Rimborsopoli Pd: il pm chiede l’assoluzione per Beppe Pagani e 2 anni 3 mesi per Rita Moriconi
E l’ex capogruppo Monari rischia 5 anni

8/6/2017 – In tutto sette richieste di assoluzione e sei di condanna, con la ‘mazzata’ della richiesta di cinque anni di carcere per l’ex capogruppo Marco Monari. Tanto ha chiesto la pm di Bologna Morena Plazzi nei confronti di 13 ex consiglieri regionali del Partito democratico, accusati di peculato per una serie di rimborsi spese percepiti tra giugno 2010 e dicembre 2011. Nel dettaglio, e’ stata chiesta l’assoluzione per Marco Carini, Gabriele Ferrari, Roberto Garbi, Mario Mazzotti, Roberto Montanari, il reggiano Giuseppe Eugenio Pagani, Damiano Zoffoli. Chieste invece condanne a due anni e sei mesi per Luciano Vecchi, due anni e tre mesi per Rita Moriconi e a un anno e sei mesi per Thomas Casadei, Valdimiro Fiammenghi, e Roberto Piva.
All’ex capogruppo Monari, che risponde anche di concorso con gli altri imputati, e di cui la Procura ritiene provata “l’assoluta superficialita’ e insignificanza del ‘controllo’ operato sulle singole spese” dei consiglieri, si contestano una serie di spese che, dice Plazzi, “per la loro extraterritorialita’, per l’abnorme consistenza, e per la presenza, con Monari, di persone del tutto estranee all’attivita’ consiliare, si autodenunciano”. Tra queste rientrano una serie di conti di ristorante “per due o tre persone, molto alti, come quello di 410 euro al San Domenico di Imola”, e di soggiorni in hotel “a Roma, Milano e Venezia, in compagnia di diverse signore”. as ciò si aggiungono  “vere e proprie falsificazioni, anche molto grossolane, come il rimborso per un pasto in un ristorante di Senigallia, rimborsato ma consumato durante il viaggio di ritorno dalle ferie in Puglia”. Infine, Monari potrebbe essere condannato anche per “18.000 euro destinati alla Festa dell’Unita’, ma di cui non si sa se servissero per iniziative del gruppo consiliare”, e per delle “sovvenzioni, che erano vere e proprie regalie, alle Fondazioni Gramsci e Iotti”.
Molto piu’ lievi le contestazioni mosse agli altri ex consiglieri. Quello di Luciano Vecchi, per cui e’ stata chiesta la condanna a due anni e mezzo, sarebbe secondo Plazzi “il tipico caso, purtroppo non isolato, di uso strumentale delle Istituzioni per scopi di partito”, e rappresenterebbe “l’ultima conseguenza della contrazione dei finanziamenti ai partiti”. Vecchi, afferma infatti la pm, “fu catapultato da Roma, dove viveva e lavorava, a Bologna, ma nel periodo in esame risulta che torno’ nella Capitale 40 volte, per piu’ giorni e sempre per impegni di partito”. A Roma, prosegue Plazzi, “Vecchi faceva la spesa e comprava i giornali, facendosi rimborsare tutto, e lasciava la carta di credito a disposizione dei familiari, come dimostra il fatto che tra le spese rimborsate ce ne siano alcune per acquistare libri di scuola”. Insomma, sintetizza la pm, Vecchi avrebbe messo in atto “un sistematico dirottamento delle risorse a carico del gruppo consiliare”. Discorso simile per Rita Moriconi, per cui la richiesta e’ di due anni e tre mesi. Secondo Plazzi, l’ex consigliera utilizzava i fondi regionali per “mantenere in vita il proprio sottogruppo all’interno del partito”. Nei suoi confronti e’ stata chiesta la condanna anche per le spese relative ai conti degli alberghi, quelle telefoniche, e anche per l’acquisto, fatto pero’ da un suo collaboratore (che si presento’ in Procura ammettendo il fatto), di un sex toy.

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