Sgambetto torinese a Reggio: nasce Iren Energia Solare
Iren Rinnovabili sul binario morto?

di Pierluigi Ghiggini

1/9/2017 – Uno sgambetto, di quelli dolorosi, a Reggio. E forse il declino irreversibile di Iren Rinnovabili.

Non può essere interpretata diversamente la nascita, all’interno della multiutility Torino-Genova-Reggio-Parma di Iren Energia Solare, progetto che ha visto la luce di recente con un piano industriale agguerrito su iniziativa di Iren Mercato, la società operativa della multiutility che si occupa delle forniture di luce e gas. Iren Energia Solare si occuperà di soluzioni innovative nel fotovoltaico, nello storage dei dati digitali e di mobilità elettrica.
La società – annunciano i siti specializzati – «offre un pacchetto chiavi in mano, dalla progettazione alla installazione, dalla certificazione al collaudo». Quasi un de profundis per la reggiana Iren Rinnovabili, indebitata sino al collo per i progetti immobiliari del Comune sull’area ex-Reggiane.

Ettore Rocchi

Ettore Rocchi

Perché la notizia viene presa male a Reggio, che come è noto è tra i principali azionisti di Iren, al punto da detenere ancora la sede legale del gruppo in via Nubi di Magellano?
Il fotovoltaico e la mobilità elettrica dovevano essere, e lo sono ancora sulla carta, il core business di Iren Rinnovabili, la società al 70% di Iren presieduta dall’avvocato Ettore Rocchi, il quale è anche vicepresidente della holding quotata in Borsa ed è l’eminenza grigia che guida le mosse del Comune nell’area Nord.
La nascita di Iren Energia Solare a Torino significa dunque che Iren Rinnovabili finisce sul binario morto e diventerà l’ennesima occasione perduta dalla città (dopo il fallimento delle Fiere e la liquidazione di Reggio Emilia Innovazione)? Tutto fa presumere di sì.
Non sappiamo cosa sia accaduto ai piani alti di Iren per arrivare a mettere in una posizione di seria difficoltà Ettore Rocchi e di conseguenza il sindaco Luca Vecchi, il quale è pure il coordinatore del patto di sindacato.

iren energia solare
Ma evidentemente nelle valutazioni dell’amministratore delegato Bianco (e della controllata Iren Mercato) ha contato lo stato non felice della situazione finanziaria di Iren Rinnovabili, indebitata oltre misura: il bilancio 2016, per le poche cifre trapelate, si è chiuso con una perdita di 2 milioni di euro e con l’esplosione dell’indebitamento che ha raggiunto i 18 milioni.
Di fatto in questi anni Iren Rinnovabili si è caratterizzata non nel campo delle energie complementari o “alternative”, come da core business, ma piuttosto nelle operazioni immobiliari, con una forte esposizione per realizzare il Parco innovazione che comporterà un investimento da 30 milioni di euro sui capannoni ex Reggiane.

iren-bolla
Il problema è che Rinnovabili ora deve vedersela con un concorrente temibile proprio in casa, col rischio che scatti la sindrome sartriana del «pasto delle foche», vale a dire il cannibalismo tra società sorelle.
Le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Iren Mercato, Gianluca Bufo, suonano alle orecchie di qualcuno come una dichiarazione di guerra: «Con Iren Energia Solare vogliamo rendere accessibili a tutti i vantaggi del fotovoltaico. I benefici per i nostri clienti andranno dall’indipendenza energetica all’ecosostenibilità di una soluzione totalmente priva di emissioni inquinanti e , non per ultimo, alla convenzienza».
Viene da chiedersi come mai tutto questo non è stato fatto da Iren Rinnovabili, o almeno perché il progetto non è approdato a Reggio, ma si è fermato a Torino. Sarà forse che qualcuno considera Iren Rinnovabili ormai irrecuperabile, troppo esposta sul fronte immobiliare e non in grado di generare progetti industriali? E che quindi a piani alti di Iren si è deciso di mandarla in cantina? Se così fosse, potrebbe venire meno anche il ruolo della società guidata da Rocchi anche nell’area Nord.
Ciò potrebbe spiegare come mai Iren Rinnovabili non ha dato corso agli impegni di fine 2015 per rilevare i laboratori di Reggio Emilia Innovazione, con la conseguenza che Rei è finita in liquidazione, e il Comune ha perso il suo investimento.
Certo è che gli esperti piangono calde lacrime:
«D’ora in poi Iren gestirà le rinnovabili solari da Torino presentando per la prima volta un progetto serio, completo, credibile e strategico.
Iren Rinnovabili aveva questa mission ma è stata blindata su Reggio Emilia. Un patrimonio dilapidato col finanziamento dei progetti immobiliari del comune di Reggio Emilia. E tutto questo perché? Bisogna chiederlo alla lobby di potere dominante in città».
Non solo: «Sul fotovoltaico Iren Rinnovabili si è solo curata di comprare i campi fotovoltaici di Ccpl, che è socio di minoranza, compiendo un’operazione di salvataggio, ma rimediando una svalutazione di bilancio nel 2016 proprio su questi asset.
Sullo storage non si è fatto nulla nonostante il tema fosse emergente a livello internazionale. IR Avrebbe potuto farlo con REI e il Tecnopolo, ma la situazione, con Rei in liquidazione, è sotto gli occhi di tutti.
E a proposito di mobilità elettrica l’unica cosa fatta da Iren Rinnovabili è regalare auto elettriche ai comuni reggiani (forse in logica clientelare?).
Questo dovrebbe bastare a dare l’idea del danno generato dalla gestione più politica e lobbistica che manageriale, di Iren Rinnovabili».

 

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