Maria Sergio balbetta al processo Aemilia
“Tra i cutresi imputati ho conosciuto solo Macrì”

DI PAOLO COMASTRI

25/7/2017 – Le tanto attese audizioni del sindaco Luca Vecchi e di sua moglie Maria Sergio hanno monopolizzato l’attenzione nell’udienza odierna del processo Aemilia, peraltro entrata nel vivo del dibattimento con un ritardo di una ventina di minuti per un’interruzione dovuta ad una camera di consiglio della corte per stabilire l’ammissibilità di alcuni testi richiesti dall’avvocato Piccolo; il collegio giudicante ha poi definito irricevibile la richiesta stante “l’irritualità delle citazioni”.

Superato questo scoglio procedurale è quindi giunto l’atteso momento dell’audizione del sindaco Vecchi.

Nemmeno il tempo di sedersi sulla sedia dei testimoni che arriva la prima domanda dell’avvocato Piccolo : “E’ a conoscenza di infiltrazioni mafiose legate ad attività del clan Grande Aracri ?”.

Chi si attendeva un si oppure un no è rimasto assai deluso: “ Non da oggi ma almeno da 10 anni ho preso coscienza di un problema serio, quello cioè relativo ad un fenomeno ndranghetistico rilevante”, ha risposto il sindaco Vecchi sottolineando poi il “grande investimento sulla cultura della legalità che ha portato a crescere la consapevolezza del fenomeno a cui ha contribuito la relazione Ciconte che ha segnalato all’attenzione di tutto il comparto pubblico l’esistenza del fenomeno ndranghetistico”.

Pietro Grasso in Sala del Tricolore, in primo piano il sindaco Luca Vecchi

Pietro Grasso in Sala del Tricolore, in primo piano il sindaco Luca Vecchi

ha mai riscontrato forme di ingerenza diretta?” ha incalzato l’avvocato Piccolo; questa volta il sindaco Vecchi non ha utilizzato il politichese con cui stava affrontando le tematiche ed il tono, come dire, un po’ comiziale del suo deporre: “ No !, e se avessi avvertito il solo sospetto di notizie di reato non avrei avuto dubbi sul rivolgermi alla pubblica sicurezza”. “

“Che lei sappia ci sono state cosche locali che hanno condizionato le competizioni amministrative, magari proponendo anche uno scambio di voti ?”

“ Per quanto di mia conoscenza lo escludo”.

Un altro no del sindaco alla domanda se a sua conoscenza si fosse manifestato interesse a modificare il Piano Regolatore per scopi ed interessi personali.

Si arriva poi alla cosi detta stagione dei roghi; il presidente Caruso chiede a Vecchi in quale arco temporale vada collocata. “Dopo il 2010”, risponde Vecchi riappropriandosi del suo eloquio politichese: ” Come amministrazione la cosa ci colpi tanto che venne organizzata una manifestazione sotto il comune. Ritenni quegli episodi come attività intimidatorie che rappresentavano nel contesto di Reggio Emilia un segnale molto preciso” .

Vorrebbe forse fermarsi, il sindaco ma non può a questo punto sottolineare come “ quei fenomeni dolosi ed intimidatori erano inequivocabilmente il segnale che all’interno del mondo dell’edilizia ci fossero dei problemi e che la situazione era seria perchè erano indicatori chiari di un’infiltrazione mafiosa in atto “.

Dopo avere sottolineato che “solo con l’inchiesta Aemilia si è squarciato uno scenario”, passa poi a difendere il Piano Regolatore del 2010 quando primo cittadino era Del Rio e lui consigliere comunale PD e il piano “venne votato dalla maggioranza e respinto dalla minoranza”.

Sottolinea come “da un punto di vista politico fu molto importante perchè segnò una discontinuità da quello del 2001”.

Insomma ci fu “una svolta”; due parole, per chi ha avuto orecchie da intendere, pesanti come un macigno; era finita l’epoca del monopolio edilizio delle imprese cutresi, tanto che poi molte di esse si consorziarono nell’AIER che sostanzialmente, come ha chiosato Vecchi, “era un’associazione che si occupava (o avrebbe voluto occuparsi…ndr) sostanzialmente di invenduto”.

Un ultimo, e per certi versi capzioso, distinguo ha chiuso l’audizione del teste Luca Vecchi: ”A Reggio Emilia esiste una sola comunità ed quella della città del Tricolore, anche se per come si è insediata e radicata la comunità cutrese si è configurata come una comunità nella comunità”. Intuendo forse la delicatezza dell’affermazione ha tenuto a precisare “come quella cinese o ghanese”.

Chi si attendeva rivelazioni sensazionali o imbarazzate ammissioni da parte del sindaco Luca Vecchi è rimasto davvero deluso; tra un tono comiziale  e argomenti non trattati (l’acquisto della sua abitazione, la lettera di Pasquale Brescia ad esempio…ndr) alle 11,40 il teste è stato congedato.

Tra la sorpresa generale, perché la sua deposizione era stata messa a ruolo per martedi 1°a gosto, è stata poi la volta della moglie del sindaco Vecchi, l’ingegner Maria Sergio, ex dirigente dei servizi urbanistici del comune di Reggio Emilia ora a Modena con eguale incarico.

L’eloquio forbito, da consumato politico, come quello utilizzata in precedenza , lascia il posto a risposte più dirette e pure a qualche malcelato imbarazzo, come quando l’avvocato Piccolo le chiede “se mai nella sua veste di dirigente pubblico del settore urbanistico abbia mai avuto contati diretti con imprenditori poi coinvolti nell’inchiesta Aemilia.

 Imbarazzato e non di meno imbarazzante silenzio dell’ing. Sergio tanto che interviene il presidente Carus oper riformularle la domanda; “l’unico che mi viene in mente” risponde con un filo di titubanza il teste “è quello da cui ho comprato casa, Francesco Macrì”.

A questo punto nell’aula le lancette della tensione sono schizzate nella zona rossa anche per la successiva domanda, e cioè se al funerale del padre di Maria Sergio avessero mai partecipato persone cutresi ora imputate nel processo; “E’ possibile e comunque erano frequentazioni di mio padre e non mie”. Era stato Pasquale Brescia – nella famosa lettera al sindaco per la quale è stato assoltocon formula piena dall’imputazione di minacce mafiose – a scrivere che al funerale del suocero di Vecchi erano pfresenti, oltre allo stesso Brescia, anche Gianluigi Sarcone e Antonio Muto.

Graziano Delrio e Maria Sergio

Graziano Delrio e Maria Sergio

Comunque,nessuna replica da parte dei PM Ronchi e Mescolini, tantomeno del presidente Caruso; e lancette ritornate in zona bianca.

La seduta era iniziata con l’escussione Giuseppe Pagliani, assolto con formula piena  nel rito abbreviato dall’accuaa di concorso esterno in associazione mafiosa ma con sentenza impugnata dalla DDA e quindi ora oggetto di appello. Pagliani non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione avvalendosi della facoltà di non rispondere.

 

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2 risposte a Maria Sergio balbetta al processo Aemilia
“Tra i cutresi imputati ho conosciuto solo Macrì”

  1. Fausto Poli Rispondi

    25/07/2017 alle 22:57

    Certamente per un cittadino reggiano certe situazioni sono molto imbarazzanti.

    Sarebbe forse ora di pensare a un nuovo Sindaco, di un’altro colore politico.

    D’altronde, se la squadra retrocede, si cambia l’allenatore.

    Queste notizie dovrebbero avere risonanza nazionale.

  2. mario stoppa Rispondi

    27/07/2017 alle 18:27

    Veramente imbarazzanti ed imbarazzate,le risposte dei coniugi Vecchi:non riescono proprio ad ammettere ,con le giuste parole,che la cosiddetta “comunità” cutrese,ha fatto ,in quegli anni,il bello ed il cattivo tempo,nella ns. edilizia,costruendo a destra ed a manca,con lottizzazioni peraltro,di pessimo impatto abitativo,(classiche cattedrali nel deserto)!!!!!!

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