Quando il lavoro è disumano
Werther: lavoratori “deportati” dal Vicentino al reggiano senza rimborsi nè trasporti

5/9/2017 –  Al rientro dalle ferie, i lavoratori dell’unità produttiva di Lonigo, nel Vicentino, della Werther international spa – specializzata nella produzione di ponti meccanici per officine e gommisti – hanno trovato una brutta sorpresa. La direzione aziendale ha infatti deciso di trasferire i 24 operai addetti alla produzione nelle fabbriche di Cadè e Carpineti.
Il tutto – denunciano i sindacati – «senza alcuna misura di sostegno». Vale a dire niente “pulmino” aziendale per i trasferimenti nel Reggiano, nessun rimborso spese di vitto e alloggio. Condizioni proibitive per quegli operai disponibili a trasferirsi a 170 chilometri da casa per non perdere il lavoro.
L’azienda, nella raccomandata inviata in questi giorni ai dipendenti, ha giustificato la scelta con l’esigenza di «di rimanere competitivi sul mercato e migliorare il rating aziendale, ottimizzare una serie di costi ed eliminare inefficienze».
I lavoratori di Lonigo non si arrendono e per oggi hanno proclamato uno sciopero di 8 ore e un picchetto davanti alla fabbrica di Cadè. A cui prenderanno parte anche i dipendenti dello stesso stabilimento reggiano che hanno espresso solidarietà ai colleghi vicentini proclamando a loro volta 4 ore di sciopero.
Per i lavoratori della Werther international spa il trasferimento è stato una sorpresa, spiega il rappresentante sindacale della Cgil in azienda, Marco Milan: «Nell’ultima assemblea, prima della pausa estiva, ci avevano detto che probabilmente ci sarebbe stato un calo di lavoro, dovuto al mercato e alla concorrenza, senza aggiungere altro». Del resto – prosegue – «ci hanno sempre rassicurato dicendoci che a Lonigo avremmo continuato a lavorare».
I dipendenti sono andati in ferie a fine luglio e dopo una settimana si sono visti recapitare una comunicazione che diceva loro che le ferie sarebbero state prolungate di una settimana. Solo a cavallo di Ferragosto i rappresentanti dei lavoratori hanno ricevuto una lettera in cui l’azienda li informava della decisione di trasferire i 24 operai – non gli impiegati che resteranno a Lonigo, seppur in altra sede – nel Reggiano. La maggior parte a Carpineti, gli altri nello stabilimento di Cadè.
Lunedì, al rientro dalle ferie estive, gli operai si sono presentati al lavoro a Lonigo ma – racconta Milan – «non ci hanno fatto entrare». E fino al primo ottobre, quando dovranno prendere servizio nel Reggiano, resteranno a casa stipendiati dall’azienda. «Non abbiamo detto no a priori al trasferimento, ma abbiamo chiesto all’azienda di metterci a disposizione un pulmino per la trasferta, di riconoscerci parte delle spese di vitto e alloggio. La risposta è stata no. Abbiamo chiesto di prolungare la cassa integrazione che termina il 15 settembre e anche in questo caso la risposta è stata negativa».
La preoccupazione dei lavoratori è tanta: «Abbiamo famiglia, il lavoro in questo momento è difficile da trovare».
Come tanta è l’amarezza per la «modalità e la tempistica» scelta dall’azienda per avviare l’operazione. «Ci conosciamo da 20 anni – chiosa Milan -. Ci aspettavamo dal punto di vista umano un trattamento diverso». Perché il sospetto che serpeggia tra gli operai è che l’azienda voglia metterli con le spalle al muro e costringerli alle dimissioni.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *