Quando Brescia era nel “salotto buono”
Amarcord di Stampa Reggiana ripescato dai 5 Stelle

IMG_03317/9/2017 – Il Movimento 5 Stelle torna a battere il chiodo delle amicizie altolocate del costruttore cutrese-reggiano  Pasquale Brescia, imputato di associazione mafiosa nel processo Aemilia e in carcere ormai da  due anni e sette mesi in attesa di giudizio.

E’ noto da tempo che  Brescia fosse di casa in Questura, dove aveva anche dei lavori con le sue ditte. Così come al ristorante Antichi Sapori di Cadè ospitava le manifestazioni del PdL con esponenti nazionali, mentre lavorava freneticamente con le amministrazioni reggiane di sinistra, come a Correggio.

2004: Pasquale Brescia premiato dall'assessore Silvetti

2004: Pasquale Brescia premiato dall’assessore Silvetti

Tutte cose che Brescia non ha taciuto, e che anzi rivendica a propria discolpa. Del resto nella sua lettera dal carcere al sindaco Vecchi (per la quale è stato mandato sotto processo con l’imputazione di minacce mafiose, accusa infondata  e da cui è stato assolto) ha rinfacciato le mani strette sotto elezioni al circolo Insieme, e gli ha ricordato chi fosse presente ai funerali del suocero. Brescia, insomma, pienamente integrato nel sistema di potere reggiano. Lo stesso sistema che ha alimentato a più non posso la bolla edilizia alimentata anche da soldi sporchi e che ha drogato lo sviluppo di Reggio tra il ’90 e gli anni 2000. Con la politica e le associazioni professionali che per molti anni  hanno fatto finta di non vedere nè sentire l’afrore dell’ndrangheta, vantandosi anzi dei propri “anticorpi”, bufala storico-politica senza precedenti.

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IMG_0331Oggi, dunque, i consiglieri comunali 5 Stelle Ivan Cantamessi (capogruppo in sala del tricolore) e Norberto Vaccari (ex capogruppo) riscoprono che i rapporti di Brescia con le massime autorità locali avevano radici lontane nel tempo. E tirano fuori gli articoli del 2004 di Stampa Reggiana, il mensile fondato dal grande Ivano Davoli e poi passato al gruppo editoriale Spallanzani.

“Pasquale Brescia era di casa da anni nei cosiddetti “salotti buoni” della città, da oltre dieci anni, almeno il 2004. – affermano Cantamessi e Vaccari – E’ il simbolo di come le mafie si siano infiltrate nella società reggiana, nella totale sottovalutazione di tutti, attraverso il passaggio della cosiddetta ‘zona grigia’ con il classico metodo dei colletti bianchi tra cene di gala, ordini cavallereschi e …cementificazione selvaggia del territorio permessa e pianificata dalle giunte degli ultimi 25 anni.

“Stampa Reggiana” ( l’archivio è ancora disponibile in rete) documentò nel 2004  le iniziative dell’ Anioc – Associazione Nazionale Insigniti Ordini Cavallereschi “a cui partecipavano Prefetti, vertici delle Forze dell’Ordine, assessori di centrosinistra, consiglieri comunali di opposizione come Bassi e Eboli, imprenditori di tutto rispetto” e alle quali partecipava in prima fila Pasquale Brescia .
“Si inizia con il gennaio 2004, titolo “Premiato chi lavora per la sicurezza della città” titolava il periodico dove, tra autorità di ogni genere è un assessore provinciale di allora, Silvetti a premiare Brescia con tanto di due foto dell’imprenditore oggi imputato in Aemilia”.IMG_0337
Nell’articolo si legge: “Gli Imprenditori insigniti e la I° Circoscrizione hanno consegnato una targa al Vice Questore Dottor Cesare Capocasa per l’opera di prevenzione crimine svolta nella nostra città. Le insegne di Cavaliere sono state consegnate al giovane imprenditore reggiano Pasquale Brescia ( Costruzioni Gruppo F.lli – Brescia)”.
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I consiglieri  M5S citano poi il numero del giugno 2004 di Stampa Reggiana” dove nell’articolo “Il premio ‘San Giorgio’ al Prefetto di Pasquale” da parte dell’Anioc, fa bella mostra ancora una foto dei soci dell’associazione ordini cavallereschi con l’imprenditore Brescia”..
Queste foto e articoli “rappresentano più di altre a livello sociologico e storico, l’emblema della sottovalutazione politico-sociale che la società reggiana tutta ha fatto delle infiltrazioni mafiose sul nostro territorio – concludono – E’ ora che seriamente tutti noi reggiani, ci facciamo un serio esame di coscienza come comunità. E’ il primo passo per sconfiggere le mafie e la mentalità mafiosa”.
 
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