Musica classica medicina per l’anima (anche del parcheggiatore)

di Emiliano Fantuzzi*

11/6/2017 – Venerdì sera. Sono a Firenze per una presentazione del mio libro. Luogo centralissimo, di fianco al

duomo. Parcheggio la macchina in un park a ore assicurandomi che comunichino la targa per

evitare multe da ztl. Mi incammino e rimango incantato dal Duomo e dal campanile di Giotto, un

progetto che a vederlo oggi nella sua così ricca definizione e maestosità sembra essere stato

costruito da un popolo alieno o comunque enormemente più evoluto di noi. Invece pare fossero

antenati che vivevano in un mondo dove addirittura non esistevano i social network. Incredibile.

Passo le successive due ore chiacchierando del mio libro con un po’ di ospiti e guidato dalla

giornalista Stefania Valbonesi che cito qui con l’intenzione di ringraziarla per la passione con cui ha

condotto l’incontro. Uno scambio conviviale al bar di fronte con qualche amico e sono pronto per

rientrare.

Emiliano Fantuzzi col suo ultimo libro

Emiliano Fantuzzi col suo ultimo libro

Ma quando mi avvicino al parcheggio, dove a quell’ora non c’è nessuno se non il custode, vengo

colpito da un fatto inusuale. Il custode di notte di un parcheggio, si può immaginare, è un lavoro

che lascia molti spazi di tempo. Tra una macchina e l’altra possono passare anche ore. C’è chi si

tiene allenato le sinapsi con la settimana enigmistica, chi se le stordisce guardando la tv, chi

naviga su Facebook. Niente di tutto questo. Il mio inusuale custode ascolta Mozart. Da YouTube.

Io, curioso, entro nell’ufficio e allungo lo sguardo sullo schermo del computer per capire. E lui a

questo punto incalza dicendomi “è un giapponese, bravissimo!” riferendosi al pianista che sta

suonando. Non solo Mozart, anche la selezione del musicista e della versione. Chapeau.

E mentre fa il conto delle ore di parcheggio ascolto questa meraviglia ricordando tutta la musica

classica ascoltata negli anni del conservatorio. Dai quartetti per archi di Beethoven, ai notturni di

Chopin fino ad arrivare al Requiem di Mozart che è come ascoltare Dio fatto musica.

Sulla classica bisognerebbe fare un discorso talmente ampio che non posso di sicuro affrontare

qui ma ci sono alcuni punti importanti che voglio ricordare.

In primis è risaputo quanto questo tipo di musica stimoli positivamente il cervello e ne aumenti la

capacità percettiva. Già questo sarebbe sufficiente per migliorare un po’ tutti.

Ma i benefici sono molteplici: rilassamento, riduzione della pressione sanguigna, aiuto nelle attività

di routine, superamento di casi di insonnia. Senza contare che molto spesso ci si trova immersi in

armonie che anche “solo” musicalmente sembrano davvero aliene come il campanile di Giotto.

Io non so perché questo avvenga. La natura stessa di questa musica è fatta di strumenti musicali

completamente acustici che suonati insieme in un orchestra probabilmente stimolano armoniche e

armonie che vibrano con noi stessi in modo più consono rispetto ad altri generi. E forse chi ha

scritto musica di questo tipo era talmente immerso in questa consonanza che riusciva a scrivere in

un modo più profondo. Una sorta di medicina dell’anima, che alla fine è quello che la musica deve

essere.

Quindi consiglio a tutti, in un momento di stress, di abbandonarsi senza fretta ad una mezz’oretta

di musica classica. Del resto ho sentito dire che lo facciano anche alcuni allevatori per migliorare la

qualità del latte prodotto dal loro bestiame… un tentativo possiamo farlo anche noi.

Se poi, dopo essersi piacevolmente rilassato con un notturno di Chopin, qualcuno fosse

interessato al libro di cui si parla sopra può trovare tutte le informazioni sul mio sito web.

www.emilianofantuzzi.com

*EMILIANO FANTUZZI, musicista e creative director, collabora fra gli altri con Nek, Biagio Antonacci e Fiorella Mannoia

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