Reggio nella cyberguerra dell’Isis
Gli hacker del Califfato hanno attaccato i siti delle scuole

di Pierluigi Ghiggini

10/8/2017 – L’attacco subito dai siti internet di diverse scuole reggiane, quattro istituti superiori e cinque istituti comprensivi messi temporaneamente fuori uso nella giornata di venerdì 4 agosto, non è opera di pirati informatici improvvisati.
Che l’hackeraggio fosse di matrice islamista lo si è compreso subito dalla natura del messaggio («I vostri crimini sono qualcosa che non perdoniamo…») apparso nella home page del liceo Ariosto-Spallanzani, firmato “Tunisian Fallaga Team”. “Fallaga” significa partigiano: un termine usato ai tempi della guerriglia contro l’occupazione francese, conclusa con l’indipendenza della Tunisia riconosciuta nel 1956.
Tuttavia alla Digos, che ha acquisito le schermate dei siti hackerati, e a pochi esperti non è certo sfuggito che il Tunisian Fallaga Team è un primattore della cyber-jihad, un protagonista che per anni ha affiancato su internet la guerra fanatica, con rare vette di crudeltà, scatenata dell’autonominato Califfato dell’Isis, da poche settimane sconfitto quasi definitivamente sul campo mediorientale, ma che continua a dilagare in Europa con le sue cellule terroristiche pronte a colpire in qualsiasi momento.

Il proclama islamista del Tunisian Fallage team comparso nella home page del sito dell'istituto Ariosto-Spallanzani

Il proclama islamista del Tunisian Fallage team comparso nella home page del sito dell’istituto Ariosto-Spallanzani

Il Fallaga è conosciuto in tutta Europa per i suoi attacchi informatici (che continuano) ai siti pubblici, ad attività economiche come a giornali grandi e piccoli: due anni fa aveva occupato il sito del Newsweek per augurare un San Valentino di sangue a Michelle Obama.
Di più: tale gruppo di hacker, che continua a intruppare nuovi adepti, è stato fondato da Majdi, il secondo amministratore in ordine di importanza di siti internet del Califfato di Al Bahgdadi.
Majdi sarebbe finito in manette nel febbraio 2015 nel corso di un’operazione della polizia tunisina, conclusa con l’arresto di 6 hacker appartenenti proprio al Fallaga Team, che in precedenza aveva occupato con i suoi messaggi ben ventimila siti in Francia. Ma come si vede, anche dopo l’arresto del fondatore il Fallaga Team appare in forma più che mai.
Da qualche giorno, dunque, anche Reggio Emilia è entrata a pieno titolo nella cyber-guerra targata Is. Non è la prima città italiana, beninteso: parecchie scuole e università sono stati colpiti dal Fallaga Team: l’anno scorso, proprio il 9 agosto, era toccato al liceo Cortese di Maddaloni, in provincia di Caserta. E appena 72 ore fa, tre giorni dopo l’attacco sferrato nella “piazza reggiana” i messaggi jiahdisti del TFT hanno oscurato il sito del comune di Treviso.

Majdi, hacker di punta del califfato e fondatore del Tunisian Fallaga Team, in una foto "gaudente" di due anni fa, tratta dal suo profilo Facebook

Majdi, hacker di punta del califfato e fondatore del Tunisian Fallaga Team, in una foto “gaudente” di due anni fa, tratta dal suo profilo Facebook

Viene da chiedersi in quale modo, e perché, Reggio Emilia sia entrata in questa cyber guerra, ed è la domanda a cui oggi gli inquirenti cercano di dare una risposta.
Colpisce, in particolare, la quantità di siti sotto attacco. Gli hacker islamisti scelgono preferibilmente portal frequentati dai giovani, come possono essere quelli di scuole e università. Ma non sembra avere precedenti in Italia, almeno negli ultimi anni, la concentrazione di hackeraggi nelle stesse ore e nell stesso territorio, ai danni delle scuole: l’Ariosto-Spallanzani, il, liceo artistico Chierici, il Filippo Re e l’Itis Nobili. Con messaggi evidentemente rivolti in prima istanza agli studenti figli di famiglie immigrate, ritenuti a torto o a ragione più sensibili ai messaggi dell’estremismo islamista.
E infatti tra i siti attaccati nella stessa giornata del 4 agosto non mancano ben cinque istituti comprensivi (sei, se si aggiunge quello di Scandiano colpito il lunedì precedente) frequentati anche dai ragazzini delle medie.

La sede del liceo Ariosto Spallanzani in piazzetta Pignedoli

La sede del liceo Ariosto Spallanzani in piazzetta Pignedoli

Si può ipotizzare che Il TFT disponga di terminali nel territorio reggiano, cyber guerriglieri che potrebbero almeno aver indicato gli obiettivi da colpire.
Di sicuro non è un fake: procedendo a un confronto col materiale reperibile in rete, il messaggio su schermata nera apparso sul sito dell’Ariosto-Spallanzani, con la denuncia dei “crimini” perpetrati da cristiani e “sionisti” contro i musulmani, è praticamente lo stesso nei concetti di quello che nel marzo 2016 aveva occupato il sito della biblioteca-archivio Renato Maestro della comunità ebraica di Venezia, firmato sempre Tunisian Fallaga Team: «Perchè quando ci difendiamo veniamo chiamati terroristi?»… «Non ho paura della morte, sai perché? Perché se la morte può essere una donna, io sarò il primo uomo che la sposerà…».

 

“NON PERDONIAMO I VOSTRI CRIMINI”

IL MESSAGGIO SUL SITO DEL LICEO ARIOSTO-SPALLANZANI

Siamo tornati per schiacciare gli spioni e le spione dei vostri vostri siti, perchè i vostri crimini sono qualcosa che non perdoniamo».
E’ l’incipit, sommariamente tradotto (l’inglese utilizzato non è propriamente letterario) del messaggio del Tunisian Fallaga Team, apparso il 4 agosto al posto della home page del liceo Ariosto-Spallanzani di Reggio Emilia e di altri siti scolastici.
Seguiva un atto d’accusa dei crimini perpetrati in tutto il mondo contro i musulmani: «Terrorismo buddista contro i Musulmani in Birmania, terrorismo sionista in Palestina, terrorismo del governo indiano, del governo russo in Cecenia, in Siria, in Iran da parte della Shiaa iraniana, in Afghanista, in Iraq da parte delle forze americane, in Libano, in Mali dal parte delle forze francesi, Cina, Filippine, Indonesia, Guantanamo (cuba) Abu Gharib (scritto così, ndr.), centro Africa, Nigeria, Niger, Somalia e altri paesi.
I Musulmani sono assassinati tutti i giorni da Sionisti, buddisti, Cristiani e Chiaa (probabilmente Cia, ndr.). Ma perché ?»
E ancora: «Perché quando ci difendiamo veniamo chiamati terroristi? Voi fate terrorismo e occupate la nostra nazione… Uccidete i nostri figli, fratelli e madri e mi chiamate terrorista… Non ho paura della morte , sai perché? Perché se la morte può essere una donna, io sono il primo uomo che la sposerà…».

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