Parte bene la cooperativa che ha salvato la Fornace di Fosdondo dal crac Unieco

6/6/2017 – E’ partita bene la Fornace di Fosdondo: la nuova cooperativa che ha rilevato l’azienda dal gruppo Unieco con un’operazione di Wbo (Workers buy out)  ha approvato il bilancio dei primi tre mesi e mezzo di attività con un valore prodotto pari a 1 milione 350mila euro e un utile netto di 10 mila 600 euro.

Una bella soddisfazione per i 20 soci e dipendenti della storica Fornace ripartita in settembre grazie a un investimento di circa 450mila euro messo a disposizione da Boorea Sc, Cfi e Coopfond, grazie a Unieco che ha rinunciato a esigere crediti per 800 mila euro, ma soprattutto grazie all’impegno dei lavoratori che hanno investito in questa avventura la loro mobilità per ripartire, appunto, con una nuova cooperativa.

La passione per il “quadrel” (il mattone in dialetto reggiano) impastato con le argille di Fosdondo sta dando ragione a loro che circa un anno fa, giunti al capolinea, hanno deciso di continuare una storia iniziata nel 1800. .

Una passione che oggi, a più di cinquant’anni dalla ricostruzione post bellica di una antica fornace, con un forno tubolare, continua a produrre buoni mattoni per costruire e tante soluzioni innovative in grado di coniugare la tradizione del facciavista con le odierne necessità progettuali. “Ci sentivamo legati a questa esperienza – spiegano Corrado Ferri e il presidente Ettore Sassi – e non abbiamo voluto disperdere le professionalità che sono costruite i tanti anni di attività. Siamo ripartiti lanciando un prodotto nuovo, brevettato, e stiamo sviluppando altri prodotti per cecare linee commerciali diverse

I soci della nuova cooperativa Fornace di Fosdondo

I soci della nuova cooperativa Fornace di Fosdondo

“Con i Wbo – dice Luca Bosi, presidente di sicrea e di Boorea Sc, la finanziaria cooperativa che sostiene le nuove imprese –  siamo di fronte a un  meccanismo capace di integrare politiche del lavoro e politiche di sviluppo, per contrastare il declino industriale causato dagli effetti della crisi. Alla base del successo di un Wbo vi è innanzitutto, la volontà di adesione dei lavoratori. Non è quindi una misura assistenziale: il Wbo deve non solo poggiare su un mercato capace di assicurare ricavi, ma deve sapere sfruttare il know-how dei lavoratori interessati a rilevare l’impresa, anche rischiando in prima persona in veste di imprenditori”.

Le esperienze reggiane sono esemplari, insieme sviluppano un fatturato di 30 mln di euro e hanno salvato 200 posti di lavoro.

 

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