Citro ucciso con 7 colpi di pistola
“Non risulta parente del pentito Cortese”

25/11/2017Francesco Citro, il padre di famiglia di 31 anni ammazzato l’altra sera alle 23 sulla soglia di casa sua a Villanova di Reggiolo da un killer che lo ha crivellato di colpi con una pistola calibro 9, non sarebbe parente di Angelo Salvatore Cortese, il primo pentito della ndrangheta cutrese, che ha testimoniato anche al processo Aemilia.

Di questa presunta parentela ha scritto questa mattina la Gazzetta di Reggio perché la madre dell’ucciso si chiama Antonietta Cortese  e  vive a Reggiolo col marito Carmine Citro  in via Paisiello: tuttavia tale legame famigliare non viene confermato, in base ai primi accertamenti condotti dai media Calabria.

Francdesco Citro (immagine dal profilo Facebook)

Francdesco Citro (immagine dal profilo Facebook)

Va detto in via Paisiello, dove vivono i genitori di Francesco Citro, nella notte del 15 novembre era andata a fuoco un’Alfa Romeo di proprietà dell’imprenditore edile Giuseppe Mesoraca: il secondo dei tre attentati incendiari avvenuti in soli nove giorni a Reggiolo, l’ultimo giovedì sera alle 20 che aveva colpito proprio la Golf di Francesco Citro, poi freddato tre ore più tardi dal killer che ha fatto in tempo a fuggire e la cui identità al momento è misteriosa.

In tarda mattinata si è conclusa l’autopsia sul corpo del giovane, ordinata dalla Procura reggiana. In attesa del nulla osta per i funerali, i famigliari e gli amici hanno allestito una camera ardente senza la salma, un luogo per pregare e ricordare insieme Francesco, in un locale del condominio di via Paisiello  dove vivono i genitori della vittima.

L’ipotesi dell’omicidio di stampo mafioso non è confermata ma neppure esclusa. E’ comunque ben presente agli inquirenti, anche se il prefetto di Reggio Emilia Maria Forte e i responsabili dell’ordine pubblico non si sbilanciano su possibili piste:  “Siamo ancora in una fase di primissime indagini e appare prematuro trarre conclusioni affrettate sulla natura del reato”, si legge nel comunicato diffuso ieri al termine della riunione del Comitato Ordine e sicurezza pubblica.

Evidentemente le indagini dei carabinieri, i primi ad arrivare sul posto del delitto,  coordinate dal Pm di
Reggio Emilia Valentina Salvi, non sono ancora approdate a punti fermi.

Francesco Citro, 31 anni era originario di Torre Melissa, nella costa ionica crotonese. Da molto tempo viveva a Reggiolo, ma tornava periodicamente nel suo paese di origine. Era sposato  con Milena De Rosa, 29 anni, nata a Montecchio, con due figli, Carmine di 7 anni e Chiara di soli due anni. Si guadagnava da vivere come autista: sino a marzo alla ditta Alfredo Panizza di Reggiolo  (sale marino alimentare) e attualmente con la “Melli Gaetano e figli” di Codisotto di Luzzara per il trasporto di scarti animali dai macelli.

Incensurato e apparentemente senza grossi problemi, viveva con la famiglia in un appartamento della Corte Agnese, quattro palazzine con una trentina di alloggi, in via Papa Giovanni XXIII. Proprio lì è stato freddato dal killer, e lì è spirato prima dell’arrivo dei soccorsi a causa delle gravissime ferite.

Ciò che appare ragionevolmente certo è che si tratta di un omicidio non frutto di un colpo di testa, ma pianificato. Quando alle 20 qualcuno ha dato fuoco con della benzina alla Golf della vittima, parcheggiata sotto casa, è possibile che quella fosse la trappola per fare uscire di casa Citro e ammazzarlo. Però è arrivato qualcuno, un ragazzo che si è subito precipitato a chiare in casa Vincenzo citro, e insieme al quale con un estintore ha spento l’incendio. Un imprevisto che – secondo questa ricostruzione, al momento la più plausibile – ha costretto il killer forse con dei complici, a desistere.

Tre ore più tardi, alle 23, il killer armato di una pistola calibro nove è entrato nella palazzina e ha sparato un primo colpo contro la parta dell’abitazione di Citro. Dentro c’era la vittima designata, con la moglie, i bambini e un amico della famiglia. Il giovane ha aperto la porta, offrendosi indifeso al killer. Sette colpi di pistola in successione, alcuni dei quali finiscono sul muro ma almeno tre colpiscono la vittima al torace, alla spalla e a un piede. Il killer fa in tempo a scappare prima che i vicini si precipitino nelle scale. vincenzo Citro è ancora vivo, viene portato nell’appartamento ma muore pochi minuti dopo mentro c’è sangue dappertutto, e tutti gridano.

I carabinieri setacciano il quartiere perm tutta la notte alla ricerca di tracce, indizi e dell’arma del delitto. Sul posto il pm Valentina Salvi, il comandante provinciale dei Carabinieri Buda e, per almeno dodici ore, il personale della Polizia Scientifica alla ricerca di ogni minima traccia.

Ora ci si chiede perché la vittima, dopo il primo colpo, ha aperto la porta pur sapendo che dall’altra parte c’era qualcuno armato. Forse un gesto istintivo o forse quella era una persona conosciuta, e sino all’ultimo Vincenzo Citro non ha voluto credere che volesse la sua pelle.

 

 

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