Quella processione pietra di scandalo
I carmelitani: “Non usate il nome della Beata Scopelli”
Ma gli anti-gay pride hanno già vinto la loro battaglia

di Pierluigi Ghiggini

2/6/2017 – La processione di riparazione indetta dal Comitato Beata Scopelli per la mattina di sabato 3 giugno, poche ore prima che la città venga attraversata dalla manifestazione del Gay Pride reggiano, ha avuto l’effetto di una bomba all’interno dello stesso mondo cattolico, con prese di posizioni e scontri che vanno ben al di là dei confini cittadini.

E’ la prima volta che un’ala del mondo cattolico scende in piazza contestando alla radice, con la preghiera e i riti liturgici, le premesse e i contenuti di un Gay Pride. “Cristiani coraggiosi”, li ha definiti dal Khazakistan il vescovo Athanasius Schneider, uno degli esponenti più in vista dei tradizionalisti all’interno della Chiesa. Certamente nessuno si aspettava una contestazione così dirompente alle aperture pastorali verso le persone omosessuali e transgender, pur disapprovandone il “disordine” della vita sessuale e predicando loro l’astinenza. E che soprattutto dà voce a tutti coloro che non condividono l’aggressività culturale del mondo Lbgti, ormai trasformata in un dogma del “politically correct” al quale tutti dovrebbero piegare la testa, pena l’accusa di oscurantismo, clericofascismo e persino di razzismo.

La locandina della Processione di riparazione indetta dal Comitato Beata Scopelli

La locandina della Processione di riparazione indetta dal Comitato Beata Scopelli

E a conferma di quanto sia “pietra di scandalo” – in senso evangelico – la processione riparatrice, lo dimostra la querelle legale sull’uso del nome della Beata Giovanna Scopelli (carmelitana di Reggio Emilia che visse nel XV secolo) provocata dall’Ordine carmelitano di Antica Osservanza (da distinguere dai Carmelitani Scalzi), il quale attraverso l’avvocato Massimo Merlini ha diffidato il comitato organizzatore della processione a non utilizzare il nome della Beata, di cui si ritiene unico titolare, specificando bene di essere estraneo all’iniziativa di sabato mattina. Naturalmente il Comitato ha respinto la diffida, dichiarando le argomentazioni infondate, e va avanti per la sua strada, forte anche dalla valanga di adesioni arrivate un po’ da tutta Italia: pochi dubbi sul fatto che la processione farà il pieno.

La processione di riparazione partirtà alle 10,20 con concentramento in piazzale Duca D’Aosta, per snodarsi sino a piazza Prampolini, davanti al Duomo. Il Vescovo Camisasca ha preso le distanze, negando l’autorizzazione all’uso del sagrato, tuttavia non ha vietato la processione, nè  ha proibito ai cattolici di parteciparvi.

Dal canto loro i promotori, in un impeto di settarismo,  terranno a distanza i giornalisti, che potranno rivolgersi solo a non meglio precisati portavoce, e ammonendo i partecipanti a non rispondere alle loro domande. Si temono contestazioni, del resto non nuove a Reggio Emilia contro i cattolici organizzati.

Che piaccia o no  gli anti-gay pride per il solo fatto di esserci hanno già vinto la loro battaglia. Se non altro ciò farà  riflettere i sindaci che hanno patrocinato il Remilia Pride e  hanno firmato il protocollo “contro la omo-trans-negatività”: dovrebbero ricordarsi che sono i sindaci di tutti, non di una sola parte della società.

L’ORDINE CARMELITANO: NON USATE IL NOME DELLA BEATA SCOPELLI

Di seguito il testo integrale della diffida inviata dall’avvocato Merlini

La Beata Giovanna Scopelli

La Beata Giovanna Scopelli

“Il sottoscritto quale legale incaricato dall’Autorità competente dell’Ordine Carmelitano dell’Antica Osservanza, istituto di vita consacrata di diritto pontificio, preso atto della costituzione del Comitato “Beata Giovanna Scopelli” in occasione delle manifestazioni che si svolgeranno in Reggio Emilia il 3.6.2017, nonché dei comunicati che la stampa locale ha divulgato in data 15 u.s., ribadisce come il predetto Comitato non sia mai stato autorizzato all’utilizzo di riferimenti o immagini dall’Autorità Cattolica locale e quindi lamenta e denuncia l’utilizzazione non autorizzata del nome della predetta Beata Giovanna Scopelli nella denominazione del detto Comitato, che – come si è appreso – si prefigge iniziative di contestazione alla citata manifestazione del giorno 3 giugno prossimo.

Con il presente Comunicato lo scrivente evidenzia che l’Ordine Carmelitano sopra indicato è estraneo ad iniziative di tale natura, che l’utilizzazione del nome della Beata non è stato in alcun modo autorizzato e dunque diffida ed invita il predetto Comitato a desistere immediatamente dall’utilizzo del nome predetto nella sua denominazione o in altro contesto.

Il riferimento al culto locale della Beata Giovanni Scopelli, il cui sacello è posto in Cattedrale dopo un importante e notorio intervento di recupero e restauro, non è stato mai concesso da chi ne ha la suddetta legittima prerogativa, da individuarsi – ferme rimanendo le competenze della Chiesa locale ed Universale – nell’Ordine Carmelitano dell’Antica Osservanza, in qualità peraltro di attore della causa di canonizzazione della beata.

Alla luce di quanto sopra si invita e diffida dall’uso di riferimenti ecclesiastici di cui il Comitato è privo di titolarità, evidenziando che perdurando tali abusi verranno valutate tutte le tutele del caso, ivi comprese iniziative da sottoporre alle verifiche dell’Autorità Giudiziaria”. Avv. Massimo Merlini.

LA REPLICA DEI COMITATO SCOPELLI: “CENSURE PRIVE DI PREGIO”

PAPA“Le censure che l’Ordine Carmelitano dell’Antica Osservanza muove, per mezzo del suo legale, al Comitato “Beata Giovanna Scopelli” sono prive di pregio. Questo per tre ragioni:

anzitutto non emerge alcun profilo di proprietà intellettuale, poiché il nome della Beata reggiana non è né stato depositato dall’Ordine come marchio, né dal Comitato impiegato a scopo di lucro;

in secondo luogo non emerge alcun profilo relativo ai c.d. diritti della personalità e segnatamente al diritto al nome,

a) essendo la Beata Scopelli personaggio storico, pubblico e notorio, addirittura oggetto di venerazione, patrimonio della Chiesa Universale di cui il Comitato fa a pieno titolo parte,

b) essendo la Processione riparatoria – impropriamente definita dai Carmelitani “iniziativa di contestazione”, quasi fosse un corteo con striscioni, o un sit-in politico – un evento liturgico e di preghiera, pienamente cattolico e profondamente consonante con ciò che la Beata Scopelli ha vissuto, insegnato e testimoniato con la sua vita e i suoi miracoli.

Vale a tal proposito rimarcare che dall’Ordinario di Reggio Emilia non è giunto al Comitato alcun divieto: né ad effettuare la Processione, né a porsi sotto il patrocinio della Beata.

Da ultimo è superfluo sottolineare come l’Ordine Carmelitano non possa lamentare alcun danno giuridicamente rilevante (né materiale, né tantomeno morale) dall’associazione del nome della Beata ad una Processione di fedeli cattolici in preghiera”. Avv. Ilaria Pisa

 

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2 risposte a Quella processione pietra di scandalo
I carmelitani: “Non usate il nome della Beata Scopelli”
Ma gli anti-gay pride hanno già vinto la loro battaglia

  1. Cesare Rispondi

    02/06/2017 alle 19:15

    Finalmente un po’ di coraggio

    • itala mastronardi Rispondi

      05/06/2017 alle 07:45

      PIENAMENTE RAGIONE!!!!!!

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