Catasto, affarismo, politica e amministrazioni: l’ex direttore Scalzulli scoperchia il pentolone alla commissione Antimafia
In graticola Scarpino e l’on. Marchi

21/9/2017 – Che il potere politico reggiano fosse particolarmente attento al sistema del Catasto lo si sapeva da molto tempo, almeno da quando alla fine degli anni Novanta Reggio
Emilia diventò teatro di una “sperimentazione” che consegnò agli addetti Agac le chiavi di accesso alle banche dati del Catasto per conto dei comuni reggiani. Sperimentazione interrotta dopo che fu denunciato, in particolare da parte dell’allora consigliere provinciale Paolo Pisano, il rischio potenziale della costituzione di una sorta di Catasto parallelo. che non si può escludere abbia continuato ad agire in maniera più o meno regolare.
Potito Scalzulli e Enrico Bini

Potito Scalzulli e Enrico Bini

La questione torna prepotentemente alla ribalta con lo sconcertante spaccato sull’intreccio tra politica, in particolare il Pd, amministrazioni e impresari  cutresi offerto da Potito Scalzulli  ( direttore del Catasto reggiano tra il 2009 e il 2012, oggi in pensione e assessore del comune di Galatola, in provincia di Forlì) nel corso dell’audizione di ieri alla commissione parlamentare Antimafia e in una relazione di 40 pagine dai contenuti dirompenti, che equivale a una notitia criminis. Nel corso degli anni Potito Scalzulli ha inviato una raffica di esposti alla Procura reggiana (tutti archiviati salvo essere riaperti dopo le spiegazioni chieste dalla Procura generale egli interventi del sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini) e infine alla Dda, che probabilmente ora sta indagando sulle vicende di questo ufficio statale strategico per una città come Reggio, investita da una bolla edilizia di proporzioni epocali.  
Salvatore Scarpino, consigliere comunale Pd Reggio Emilia

Salvatore Scarpino, consigliere comunale Mpl Reggio Emilia

Scalzulli parla di un sistema di «voti da proteggere, minacce, malaffare, connivenze, intimidazioni, collusione, omertà e disordini amministrativi penalmente rilevanti», chiama in causa il consigliere comunale del Pd (ora Mpl) Antonio Scarpino, e soprattutto il deputato Maino Marchi. Questi di fronte alle rimostranze di Scalzulli sulla situazione del Catasto, avrebbe affermato candidamente che non avrebbe potuto sostenerlo perché Scarpino era troppo importante per il Pd, in quanto valeva 700 voti della comunità cutrese.
Dichiarazioni, pronunciate l’altro ieri in commissione antimafia e messe nero su bianco nel dossier depositato da Scalzulli, che non sono affatto piaciute al parlamentare correggese, che minaccia azioni legali e accusa l’ex direttore di “invenzione allo stato puro” a proposito dell’affermazione su Scarpino.
La sostanza delle denunce di Scalzulli ruota comunque intorno a una presunta occupazione di fatto del Catasto da parte di  un gruppo di dipendenti che,  fuori di ogni controllo, avrebbero operato per un presunto dimezzamento delle rendite catastali su “centinaia di capannoni” per abbattere le tasse.
Del resto, già nel 2002 erano stati indagati sei funzionari del Catasto reggiano (compreso Scarpino) in un’inchiesta rimasta dormiente negli armati della Procura reggiana e archiviata nel 2014  con la prescrizione delle ipotesi di reato di corruzione, abuso d’ufficio, truffa ai danni dello Stato, falsità materiale e ideologica, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri.

LA RELAZIONE SCALZULLI

Scrive Potito Scalzulli nella sua relazione all’Antimafia: «Confermo e ribadisco l’esistenza di un grande interesse di convenienza politica da parte di politici di rilevanza nazionale e locale verso i vantaggi ritraibili dalla tenuta del ‘Sistema Catasto’ ritenuto determinante per fare la differenza sugli equilibri politici elettorali a Reggio Emilia.

Appena preso servizio a Reggio Emilia mi sono accorto di trovarmi immerso in un ambiente di lavoro del tutto particolare, più simile ad un ufficio del sud che non del nord, notando l’assenza di ogni unitarietà di intenti comuni tra il personale assegnatomi che era ripartito per correnti caratterizzate più da affinità e provenienza geografiche – soprattutto notai l’alta percentuale di presenza tra il personale dipendente di calabresi originari di Cutro trapiantati da qualche tempo al nord – piuttosto che per analogia di mansioni.

Ho intuito da subito che quelle correnti erano solite svolgere per prassi consolidata le svariate attività e pratiche d’ufficio in totale autonomia… senza che venissero eseguiti particolari controlli se non di facciata, accorgendomi, nel dare corso alle mie iniziative di cambiamento sul piano organizzativo ed operativo dell’Ufficio, di aver recato disturbo ad un gruppo organizzato di dipendenti pubblici fautori e gestori del cosiddetto ‘Sistema Catasto’».

Da tale situazione “anomala”, la decisione di rivolgersi alla magistratura, anche per mettersi al riparo da pericoli e minacce : “Ho dovuto presentare gli esposti a titolo di difesa personale per evitare serissimi guai alla mia persona quando ho realizzato e preso coscienza, il tutto sorretto da testimonianze dirette e prove documentali in mano, che il gruppo organizzato di pubblici dipendenti di origine calabrese svolgeva azioni delittuose sotto protezione e in connivenza e complicità con i vertici dirigenziali romani e bolognesi dell’Agenzia del Territorio”.

E a proposito del consigliere comunale Salvatore Scarpino, scrive Scalzulli: “Scarpino continuava ad avere il controllo dell’Ufficio di Reggio Emilia attraverso i numerosi funzionari e tecnici dipendenti pubblici cutresi che a lui si riferivano per ogni necessità”dice Scalzulli. tangto da in viafre una mail il 10 dicembre di 2 anni fa al pm dui Aemilia Marco Mescolini, per raccontare cos’era accaduto nel corso di un incontro col sindaco Graziano Delrio, propiziato appunto dal consigliere comunale cutrese del Pd: “Posso assicurare che Salvatore Scarpino, per quanto in servizio da tempo alla Direzione Regionale di Bologna – scrive l’ex direttore – esercitava il controllo dell’Ufficio di Reggio Emilia e a lui si riferivano i numerosi funzionari e tecnici dipendenti pubblici di origine calabrese. Del che me ne resi conto già nei primi mesi del mio arrivo a Reggio allorché Scarpino mi disse che ci teneva personalmente a potermi presentare al sindaco Graziano Delrio. L’incontro (a tre) avvenne nella sede municipale un pomeriggio di metà maggio 2009, alla vigilia delle elezioni amministrative Scarpino mi presentò a Delrio come un collega dirigente di cui ci si poteva fidare»,  anzi con la precisazione che  «la collaborazione esistente tra i due Enti Pubblici (Catasto e Comune) sarebbe proseguita secondo la tradizione consolidata».

L'onorevole Maino Marchi e laconsigliera regionale Roberta Mori nel marzo 2010 al buffet della festa di Reggio 24 Ore, alla quale partecipò l'Aier -associazione dei costruttori cutresi - in forze con Antonio Gualtieri, Palermo e Antonio Rizzo

L’onorevole Maino Marchi e la consigliera regionale Roberta Mori nel marzo 2010 al buffet della festa di Reggio 24 Ore, alla quale partecipò in forze l’Aier -associazione dei costruttori cutresi –  con Antonio Gualtieri, Palermo e Antonio Rizzo

E veniamo alla parte che riguarda il deputato Maino Marchi. Nel 2011 Scalzulli viene nominato dal prefetto Antonella De Miro nella commissione  per il il sostegno alle vittime dell’usura e della criminalità organizzata, e per la gestione dei fondi relativi.

In quel frangente chiede all’on. Maino Marchi una collaborazione in qualità di membro della commissione parlamentare antimafia nella sua veste di parlamentare Pd e membro della Commissione antimafia: “Tenevo costantemente informato l’onorevole Marchi degli esposti e delle querele relative alle vicende del Castato”. In un incontro del 5 marzo 2012 (sono i giorni, fra l’altro, della famigerata cena agli Antichi Sapori, da cui ha preso il via l’inchiesta Aemilia) Scalzulli fa un riferimento al fatto che Scarpino figurava tra gli indagati dell’inchiesta Catasto avviata dieci anni prima. Ma la reazione del deputato, secondo l’onorevole, fu sconcertante: “Al sentire il solo nome di Salvatore Scarpino, l’onorevole Marchi manifestò una certa agitazione e, a proposito del sostegno da me chiesto a lui, mi rispose senza mezzi termini e in maniera disarmante che lui non poteva assicurarmi alcun sostegno al riguardo perché sarebbero venuti meno i voti calabresi che facevano capo a Salvatore Scarpino (Marchi mi parlò testualmente di 700 voti sicuri!), aggiungendo che si sarebbe creato un serio problema per il Pd in quanto quel consenso, interamente incanalato a favore del Pd, e ritraibile per ovvi motivi dalla tenuta del ‘Sistema Catasto’ che quindi non doveva assolutamente crollare, era ritenuto determinante per assicurare e garantire il risultato finale delle votazioni elettorali a Reggio Emilia”.

E aggiunge: “Da allora non sono riuscito più a mettermi in contatto in alcun modo con l’onorevole Marchi che credo comunque a quel punto evitasse accuratamente di incontrarmi e/o di sentirmi“.

MAINO MARCHI VALUTA AZIONI LEGALI

“Valuterò azioni legali nelle sedi opportune al fine di tutelare la mia integrità e reputazione da affermazioni e insinuazioni lesive della mia onorabilità – ha scritto oggi il parlamentare Pd Maino Marchi, replicando al memoriale Scalzulli – Io non ho mai pensato né affermato con nessuno che il “sistema catasto” fosse determinante per l’equilibrio politico di Reggio Emilia. Considererei un matto chiunque lo pensasse.

La politica, almeno per la comunità politica che rappresento, ha già dimostrato di essere in grado di reagire all’aggressione delle mafie e di operare per attivare gli anticorpi amministrativi e sociali al riguardo. Il ruolo del catasto io non l’ho mai teorizzato. Altri l’hanno fatto.
Né ho mai negato sostegno alla azione del Direttore del Catasto – aggiunge Marchi – dicendo che sarebbero venuti meno 700 voti calabresi che facevano capo a Salvatore Scarpino. Questa è una invenzione allo stato puro di Scalzulli.
Molto più semplicemente sia rispetto a una vicenda aperta dalla Magistratura 10 anni prima del 2012 e non arrivata a nessuna conclusione, sia rispetto alle questioni vissute dal direttore nei riguardi dei colleghi operanti a Reggio Emilia e a Bologna, l’ho invitato a interessare la Magistratura. Io non avevo alcun elemento per giudicare se le accuse erano fondate o meno.
Aggiungo che ho tenuto contatti con Scalzulli finché ha operato a Reggio Emilia. Dopo non mi ha più cercato. In quei mesi del 2012 mi aveva proposto un intervento legislativo per permettere un’integrazione delle informazioni tra Agenzia del Demanio e Agenzia delle Entrate, al fine di avere più elementi per combattere sia l’evasione fiscale che infiltrazioni mafiose. Quella proposta è diventata un emendamento da me presentato all’unico provvedimento utile in quello scampolo di legislatura, cioè il decreto semplificazioni. Purtroppo fu dichiarato inammissibile per le regole molto strette delle ammissibilità sui decreti legge”.
Clonclude il deputato Pd: “Sia la presentazione dell’emendamento che l’invito a interessare la magistratura sono circostanze confermate dallo stesso Scalzulli nell’audizione di ieri, rispondendo a domande dell’On. Manfredi, componente della Commissione Antimafia”.

I CINQUE STELLE. particolari inquietanti 

 “La deposizione dell’ex dirigente del Catasto di Reggio Emilia Potito Scalzulli presso il comitato enti locali della Commisione antimafie ha fatto emergere particolari inquietanti in quello che è stato definito un vero e proprio ‘sistema’.” lo dichiarano Luigi Gaetti, senatore del MoVimento 5 Stellle e vice presidente della Commissione anti-mafia e Giulia Sarti, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Commissione anti-mafia. “L’audizione di Scalzulli è avvenuta su proposta del Movimento 5 Stelle con il consenso dell’interessato e della presidente della Commissione Bindi”.
“Secondo Scalzulli esisteva una co-interessenza tra dipendenti del Catasto, tra cui anche chi ricopriva anche ruoli pubblici elettivi, e professionisti,  finalizzata alla manipolazione delle rendite catastali (con conseguente diminuzione di imposte da pagare e minori incassi per il Comune di Reggio  che si sarebbe tramutato in consensi elettorali. Tutto questo, secondo la sua deposizione, nella completa tolleranza da parte dell’amministrazione comunale di Reggio Emilia, che nonostante fosse penalizzata dal punto di vista finanziario (incassando meno Imu-Ici) lasciava che tutto si potesse realizzare”.
ANDREA COSTA DIFENDE MAINO MARCHI: “RIFERIMENTO FONDAMENTALE”
“la reazione di questo territorio, delle sue istituzioni, dei cittadini, è stata importante ed efficace. Ma non dobbiamo mai abbassare la guardia se vogliamo davvero contrastare la criminalità organizzata. Che oggi è sicuramente in difficoltà, ma che non è scomparsa. Lo abbiamo detto tante volte ma è utile ripeterlo: c’è stato un evidente ritardo nel comprendere le dimensioni del radicamento della criminalità nel nostro territorio, un ritardo la cui responsabilità è diffusa e va dalle forze inquirenti alla magistratura giudicante, da ampi settori dell’imprenditoria al mondo del credito, dai corpi intermedi alla politica che non ha saputo leggere i cambiamenti.
Ma  la differenza emerge da come si reagisce. E qui oggi esistono, grazie alla collaborazione tra enti locali, Prefettura, inquirenti, magistratura, sistemi di controllo tra i più avanzati d’Europa. Qui si svolge grazie alle scelte politiche e istituzionali il processo Aemilia il cui racconto ai cittadini è fondamentale per aumentare la consapevolezza necessaria ad isolare la criminalità. Qui grazie alla sinergia tra pubblico e privato si stanno costruendo liste di imprese pulite da mettere a disposizione di tutta la comunità.
E non è un caso che il sindaco del capoluogo, Luca Vecchi, ossia il primo cittadino più in vista del territorio, diventi oggetto di un tentativo di ricatto da parte di esponenti della criminalità: a Luca rinnoviamo vicinanza e solidarietà come già fatto non appena gli venne recapitata la lettera dal carcere di Pasquale Brescia.
Se la strategia voleva essere spaventarlo sappiano coloro che l’hanno studiata che hanno sbagliato di grosso. E i fatti lo dimostrano: dopo l’operazione Aemilia, dopo quella lettera, tutti, a partire da Luca, abbiamo raddoppiato gli sforzi per togliere aria alla criminalità.E se c’è una persona la cui esperienza, la cui capacità di studio ed elaborazione di proposte, il cui ruolo, sono stati importanti per affrontare al meglio la questione della presenza della criminalità organizzata in questo territorio questa persona è Maino Marchi. Un riferimento istituzionale fondamentale per la gran parte degli amministratori locali reggiani la cui integrità non può essere messa in dubbio da chicchessia.
Ci sono momenti della storia in cui si deve decidere da che parte stare, superando le divisioni a cui il gioco della politica spesso ci porta: non abbiamo mai speculato sulle fortune o sfortune giudiziarie di esponenti di altri partiti perché siamo convinti che la lotta alla criminalità non sia appannaggio di una sola parte ma debba essere un impegno condiviso.
E in questo senso la protesta intrapresa in questi mesi da Pierluigi Saccardi è stata un atto per chiedere il rispetto per le istituzioni che vanno difese con atti concreti come abbiamo fatto e anche con gesti simbolici”. (Andrea Costa, segretario provinciale del Pd)
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3 risposte a Catasto, affarismo, politica e amministrazioni: l’ex direttore Scalzulli scoperchia il pentolone alla commissione Antimafia
In graticola Scarpino e l’on. Marchi

  1. Carlo Menozzi Rispondi

    21/09/2017 alle 21:59

    Hanno scoperto l’acqua calda. Da anni si sapeva che in catasto comandavano i cutresi…. rendite aggiustate per gli amici …. ed altro…

  2. giuseppina Rispondi

    22/09/2017 alle 10:30

    Cari compagni, la verità è rivoluzionaria! Lo sosteneva anche Lenin.
    Abbiate il coraggio di dire la verità e buttare a mare tutti quelli che per fine elettorali od altro hanno coperto ogni cosa. Solo così il paese può ricuperare.

  3. luigi Rispondi

    22/09/2017 alle 11:10

    Un tempo c’era il nobile cavallo ( Togliatti) che temeva i c.d.pidocchi nella criniera, mentre non si accorse che aveva innestato un tumore. Ora quel tumore si è sviluppato. L’unico salvezza per il restante branco è buttare nel crematoio quel cavallo.

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