Smettiamola di parlare di “virtuale”: la dimensione digitale è reale,
e Papa Francesco a 80 anni sa come dominarla
Internet e social secondo padre Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica

di Pierluigi Ghiggini
21/11/2017 – Per favore, non confondiamo house con home. Internet non è una massa di computer, cavi e connessioni. Comunque non solo questo. E’ principalmente un’esperienza umana, un ambiente cui la relazione interpersonale e sociale domina e trasforma la nostra stessa vita. La rete è un prolungamento della nostra esistenza, è parte della realtà quotidiana di tutti.
Concetti espressi con lucidità profetica da Benedetto XVI negli anni in cui spopolava la second life, quando in nome della libertà Bruxelles non voleva l’allarme rapido anti-pedofilia europeo su internet, e la costruzione dell’esistenza virtuale vampirizzava il tempo dell’esistenza reale. Il dominio dei social network ha reso lampante questa verità anche ai più recalcitranti, verità ribadita e sviluppata ieri sera da una delle menti più importanti della Chiesa cattolica, il gesuita padre Antonio Spadaro, teologo e studioso dell’era digitale, ma anche direttore di una delle riviste più antiche e prestigiose del mondo, “Civiltà Cattolica”, e per questo consigliere molto vicino a Papa Francesco.

padre Antonio Spadaro

padre Antonio Spadaro

Padre Spadaro è stato il protagonista di una conferenza sulle “sfide della cultura digitale” organizzata dall’Ucid (Unione imprenditori cattolici) nella sala conferenze del Museo diocesano, in vescovado a Reggio Emilia, di fronte a una platea gremita.
Incontro introdotto dal professor Luigi Grasselli, presidente della sezione reggiana, dal segretario nazionale Ucid Manlio D’Agostino e con l’intervento di Massimo Temporelli, esperto di cultura scientifica, tecnologica e dell’innovazione.

Luigi Grasselli

Luigi Grasselli

Il direttore di Civiltà Cattolica ha lanciato un appello a cancellare una volta per tutte la schizofrenia tra virtuale e digitale: perché la dimensione virutale «non esiste» – proprio così non esiste – mentre esiste ed è incredibilmente reale la dimensione digitale, certo diversa dalla relazione fisica e del contatto materiale, ma pur sempre relazione umana, che appartiene interamente all’esperienza umana.

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Questioni che forse sono istintivamente chiare a dei ragazzini millennians (integrati allo smartphone e al tablet come fossero il loro settimo senso) ma non altrettanto alla generazione delle persone che affollavano la sala del vescovado. Molti non hanno nascosto la loro meraviglia.
La cancellazione del «virtuale», viene da dire finalmente (ed è significativo che a porre una questione semplice ma di portata universale sia proprio la chiesa) ha implicazione enormi, sul piano della conoscenza, degli stessi processi mentali, come sul piano etico. In proposito, padre Spadaro ha indicato direzioni e sollevato interrogativi. Ad esempio, la connessione permanente, il sistema dei link, la «chain» diventa essa stessa catena di conoscenza individuale. Ciò significa che con il link i giovani non studiano più in modo sequenziale attraverso approfondimenti «verticali» come avviene, ad esempio, in una biblioteca: l’interattività spinge verso approfondimenti distesi sulla superficie della conoscenza. Ciò non significa che i giovani siano «superficiali», come spesso si afferma. L’approfondimento, e chiunque abbia lavorato a strascico sulla Rete lo può confermare, diventa così un brain storming che può trasformare la conoscenza in confusione, e tuttavia apre prospettive inaspettate offredo sempre punti di vista inediti.

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D’altra parte irrompono problemi etici complessi: la profilazione automatica della nostra personalità di «fruitori» della rete, comporta che quando avviamo una ricerca, i grandi database padroni dell’informazione tendano ad offrirci del materiale convergente col nostro profilo, più vicino alla nostra età, alle nostre caratteristiche e alle attitudini dimostrate in precedenza frequentando la Rete. Ciò significa controllo della nostra conoscenza e della possibilità di approfondimento e di esercizio critico da parte delle persona stessa .
Senza parlare della progressiva scomparsa del lavoro manuale, che sembra l’inevitabile sbocco della civiltà digitale.

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Già oggi, dice Spadaro, la Rete è diventata il tessuto connettivo dell’esperienza umana: «La comunicazione non è più broadcasting, ma chain». Vale a dire la catena delle connessioni, dei link che muovono la conoscenza da una persona all’altra per cerchi concentrici.
Tutto questo non deve spaventare: nessuno, se lo vuole, è tagliato fuori. L’esempio, ha rivelato padre Spadaro, è proprio Papa Francesco «un ottantenne con una straordinaria capacità di comprendere l’ambiente digitale, nel quale dimostra di muoversi con grande naturalezza» capace di mettersi al computer e dialogare proprio con tutti, anche i giovanissimi. Se volete, chiamatela pure cyberteologia.

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Una risposta a 1

  1. Linda Magnani Rispondi

    23/11/2017 alle 10:22

    Condivido la recensione della conferenza cui ero presente,non così bene l’audio purtroppo! Posso confermare
    la grande utilità di internet,del PC,e del cellulare oltre il tablet.Come docente ho dovuto aggiornarmi per i miei
    studenti e per me stessa.Ora sono in pensione ma utilizzo tutto il possibile per continuare ad aggiornarmi,
    diversamente sarei tagliata fuori da molte opportunità .Da ieri ho accesso al registro elettronico della Scuola
    media dove mio nipote frequenta la seconda classe per essere aggiornata e potere seguirlo.Con imternet si ha
    accesso a quasi tutto basta non esagerare: la posta,le ricerche, i contatti con tutti gli utenti( I parenti all’estero)
    ,l’ascolto di musica,le notizie da giornali e riviste.Se ho bisogno di chiarimenti chiedo al dodicenne,
    per intrattenere il piccolo mi guida lui per vedere lo sport e i cartoni.L’utilizzo che mi procura più piacere e ‘ la
    possibilità di scattare foto con il tablet,ho smesso la macchina fotografica!
    Devo però aggiungere che l’uso dei cellulari di ultima generazione dovrebbe essere regolato : non si può
    sopportare che venga usato continuamente in ogni luogo e in ogni momento,e ‘ una dipendenza dannosa e anche
    pericolosa,l’eccesso dilaga purtroppo è anche alla conferenza di Spadaro chi ascoltava aveva acceso il suo
    cell/ tablet acceso …ma ascoltava?

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