Processo Pesci-Aemilia, la Dda chiede condanne per due secoli. Trent’anni per Nicolino Grande Aracri

11/7/2017 – Trent’anni di reclusione per il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri, e nel complesso pene per due secoli di carcere. Sono le richieste della Dda di Brescia al processo Pesci, il ramo mantovano e lombardo di Aemilia.
Alla sbarra sedici imputati, tutti accusati di far parte della cosca di “Manuzza”. E’ la prima volta al Nord che Grande Aracri viene accusato di associazione di stampo mafioso: nel rito abbreviato di Aemilia è stato processato e condannato per diversi reati, fra i quali però non figurava l’associazione mafiosa.

Nicolino Grande Aracri, attualmente in carcere a Opera

Nicolino Grande Aracri, attualmente in carcere a Opera

Chiesti 30 anni anche per il muratore cutrese Antonio Rocca, che vive a Borgo Virgilio ed è ritenuto il luogotenente di Grande Aracri nel mantovano, 14 anni per la moglie Deanna Bignardi e due anni per il figlio Salvatore Rocca.
La Dda ha chiesto inoltre 24 anni per Giuseppe Lo Prete di Cerese, 20 anni per Salvatore Muto, 13 anni per Gaetano Belfiore, 12 anni per Alfonso Bonaccio, 6 anni per Vito Floro e 15 anni per Rosario Grande Aracri, 7  anni per Antonio Gualtieri, otto anni ciascuno per Daniele e Ennio Silipo, 7 per Moreno Nicolis e 4 anni per Giacomo Marchio. nIl costruttore Antonio Muto di Levata di Curtatone, assolto in primo grado nel rito abbreviato, affronterà domani, giovedì, il processo d’appello. Attualmente a è ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta in un altro procedimento.

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Una risposta a 1

  1. Adriano Rispondi

    26/09/2017 alle 21:35

    Il processo si chiama “pesci”.
    Il nome del processo cioè si scrive tutto in minuscolo.
    Non è particolare di poco conto.
    In Emilia il cognome Pesci è abbastanza diffuso (!!!) E non è C piacevole vederlo associato a simili vicende.

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