Esplode a 18 milioni il debito di Iren Rinnovabili, bilancio chiuso con 2 milioni di perdite

11/8/2017 – E’ esploso il debito di Iren Rinnovabili, la società controllata al 70% dal gruppo Iren con la partecipazione del Ccpl al 30% e che si è accreditato ormai come il “salotto buono” cittadino dell’economia targata Pd.

Il bilancio 2016 si è chiuso con debiti per 18 milioni di euro, 5 milioni in più rispetto al 2015, e con un’erosione del patrimonio netto, sceso sotto i venti milioni, a causa di un perdita di 2 milioni di euro. Perdita, scrive oggi la Gazzetta di Reggio, attribuibile in gran parte alla svalutazione di 1,5 milioni delle azioni di Greensource, società di consulenza nella progettazione del fotovoltaico controllata interamente da Rinnovabili.

Ettore Rocchi

Ettore Rocchi

Ma pesano sul bilancio probabilmente anche gli impegni sul fronte delle sponsorizzazioni e del contributo ai progetti del comune di reggio emilia.

Il salotto buono guidato dal professor Ettore Rocchi, uomo di fiducia di Delrio e del sindaco Vecchi, non è propriamente in buona salute, ed è possibile che si debba procedere a un aumento di capitale per sanare la perdita e mettere in grado la società di procedere con i suoi piani di sviluppo.

In realtà il core business di Rinnovabili sembra spostarsi dal piano energetico agli investimenti per l’innovazione del territorio, come l’intervento sui capannoni 17 e 18 dell’area Reggiane: un investimento da 30 milioni di cui almeno otto sostenuti Stu Reggiane, società a mezzadria tra Comune di Reggio e Iren Rinnovabili, amministratore delegato l’imprenditore Luca Torri,  presidente l’ex ministro prodiano Giulio Santagata.

Riuscirà Iren Rinnovabili a decollare e creare utili, o rischia di fare la fine di altre società rovinosamente controllate dalla politica, come la Sofiser? Qualcosa da dire forse avranno i soci del patto di sindacato, in cui dopo le elezioni comunali il Pd è finito in minoranza. Anche se Rinnovabili è l’unica società controllata dal gruppo Iren  (attraverso Iren Ambiente, altro feudo del Pd emiliano) a restare fuori dall’orizzonte del bilancio consolidato, nonostante Rocchi sia prima di tutto vicepresidente della casa madre. Comunque una fortuna, in questo momento, dato che la capogruppo non deve mettere nel conto del debito anche i due milioni di perdite del 2016.

Resta il fatto Rinnovabili, al pari della maxi società operativa Ireti, è di fatto chiusa in un recinto monopartitico: accanto al presidente Rocchi siedono in consiglio Roberto Olivi (presidente del colosso Coopservice impegnato fra l’altro nel progetto Arena Campovolo)), Federico Parmiggiani (area Pd, cda Alleanza 3.0) e il manager di Ccpl Cesare Imbriani.

Condividi

2 risposte a Esplode a 18 milioni il debito di Iren Rinnovabili, bilancio chiuso con 2 milioni di perdite

  1. Lupo Rispondi

    11/08/2017 alle 15:59

    Soli presuntuosi impreparati incompetenti.

  2. Mario Guidetti - portavoce tavolo Hemingway Rispondi

    13/08/2017 alle 11:13

    IREN RINNOVABILI bilancio in perdita – potremmo conoscere…?
    Caro direttore,cari lettori, al tavolo politico-letterario Ernest Hemingway del bar di Puianello abbiamo letto che il bilancio 2016 di Iren Rinnovabili “si è chiuso con debiti per 18 milioni di euro, 5 milioni in più rispetto al 2015, e con una erosione del patrimonio netto, sceso sotto i venti milioni, a causa i una perdita di 2 milioni”.
    Tralasciando di entrare nel merito del “marchio politico del management” e sul fatto che tale azienda, pur controllata dal gruppo Iren resta fuori dall’orizzonte del bilancio consolidato, come microazionista di Iren SpA vorrei, rispettosamente, delicatamente, sommessamente, conoscere il dettaglio analitico delle sponsorizzazioni e, altrettanto analiticamente, quello delle spese pubblicitarie.
    Essendo a conoscenza che la stessa richiesta è stata avanzata da altri azionisti, senza ricevere (a mio e loro avviso) adeguate ed esaustive risposte, anche ad Iren SpA, confido in un diverso atteggiamento da parte di Iren Rinnovabili. In caso contrario non mi resterà che citare il terzo canto dell’Inferno di Dante “Lasciate ogne speranza, voi ch’entrate”. Questa è la fine che hanno fatto tutti coloro che, per scelta ideologica, aderirono ad Enia al prezzo di 10,10 euro per azione. Ora AGAC, fatta con le mani e le artriti dai nostri avi è un moloch, paradiso dei tanti che hanno trovato un sicuro punto di approdo e dei tanti che hanno ricevuto generose ( in un caso, milionarie?) prebende per lasciare simile porto.
    Ovviamente ed estrema ratio, resta la Consob…
    Ps: ricordo che la “estinta” Banca Etruria, nel bilancio sociale, indicava, analiticamente ed al centesimo, le sponsorizzazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *