Lo sfratto di nonna Peppina: vergogna Stato, vergogna burocrati!

di Mario Guidetti*

10/10/2017 – Il tribunale (dura lex, sed lex) ha deciso: “la casetta in legno di Nonna Peppina, può aggravare le conseguenze dannose prodotte dall’opera abusiva sull’ecosistema protetto”.
Nulla conta il fatto che si parla di una zona distrutta dal terremoto, del fatto che migliaia di persone a distanza di più di un anno si sentono abbandonate e che la burocrazia sta “uccidendo la speranza”, del fatto che una persona di 95 anni sia costretta ad abbandonare il luogo dove ha trascorso tutta la sua esistenza.
Le sue lacrime
 graffiano l’anima.
Mentre il nostro ordinamento non condanna chi, ad esempio, spinto dalla fame ruba perchè “agisce in stato di necessità”, a Nonna Peppina, con la casa demolita dal terremoto, non viene riconosciuto il diritto di abitare (per stato di necessità) in una “casetta abusiva in legno”.

Nonna Peppina
Stato, vergogna. Burocrazia, vergogna. Non si fa piangere una persona anziana.
Nel trasmettere, idealmente, un tenero abbraccio a Nonna Peppina che dal container in ferro (quello non danneggia l’ecosistema) guarda la sua abusiva casetta in legno, <non inizierò uno sciopero della fame a rotazione>, ma segnerò una croce sul calendario fino a quando “un gesto di umanità” le restituirà il sorriso e la dovuta tranquillità. E’ un suo diritto, così come è un diritto dei terremotati vedere la luce della speranza e non solo macerie.
Se lo Stato, la burocrazia non hanno vergogna, io, cittadino di questo Stato, ne ho, ne ho tanta.

W l’Italia, non questa ma quella che <aspetta gli ultimi per arrivare insieme>.
W la Patria.

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