Innaffiare le piante nel migliore dei mondi possibile
Voltaire, gli appalti e il deretano degli impiegati

di Pierluigi Ghiggini
19/8/2017 – Scusate il minimalismo, che può sembrare fuori luogo in giorni come questi, col terrorismo islamista che insanguina l’Europa. E comunque proprio minimalismo non è: piuttosto una questione simbolica. Cartina al tornasole dello stato in cui versano la città e la convivenza civile a Reggio.
Decine di piante costose e importanti, installate nelle fioriere di piazza della Vittoria sono seccate tra l’indifferenza di tutti, e non a causa della siccità, ma perché nessuno le ha innaffiate. E’ come abbandonare  alla morte per sete i gerani prigionieri dei vasi in terrazzo, o gli uccellini tenuti in gabbia. Lo fareste mai a casa vostra?
Le piante fatte morire di sete in piazza della Vittoria

Le piante fatte morire di sete in piazza Martiri

Il botanico Ugo Pellini ha denunciato il caso, invocando quel minimo di cura in più per il  verde (quella che c’era un tempo quando i comuni erano poveri ma allignava ancora il buon senso) e suggerendo il ricorso ai volontari.
In altri tempi, scusate ancora il passatismo, non mancavano gli anziani che senza chiedere niente curavano un’aiuola o portavano da mangiare alle colonie feline: ma a parte il fatto che i gatti liberi e randagi se li sono mangiati, anche i volontari, quelli autentici, sono finiti in rottamazione, sostituiti da appalti, trasferimenti di risorse e complesse procedure pubbliche, come si conviene dal resto ai tempi novelli, nei quali peraltro sembra in forte ripresa – auspici curiosamente non tanto gli ex comunisti, quanto i cattolici democraticissimi che dominano la scena a Reggio e nel governo – una concezione veterosovietica della società e dell’organizzazione civile.

E infatti le spiegazioni fornite celermente dal comune sono pienamente il linea con tale concezione, raggiungendo vette di burocratismo da corte bizantina. In sostanza, scrive il Comune, le piante sono seccate perché i tempi degli appalti sono molto più lunghi della loro agonia.
Noi abbiamo pensato di sognare, e per questo riportiamo il comunicato perchè siate certi che non raccontiamo frottole:  «I tempi per l’assegnazione dell’appalto per la manutenzione non sono stati compatibili con il lungo periodo di siccità nei mesi di giugno e luglio. Purtroppo anche l’attività di cura del verde, da molti anni completamente affidata all’esterno, dipende da procedure di gara sempre più articolate e complesse, anche in funzione delle più recenti normative sull’affidamento di lavori e servizi. Inoltre il tipo di piante esistenti nei vasi del centro non è tra i più idonee a sopravvivere ad un lungo periodo di siccità. Il problema delle innaffiature non dipende quindi da carenza di risorse ma dalla rigidità che una struttura pubblica ha nello spendere – seguendo correttamente le procedure – le somme che la Giunta ha stanziato. Grazie alle economie ottenute con la procedura di gara, le piante morte saranno sostituite con altre tipologie più adatte».
SECCATE 1
Ora si dovrebbe spiegare a cosa serve risparmiare se poi si deve spendere per rimpiazzare le specie lasciate morire. Ma dettagli a parte, come si può affermare seriamente che per dare un po’ di benedetta acqua a una pianta bisogna aspettare l’appalto con firme e controfirme?
Non hanno pensato in Comune a far alzare il deretano dalla sedia a qualche impiegata/o per un’opera di bene (e siamo certi che avrebbero subito trovato subito persone ben disposte e che non avrebbero chiesto gli straordinari) o magari a qualcuno dei Teatri o dei Musei? O ancora meglio a fornire di innaffiatoi, prelevando l’acqua dalla fontana rasoterra, i richiedenti asilo che ciondolano sotto il porticato del Valli in attesa di andare in mensa, o forse di andare a prestare volontariato in qualche circolo o alla festa dell’Unità?
Per non dire poi dei commercianti della zona che nelle loro faccende giustamente affaccendati, non hanno pensato a portare un po’ d’acqua agli assetati: eppure sarebbe stato nel loro interesse.  E lasciamo perdere gli assessori: il sindaco di Viano ha ridipinto la staccionata del parco, quello di Canossa si è messo a pulire le strade dalle erbacce (persino esagerando in disinvoltura nell’uso delle attrezzature comunali) mentre quello di Campegine raccoglie le foglie morte col rastrello; ma nella città smart e delle persone di Reggio gli amministratori si occupano sì della siccità e del bene comune, però su Twitter.
Quelli che spacciano ancora Reggio e l’Aemilia come il migliore dei mondi possibile, dovrebbero ricordare la massima conclusiva del Candido di Voltaire: “Il faut cultiver son jardin”, bisogna curare il proprio giardino (senza aspettare che lo facciano altri al posto nostro). Appunto: coltivare il giardino, innaffiare le piante, rispettare la cosa pubblica e i cittadini, darsi da fare, abbassare la cresta. Vale per tutti, sia chiaro, anche per chi scrive: perchè tutti quanti, pur in gradi molto diversi, portiamo un po’ di responsabilità.
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Una risposta a 1

  1. giovanni Rispondi

    20/08/2017 alle 10:47

    Bravo Ghiggini. Finalmente uns nota obbiettiva. Purtroppo a Reggio si dorme e la burocrazia vince, ovviamente per i limiti della classe politica. A questi si aggiungono giustamente anche i commercianti che aspettano Roma per innaffiare una pianta sul suolo pubblico davanti al negozio.

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