo, compreso lui. Dissenso di alcuni imputati in carcere, lui compreso. Ma fu  Gianluigi Sarcone “che comandava in carcere” a decidere che quella lettera andava scritta.
L'aula del processo Aemilia

L’aula del processo Aemilia

 

Alle dichiarazioni di Salvatore Muto (che ha parlato per ore nel corso dell’udienza) il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi ha reagito con durezza: “Come è evidente è in atto, da oltre un anno, una campagna di illazioni tendenti a gettare fango non soltanto su un sindaco ma su un’intera città, condotta da soggetti mai conosciuti, men che meno incontrati e con i quali non sono mai intercorsi rapporti di alcun tipo – scrive il primo cittadino in una dichiarazione diffusa nel pomeriggio, e in tuta evidenza ripassata al setaccio dai legali.

“Nel caso di specie non si ha neppure contezza di chi sia tale Eugenio Sergio, né lo si è mai frequentato o anche solo incontrato – aggiunge Vecchi – Da tempo abbiamo scelto di non replicare a simili illazioni e calunnie, riservandoci ogni azione di tutela nelle sedi opportune.

Abbiamo piena fiducia nell’azione della magistratura che peraltro ha già fatto ampiamente luce sui fatti di cui si parla e che continuerà, come deve, ad accertare la verità”.

Quanto all’atteggiamento dell’Amministrazione comunale i fatti parlano per noi – conclude il sindaco di Reggio –  e li lasciamo parlare volentieri: dal nuovo Protocollo firmato con la Prefettura al sequestro di immobili abusivi, sino alle molte iniziative nel campo della prevenzione e del contrasto all’infiltrazione dei clan, sono decine le azioni messe in atto in questi anni per contrastare il cancro del crimine organizzato di stampo mafioso e la sua possibile diffusione nella nostra regione”.

 

 

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Una risposta a 1

  1. A.T. Rispondi

    23/11/2017 alle 23:19

    Nemmeno Delrio aveva la “contezza ” di essere andato nel paese del boss. Tutti ignari e beffati. Quindi la mafia regalava voti per capriccio, a casaccio, senza ricevere nulla in cambio, solo per simpatia. Che simpaticoni!

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