La sconfitta di Campegine: un evento simbolico e un messaggio al Pd

di Gilberto Gasparini *

14/6/2017 – Campegine anche nella rossa provincia reggiana non è mai stato normale, ha sempre avuto un di più simbolico dovuto ai fratelli Cervi e a un radicamento della sinistra che sembrava inattaccabile e inesauribile

La sua statica peculiarità, per molti aspetti positiva, porta però a conseguenze che si misurano, per esempio, con il risultato del referendum sulla unificazione dei comuni di Campegine, Gattatico, S’Ilario. In quel referendum, nonostante lo schieramento favorevole al SI’ della federazione PD, di tutti i parlamentari reggiani PD, di tutti i consiglieri regionali PD, del presidente della provincia PD, il SI’ alla unificazione raggiunge il 25% : un record negativo. Arrivano le elezioni amministrative, non si ricandida il sindaco uscente, considerato tra i responsabili della sconfitta, ma si ricandida il sindaco già eletto 20 anni prima, persona rispettabile e a suo tempo buon sindaco ma, di fronte ad una sconfitta politica così pesante non c’è altra scelta del guardare all’indietro? C’è in più la aggravante che il candidato è dirigente Coopsette il cui tracollo (di cui il candidato PD ha ben poche responsabilità) ha lasciato molte ferite insanabili nel comune di Campegine.

Parlavamo della peculiarità campeginese, di questo sentirsi al sicuro grazie alla storia eroica dei Cervi, ai convegni ripetuti a raffica per ribadire quanto è nobile la nostra storia democratica e antifascista, un modo di essere che porta alla pigrizia intellettuale, al conformismo, a vivere il presente con la testa rivolta all’indietro.

Questa è la lettura da dare a Campegine della sconfitta elettorale del PD alle amministrative, e forse non solo, perché questo vivere, molto reggiano, di simboli, miti, avvenimenti che si ripetono sempre uguali come le feste dell’Unità, porta al conservatorismo politico e istituzionale, non aiuta a capire cosa si muove nel profondo della società che non sempre è innovativo. La vittoria di Artioli, per esempio, c’entra poco con la modernità e non c’entra niente con il PSI che fu partito innovatore della sinistra, e che solo nel suo declino divenne il ricettacolo di tante spinte contraddittorie della società che rinsecchirono l’anima riformista e lo portarono al tracollo. Artioli, sfruttando la crisi del PD a Campegine, raccoglie tali spinte, per lo più conservatrici, di ogni tipo, tra le quali la ricerca di una identità campeginese che sarebbe negata dalla unificazione dei tre comuni. Per un partito internazionalista, quale fu il PSI, ci pare poca cosa e non certo il punto di partenza per una rinascita, come auspica un autorevole socialista in un intervento sulla vicenda campeginese

Queste elezioni amministrative lasciano al PD questo messaggio, a Campegine, ma ne intravediamo i segni anche altrove, un partito che neanche di fronte ad un assemblaggio senza capo né coda riesce a vincere la battaglia riformista . Forse il tema meriterebbe una discussione, come del resto la sconfitta al referendum costituzionale, al referendum sulla unificazione dei comuni e molto altro. Per il PD reggiano ci sono altri problemi, i preparativi per la festa provinciale dell’Unità incalzano e il programma dei concerti è prioritario. La politica dopo….forse.

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2 risposte a La sconfitta di Campegine: un evento simbolico e un messaggio al Pd

  1. mario Rispondi

    14/06/2017 alle 08:34

    Non è un problema di Campegine. La gente, sempre più matura, scegli finalmente le persone che stimano e che ritengono abbiano la qualità di condurre la comunità e non i rappresentanti di partito, a cu rispondono e non ai cittadini.
    E’ un segno di crescita sociale e culturale e di maturità, che fa onore ai campeginesi.
    Mi auguro che ciò avvenga anche in tutto il paese, perché la buona società viene condotta dagli uomini e non dalle retoriche e dalle lobby dei partiti

  2. Vittorio Trotti Rispondi

    14/06/2017 alle 23:40

    Penso che questo articolo faccia retorica. L’equazione è molto semplice. La sinistra a Campegine ha comandato non perchè gli ideali della resistenza e dei fratelli Cervi erano ad illuminare la politica locale. La sinistra vinceva perchè le cooperative erano a riempire i portafogli di tanti cittadini del paese, dando loro lavoro.
    Il crollo delle cooperative, ha spezzato il vincolo… Il cittadino che ora deve mangiare e sopravvivere con altre fonti di reddito non è più interessato a difendere la parte politica che in precedenza appoggiava.

    “Sinistra” e “potere economico” era il binomio che governava… Spezzato questo binomio, citando Francewsco Gabbani… “per tutti un ora d’aria, di Gloria alè”. Namastè Menozzi

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