Punti nascite da chiudere
Il morto c’è: è la politica che si fa guidare dalle lobbies

<b>DI DARIO CASELLI </b> <br>

7/7/2017 – Fausto Nicolini, direttore megagalattico della sanità reggiana, aveva di sicuro un diavolo per capello per dire, mentre annunciava la chiusura estiva dei punti nascita di Castelnuovo ne’ Monti e Scandiano: ” noi non vogliamo chiudere con il morto”.

Cosa vorrà mai dire? Che nel reparto c’è un cadavere da trasferire o che è il reparto ad essere cadavere, o che un bambino potrebbe nascere cadavere? Ovviamente in estate, perchè in autunno il reparto riaprirà e non sono previste chiamate per il morto. Sempre il direttore afferma che a Castelnuovo ci sono più professionisti che bimbi nati, con tanta assistenza il rischio di guai dovrebbe essere minimo e invece i Comitati delle Cicogne, quando arriva un avviso di garanzia, non ci sono mai.

Avvisi di garanzia, se non c’è il morto, per cosa arrivano? Non per i bambini, visto che non nascono e poi dove arrivano, a Reggio, dove dovranno in futuro nascere tutti i bambini? Se così è, bisognerebbe avvisare le poche mamme che vogliono partorire in estate quando i punti nascita periferici sono chiusi.

L'ingresso dell'ospedale Magati di Scandiano

L’ingresso dell’ospedale Magati di Scandiano

Diciamolo subito, in base agli ultimi studi i punti nascita sotto i cinquecento nati, sono ritenuti poco sicuri, forse perchè gli operatori perdono manualità, ma se vengono da Reggio, il problema potrebbe dirsi risolto. Allora è un problema di risparmi e pure di potere, senza chiedersi se il gigantismo sanitario sia sempre migliore del decentramento, per le macchine lo è, per i pazienti non sempre. Eppure le macchine non vanno ventiquattro ore, come in altre regioni e più sono i pazienti, più diventano numeri e non persone.

Ma torniamo a noi, alla domanda iniziale, chi potrebbe essere il morto, di certo una politica che si fa guidare dalle lobby e che ha paura degli avvisi di garanzia, senza che utenti sappiano se sono molti, se sono fondati, ecc..

La salute dei cittadini è nelle mani di amministratori unici, nominati dalla politica, mentre perfino la più scassata delle partecipate pubbliche ha un consiglio d’ amministrazione. La politica potrebbe nominare un comitato indipendente che vigili, non sui conti, ma sulla qualità del servizio. Ci rendiamo conto dell’utopia di effettuare una chiamata per una politica morta da tempo ed è con questo morto che i manager pubblici non vogliono chiudere, in fondo anche se post mortem, li nomina lei.

 

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