Lo scandalo del pedofilo in libertà
Giovedì sera un’ora di silenzio davanti al Tribunale

19/8/2017 – Una manifestazione silenziosa davanti al Tribunale di Reggio Emilia è stata indetta da La Caramella Buona Onlus, l’associazione reggiana che lotta in campo nazionale e internazionale contro la pedofilia e la violenza sui più deboli.

L’appuntamento è per giovedì 24 agosto dalle 21 alle 22: sarà una fiaccolata per ricordare che tra Caino e Abele esiste una “linea di demarcazione netta e naturale”.

E’ la prima risposta al moto di indignazione generale per l’ordinanza con cui il Gip di Reggio Emilia Giovanni Ghini  ha rimesso in libertà il pedofilo pakistano di 21 anni, reo confesso, che ha violentato brutalmente un bambino di 13 anni, disabile, in un comune della Bassa. Il giovane ha ammesso pienamente la colpa, ma si è difeso affermando che il bambino era “consenziente”.

Il Gip Ghini ha motivato la sua decisione con “la straordinaria autodisciplina” del reo.

Sul caso di “gravità inaudita” la deputata M5S Maria Edera Spadoni annuncia un’iniziativa alla Camera, e chiede intanto l’espulsione immediata del pakistano dall’Italia.

L’annuncio della manifestazione silenziosa di protesta è stato diramato da Roberto Mirabile, fondatore e presidente de La Caramella Buona.

 “La notizia della decisione del giudice Giovanni Ghini che ha lasciato in libertà con solo obbligo di firma Akhtar Nabeel , cittadino pakistano che ha ammesso di aver abusato di un bambino disabile , ha provocato nella cittadinanza reggiana sentimenti di stupore, sconcerto e indignazione. Il giudice ,che tra l’altro ha rappresentato lo Stato con abbigliamento non certo consono al suo ruolo – scrive Roberto Mirabile – non ha quindi minimamente considerato, con questa incredibile  decisione, di confermare la netta linea di demarcazione naturale tra Abele e Caino.

Per questo motivo, La Caramella Buona Onlus indice per giovedì 24 agosto dalle ore 21,00 alle ore 22,00 davanti al Tribunale di Reggio Emilia, in via Avvenire Paterlini 1, una manifestazione alla quale sono invitati tutti i cittadini di Reggio e provincia, denominata “Un’ora di silenzio” per dimostrare indignazione per una giustizia inesistente  ma anche affetto e solidarietà ad un bambino abusato e successivamente umiliato”.

Si richiede di intervenire  numerosi – aggiunge Mirabile –  senza bandiere e simboli di qualsiasi genere e, ai partecipanti uomini, di indossare una dignitosa camicia”. Il riferimento è all’abbigliamento “sbulinato”, più consono a una spiaggia, con cui il giudice Ghini si è presentato in aula.

L'udienza in Tribunale: il giudice Ghini in maglietta rossa. Di spalle il pedofilo pakistano

L’udienza in Tribunale: il giudice Ghini in maglietta rossa. Di spalle il pedofilo pakistano (Foto da Gazzetta di Reggio on line)

RUBERTELLI: “UNA DEMOCRAZIA CHE NON GARANTISCE SICUREZZA E CERTEZZA E SICUREZZA E’ DESTINATA A SCOMPARIRE”

 “La legittima decisione della magistratura sul caso del richiedente di asilo pachistano che ha abusato sessualmente di un bambino disabile ha generato profondo sconcerto e anche violenta rabbia tra i reggiani che da tempo lamentano la disaffezione delle istituzioni nei loro confronti.
Pertanto ci vogliono istituzioni con la i maiuscola perchè incontrando le persone e ascoltando le loro storie si avverte un clima di generale malcontento e istintiva rassegnazione.
Dall’inizio del mio mandato mi batto come consigliere comunale affinchè la gente venga riportata al centro dell’attenzione della politica altrimenti lo scollamento tra cittadino e stato diventerà permanente.
Non è il momento di invettive di stampo ideologico o del ricorso a slogan elettorali, bensì di sano realismo e buon senso poichè ci troviamo di fronte ad una situazione complessa e delicata che richiede la collaborazione di tutti e un dialogo costante con la cittadinanza. Una democrazia che non garantisce sicurezza e certezza della leggi è destinata a scomparire lasciando il paese in balia di una tendenza autodistruttiva che lascerà alle future generazioni le macerie dei valori su cui si fonda il vivere civile”. (Cinzia Rubertelli, GR-PR Alleanza Civica)
IL GIUDICE IN MAGLIETTA: MILES BARBIERI RISPONDE ALLA COMPAGNAI DI GHINI 

“E’ opportuno, consono all’ambiente, per un giudice decidere le sorti di una persona presentandosi  in maglietta a maniche corte, di un colore sgargiante, e con tanto di scritte? Io penso che un po’ di decoro in certi ambienti sia necessario. Forse a cominciare dai giudici che dovrebbero dare l’esempio.

Di seguito la mia risposta all’avvocato Monica Ranellucci, compagna del giudice Ghini, che parla di “poche regole da osservare in una società civile…” , beh, io credo che tra queste “semplici regole” ci sia anche il decoro. Non entro nel merito della sentenza perché sicuramente il giudice avrà applicato delle leggi, ma queste leggi sono da cambiare velocemente.

Monica Rannellucci – Poche regole sarebbero da osservare in una società civile, soprattutto da chi mastica diritto e da chi fa informazione:
1) non parlare quando di un processo non si sa nulla (perchè non si è letto una, dico una, delle carte processuali).
2) evitare, conseguentemente, di dare – al cittadino medio – informazioni sbagliate, favorendo così, nella migliore delle ipotesi, l’intolleranza, l’odio, e il disprezzo per la Giustizia.
3) ricordarsi che, un giorno, chiunque di noi potrebbe trovarsi dalla parte sbagliata e potrebbe essere sgradevole venire condannato rebus sic stantibus dalla giuria popolare di Facebook.

Barbieri – Cara Monica, è sicuramente vero che nessuno di noi conosce le carte processuali, però se è vero, come è vero, che il pakistano ha violentato un bambino disabile, gli italiani, che frequentino o meno i social, si aspettano che venga condannato per questo e non resti in libertà.

Agli italiani ormai i cavilli giuridici interessano poco o niente, quello che interessa è che i delinquenti vadano in galera e possibilmente ci restino, ed è questo, ovvero fare giustizia vera, che può limitare l’odio. Permettimi infine una considerazione personale: io capisco che sia la settimana di Ferragosto, capisco il caldo, capisco tutto, ma ci sono formalismi che in un’aula processuale dovrebbero essere rispettati.

Cosi come ci si alza in piedi all’uscita ed al rientro del giudice, allo stesso modo il giudice dovrebbe indossare un abbigliamento decoroso e consono all’ambiente e alla sua stessa alta responsabilità e professionalità. Anche queste sono piccole regole, forse non scritte, ma che ci impone lo stare in Società”. (Miles Barbieri)

Be Sociable, Share!

4 risposte a Lo scandalo del pedofilo in libertà
Giovedì sera un’ora di silenzio davanti al Tribunale

  1. Guido Rispondi

    20/08/2017 alle 00:28

    Condivido il tutto, quando oggi a tele reggioo ho visto e sentito sinceramente pensavo ad un errore, poi quando ho visto il giudice in maglietta, mi sono sentito deriso e offeso dalle istituzioni, non voglio entrare nelle motivazioni del giudice, non ne ho la presunzione, ma quando questo signore giudica in nome del popolo italiano credo che il popolo che lui menziona in sentenza meriti anche il suo rispetto! Voglia chi ne ha l’autorità intervenire di conseguenza grazi

  2. Umberto Gianferrari Rispondi

    20/08/2017 alle 08:01

    Il colore, va bene

  3. Umberto Gianferrari Rispondi

    20/08/2017 alle 10:09

    NIENTE, PIÙ DELL’ABITO…..FA IL MONACO !….
    O.Wilde

  4. Mario Guidetti - portavoce tavolo Hemingway Rispondi

    20/08/2017 alle 17:50

    Caro direttore, solo per rilevare un refuso: giovedì 24 non 23
    Cordialità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *