Punti nascite, L’Asl di Nicolini usa la scure
Condannati Sant’Anna e Scandiano

5/7/2017 – “Noi non vogliamo chiudere con il morto. A Castelnovo Monti ci sono più professionisti che bimbi nati. E questi signori dei comitati quando arriva un avviso di garanzia non ci sono mai”. Sono parole pesanti quelle pronunciate dal direttore della nuova Asl reggiana, Fausto Nicolini, alla conferenza stampa indetta, con gran spiegamento di dirigenti e professionisti, per spiegare le chiusure per ferie dei tre punti nascita del Franchini di Montecchio, del magati di Scandiano e del Sant’Anna di Castelnovo Monti”. Parole che potrebbero essere tollerate in un pivello, ma non da un professionista del suo calibro. Evidentemente sono troppi gli avvisi di garanzia ricevuti, ma non si sa se per incidenti accaduti a Castelnovo, a Scandiano o a Reggio Emilia. Più che la sicurezza, sembra mancare la serenità.

Fausto Nicolini

Fausto Nicolini

La sostanza è che dopo le ferie i punti nascita riapriranno regolarmente (“a meno che non subentri la normativa nazionale e regionale”), ma il destino di Castelnovo Monti e di Scandiano è segnato: sono sotto i 500 parti l’anno, quindi sotto il livello ritenuto di sicurezza in base alle moderne acquisizioni scientifiche (e normative), quindei sono destinati a chiudere. La novità, rimasta sotto traccia sino ad oggi, e che regione, Asl e gran parte dei professionisti hanno condannato non solo il Sant’Anna,  ma anche il magati di Scandiano che pure in materia di neonatalità ha una tradizione.  “Reggio Emilia è l’unica provincia con 5 punti nascite, Piacenza ne ha uno, a Bologna sono tre e tutto continua ad andare bene – afferma Nicolini – Per la montagna avremo l’elisoccorso nei pochi casi in cui ogni momento è prezioso. Ma andrà tutto bene, fidatevi”.

La conferenza stampa ha lasciato in ombra alcune questioni imbarazzanti: ad esempio un piano convincente per garantire la sicurezza delle partorienti che dovranno fare una cinquantina di chilometri e più in ambulanza per far nascere il bambino a Reggio Emilia o a Montecchio, oppure come si riuscirà a garantire la vicinanza dei famigliari (perché un parto non è un fatto soltanto medico, ma pare che cià per l’Asl e la Regione non conti). Senza considerare con quale logica si spendono milioni e milioni per un nuovo ospedale della mamma e del bambino a Reggio Emilia, mentre si abbandonano interi territori. Ma il dado ormai è tratto: e se Scandiano potrà almeno contare sulla vicinanza a Reggio e a Sassuolo, per Castelnovo Monti sarà un colpo all’attrattività del territorio, al diritto dei cittadini di godere di servizi paragonabili a quelli dei reggiani di pianura,. un chiaro invito alla coppie giovani a non venire a vivere  in montagna, o ad andarsene.

 

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