Perché processo Aemilia rischia la sospensione
Ecco il ricorso dell’avvocato Brezigar alla Cassazione

1/6/2017 – Il processo Aemilia rischia la sospensione, se la Cassazione annullerà, come si teme, l’ordinanza con cui il collegio giudicante presieduto da Francesco Maria Caruso ha  disposto la prosecuzione delle udienze pur in costanza dell’ astensione degli avvocati, e la sospensione dei termini della carcerazione preventiva. Provvedimenti  contenuti nell’ordinanza con cui lo stesso collegio ha chiesto il giudizio della Corte Costituzionale sulla legittimità della richiesta di rinvio delle udienze formulata dagli avvocati stessi.

Ebbene, la  Suprema Corte dovrà decidere in proposito sulla base di un ricorso depositato dall’avvocato Luca Andrea Brezigar del foro di Modena, che al processo contro la ndrangheta cutrese-reggiana Grande Aracri (il primo maxi processo di mafia tenuto al Nord) difende gli imputati Pasquale Riillo e antonio Muto classe 1971.

L'aula del processo Aemilia

L’aula del processo Aemilia

Brezigar – nel ricorso che Reggio Report pubblica integralmente qui sotto – chiede l’annullamento per “violazione di legge” e “abnormità” dell’ordinanza impugnata, sostenendo che la legge 83 dell’11 marzo 1953 sarebbe, in proposito, “chiarissima”: quando l’autorità giurisdizionale solleva una quostione di legittimità costituzionale, o non la ritiene manifestamente infondata   “emette ordinanza con la quale, riferiti i termini ed i motivi della istanza con cui fu sollevata la questione, dispone l’immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale e sospende il giudizio in corso“.

Brezigar cita fra l’altro mun’ordinanza di pochi giorni fa del Tribunale di Bologna, che in una situazione analoga (rinvio alla Consulta del giudizio di legittimità sull’astensione degli avvocati) “ha correttamente sospeso il giudizio”.

Se la Cassazione dovesse accogliere il ricorso, il processo Aemilia verrebbe sospeso e le ultime udienze verrebbero annullate.

L'avvocato Luca Andrea Brezigar

L’avvocato Luca Andrea Brezigar

 

IL RICORSO DELL’AVVOCATO BREZIGAR

 

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI PENALI

RICORSO PER CASSAZIONE

ex art. 606 c.p.p.-

Il sottoscritto Avv. Luca Andrea Brezigar, del foro di Modena, abilitato al patrocinio avanti le Giurisdizioni Superiori, nella sua qualità di difensore dei Sig.ri Riillo Pasquale e Muto Antonio (classe 1971) come da nomina in atti, generalizzati ed imputati come in atti, nell’ambito del procedimento penale n. 555/16 RGTRIB di Reggio Emilia

dichiara

di interporre ricorso per Cassazione avverso l’ordinanza dibattimentale che si allega con la quale il Tribunale di Reggio Emilia, in data 23/05/2017, dubitando della legittimità costituzionale dell’art. 2bis della legge 13 giugno 1990 n. 146 e pertanto inviando gli atti alla Corte Costituzionale, sospendeva il giudizio limitatamente alla decisione sulla concessione del rinvio richiesto dai difensori in relazione alla proclamata astensione dalle udienze, non sospendendo l’intero giudizio e fissando ulteriore udienza per la prosecuzione dello stesso.

MOTIVO UNICO

Violazione di legge. Abnormità dell’ordinanza impugnata.

Il secondo comma dell’art. 23, Legge 11 marzo 1953 n. 83, sancisce che “L’autorità giurisdizionale, qualora il giudizio non possa essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimità costituzionale o non ritenga che la questione sollevata sia manifestamente infondata, emette ordinanza con la quale, riferiti i termini ed i motivi della istanza con cui fu sollevata la questione, dispone l’immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale e sospende il giudizio in corso“.

La norma in questione è chiarissima nello statuire che il Giudice che solleva conflitto incidentale di costituzionalità debba sospendere il giudizio in corso ove per giudizio si deve necessariamente intendere l’intero giudizio e non, come ha illegittimamente fatto il Tribunale a quo, il mero giudizio sulla concedibilità del rinvio richiesto.

Ciò in quanto il termine “giudizio” è un termine tecnico della procedura penale e, pertanto, deve essere interpretato in adesione alla definizione datagli dal codice di procedura penale che intitola con il vocabolo “giudizio” tutto il libro VII del codice stesso.

A ciò si aggiunga che:

 

la Corte Costituzionale in altra questione, ha avuto modo di specificare come la sospensione debba essere riferita al “procedimento principale” (Così Corte Costituzionale, 20/11/2013, n. 275 Parti: Soc. Il B. e altro C.Monopoli Stato, in Giurisprudenza Costituzionale 2013, 6, 4431);

questa Suprema Corte ha statuito come “Secondo la tassativa disposizione contenuta nell’art. 23 comma 11, l. 11 marzo 1953 n. 87, l’autorità giurisdizionale che sollevi questione di legittimità costituzionale deve sospendere il giudizio in corso e non ha alcuna possibilità di apprezzare la necessità e l’opportunità della sospensione stessa” (Così Cassazione penale, sez. II, 08/05/1979, in Giust. pen. 1980, III,177 (s.m) – che si allega).

 

Tanto è vero quanto sopra detto che la Corte d’Appello di Venezia, con ordinanza in data 24/05/17 (che si allega), proponendo analoga questione incidentale di costituzionalità relativo alla normativa sul diritto di astensione dalle udienze degli avvocati, dopo aver ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione sollevata d’ufficio, ha correttamente sospeso il giudizio.

Per le ragioni sopra esposte, il Tribunale di Reggio Emilia ha violato la legge –art. 23 L.878 del 1953- non operando la doverosa, prevista sospensione del giudizio in corso.

Censurata l’illegittimità di cui sopra, si deve rilevare l’abnormità strutturale dell’ordinanza impugnata e di conseguenza la sua ricorribilità “diretta” in Cassazione (cfr Cassazione penale, sez. I, 12/01/2005, n. 2877).

L’ordinanza è strutturalmente abnorme perché, in primo luogo, il Tribunale di Reggio Emilia ha esercitato il proprio potere in maniera eccentrica, superando il limite della ragionevolezza ed al di là dei limiti consentitigli dalla legge così ponendo in essere un atto che in concreto non aveva il potere di esprimere ossia l’omessa sospensione del giudizio a seguito di remissione degli atti alla Corte Costituzionale.

Ciò ha fatto attribuendo al termine “giudizio” un significato radicalmente errato, non argomentando sulle ragioni della mancata sospensione del giudizio e non riferendosi ad alcun orientamento giurisprudenziale che potesse giustificare l’omissione denunciata, (Cfr. Cass., Sez, I, ud. 18.12.13 (dep. 08.1.14), n. 348, Pres. Giordano, Rel. Magi).

In secondo luogo perché la prosecuzione del giudizio che si è verificata in occasione dell’udienza del 23/05/17 e che si verificherà nelle ulteriori udienze istruttorie in concomitanza delle quali è già stata proclamata astensione da parte delle organizzazioni di categoria (si veda astensione dal 12 al 16 giugno 2017 che si allega) comporterà in caso di mancato accoglimento della questione di costituzionalità, la nullità di tutte le attività istruttorie compiute ed una definitiva alterazione del contraddittorio con conseguente insanabile violazione del diritto di difesa (Cfr. Cass., Sez, I, ud. 18.12.13 (dep. 08.1.14), n. 348, Pres. Giordano, Rel. Magi e Cassazione penale, sez. I, 12/01/2005, n. 2877).

Proprio a conferma dell’esistenza del problema sopra esposto, si deve segnalare che le udienze del processo cd “aemilia” si tengono ogni martedì e giovedì di tutte le settimane e per il mese di giugno, in concomitanza con la già proclamata astensione, sono previste due udienze istruttorie (Allegato n. 5).

E’ evidente, dunque, che esaminare i testimoni e magari arrivare ad esplicare le conclusioni, comporterebbe in caso di rinnovazione degli atti nulli, un’illegittima discovery delle argomentazioni difensive in favore della parte pubblica e delle parti civili, violazione peraltro pregiudizievole, per converso, anche alle altre parti, nonché una probabile alterazione della genuinità delle testimonianze che verrebbero assunte più volte a distanza di tempo, in un procedimento penale della delicatezza di quello per cui è ricorso.

L’ordinanza impugnata è nulla pure nella parte in cui sospende i termini di custodia cautelare pur non avendo deciso sul rinvio per astensione.

Il suddetto provvedimento, disponendo in materia di libertà personale, è a sua volta ricorribile direttamente in Cassazione ex art. 586, comma 3, c.p.p.

Per tali ragioni si chiede che questa Suprema Corte di Cassazione, rilevata l’illegittimità dell’impugnata ordinanza per violazione dell’art. 23 legge 87/53 nonché la sua abnormità, voglia annullarla nella sola parte che non dispone la sospensione del giudizio ed in quella che sospende i termini di custodia cautelare.

Con Ossequi

Modena – Roma, lì 27/05/17

Avv. Luca Andrea Brezigar

 

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