La Tari, l’Imu e il business dei richiedenti asilo
Qualche domanda del tavolo Hemingway

di Mario Guidetti*

Caro direttore,

dal tavolo Hemingway stiamo seguendo le difformi posizioni sul tema “richiedenti asilo”.

Leggiamo anche di “presunti business”, di costi giornalieri (da 34 a 39 euro cad.) sopportati dalla comunità (una asfittica comunità, aggiungiamo noi), di una pilatesca Europa, di bandi emessi dalla Prefettura “partecipati e quindi vinti dai soliti noti”.

Mario Guidetti con Anita Garibaldi

Mario Guidetti con Anita Garibaldi

Leggiamo anche che meritevoli (lo diciamo senza ironia e lo ripetiamo; <meritevoli>) Associazioni reggiane, per la bisogna, hanno acquistato appartamenti che si aggiungono a quelli dei quali già ne avevano la disponibilità. Per intenderci, parliamo di decine di immobili sparsi sul territorio provinciale.

A tale sforzo di accoglienza, aggiungasi il sospetto che nella casbah zona stazione, in appartamenti dove figurano abitare nuclei di due persone, ve ne siano in numero ben maggiore. La cronaca ci riporta di convivenze territorialmente non pacifiche con ripetuti interventi delle Forze dell’Ordine, alle cui donne e uomini va il ringraziamento e tutta la solidarietà dei membri del tavolo Hemingway.

Abbiamo già detto che una “asfittica comunità” sostiene i costi dell’accoglienza dei <richiedenti asilo>, dei “presunti business” e delle meritevoli Associazioni reggiane con bilanci in attivo che, non solo caritevolmente, li accolgono.

Proprio per dare, come si suol dire, “a Cesare, quel che è di Cesare” e sgombrare il campo da < insani> sospetti, chiediamo al Comune di Reggio Emilia ed alle altre Amministrazioni Comunali:

  • la TARI per i rifiuti prodotti dai richiedenti asilo e l’IMU per gli immobili dove questi sono ospitati, viene pagata?
  • sono effettuati controlli sulla corrispondenza degli abitanti di fatto rispetto a quelli regolarmente dichiarati (e deduciamo iscritti a ruolo per la TARI) nelle abitazioni zona stazione?

Al tavolo Hemingway attendono risposte. Verranno (mah)?

*portavoce tavolo Hemingway

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3 risposte a La Tari, l’Imu e il business dei richiedenti asilo
Qualche domanda del tavolo Hemingway

  1. Carlo Menozzi Rispondi

    11/07/2017 alle 12:45

    Tombola!

  2. waterboy Rispondi

    11/07/2017 alle 16:15

    Le domande sono retoriche come lo è solitamente il Sig.Guidetti. Il Comune di Reggio Emilia conosce i “residenti” a Reggio Emilia, non i “viventi” a Reggio Emilia. Negli appartamenti affittati in certe zone che ci abitino in 1 in 2 o in 10 non lo sa nemmeno la Questura. Non a caso, ai fini della TARI, in caso di unità abitative “non residenti” il Regolamento del Comune di Reggio Emilia prevede un numero standard di componenti (mi sembra 2).

  3. Mario Guidetti Rispondi

    12/07/2017 alle 08:29

    Interessante il distinguo dell’anonimo “ragazzo-acqua” fra e . Retoricamente (come a suo dire è nostra consuetudine) è forse meglio “rinunciare alla residenza e quindi auto-escludersi dalla fiscalità locale” e trasformarsi in “viventi”? Ma dai…
    Sempre retoricamente, se ai fini della TARI per le unità abitative “non residenti” si paga (dovrebbe?) pagare un numero stanard di 2 componenti, chi ci assicura che il proprietario abbia iscritto a ruolo l’immobile con tale classificazione? Mentre lunga è la strada dell’equità, le persone “retoricamente perbene” continuano a pagare anche per i “furbetti del quartierino” – waterboy, grazie a Lei che mi ha corrisposto e che “guarderà con indulgenza la mia retorica replica” Grazie anche a Reggio Report che ci ha concesso l’opportunità di dialogare

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