Falde a secco, verso la catastrofe in agricoltura Allarme delle Bonifiche per la siccità

15/6/2017 – I terreni agricoli hanno raggiunto il limite per la sopravvivenza delle coltivazioni, al punto che l’acqua presente nel suolo ” è addirittura al di sotto dei livelli del dicembre 2016.” E’ l’allarme lanciato questa mattina dall’associazione degli enti di bonifica (Anbi) che ha diffuso anche uno schema eloquente sulla situazione delle falde nelle province dell’Emilia-Romagna.

La soituazione delle falde acquifere nelle province dell'Emilia-Romagna

La situazione delle falde acquifere nelle province dell’Emilia-Romagna

La situazione più allarmante è nel piacentino e a Parma dove le falde sono oggi a -261 centimetri e -270 centimetri , col suolo arido e le rqadici di piante e alberi all’aciutto da molti giorni. A Reggio Emilia il livello è -224, a Modena (la situazione migliore di tutto il bacino) a -165 centimetri.

 L’Italia ha sete e l’Emilia Romagna purtroppo si trova in cima a questa speciale classifica – avverte una nota dell’Anbi – “Se il clima di questi ultimi sei mesi non lascerà immediatamente spazio a significative precipitazioni, che tuttavia il servizio meteo-clima purtroppo non prevede (se non a carattere temporalesco violento e oltremodo distruttivo come nel caso di ieri sera sull’Emilia Occidentale) nelle prossime due settimane quella che oggi è già una situazione di emergenza in poche settimane potrebbe diventare una catastrofe”. L’Ambi prevede “conflitti per l’acqua tra i territori e danni colossali per l’intero agroalimentare regionale”.

“l’iniziativa del Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini di chiedere lo Stato di emergenza per tutta la regione non è stato allarmismo preventivo bensì un dato di fatto già conclamato”, aggiunge l’associazione.” I dati rilevati in campo negli ultimi giorni ci dicono chiaramente che a livello regionale le falde sono completamente scariche e che i livelli raggiunti sono, in quasi tutti i territori della Regione, al di sotto di quelli registrati durante l’inverno”.

Il Po in secca

Il Po in secca

“A questo punto la situazione inizia ad essere davvero preoccupante: quantità di acqua nelle falde praticamente nulla, riserve negli invasi quasi azzerate e a differenza delle annate maggiormente siccitose 2011-2012 si aggiunge che tale stato di crisi è arrivato a giugno quando l’agricoltura ha bisogno di massimo apporto di acqua, da qui fino a tutto il mese di agosto”. I Consorzi di bonifica richiamano tutti a “fare sistema”, altrimenti i danni al Made in Italy saranno enormi.  Il presidente dell’ANBI ER Massimiliano Pederzoli non ha dubbi “Le falde scariche come mai prima dimostrano che la situazione è di emergenza reale e rischia anche di generare, oltre a danni colossali, anche situazioni di tensione tra i territori se non si metteranno a punto da subito, precise e condivise norme di comportamento in situazioni di tale gravità” .

Anche i grandi invasi presenti nella parte occidentale della regione, per la precisione le dighe piacentine di Molato e Mignano, sono ai minimi storici di capacità d’invaso. In questo momento solo il Canale Emiliano Romagnolo (CER) conserva disponibilità di acqua ed è in grado di essere anticiclico, finchè gli sarà possibile il prelievo dal fiume Po che nelle ultime ore ha anch’esso registrato comunque un calo rilevante di quasi mezzo metro. Non va  infine dimenticato che l’acqua del CER oltre ad essere fondamentale per l’agricoltura di 5 Province approvvigiona anche tre potabilizzatori in Romagna: quello di Ravenna-Bassette, Ravenna-Standiana e Forlimpopoli-Selbagnone. In cifre una fornitura che supera i 1300 litri al secondo (110.000 metri cubi di acqua al giorno) per soddisfare le esigenze di consumo di oltre 500 mila abitanti.

 

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4 risposte a Falde a secco, verso la catastrofe in agricoltura Allarme delle Bonifiche per la siccità

  1. Mario Guidetti Rispondi

    15/06/2017 alle 12:36

    Vogliamo riparlare della Diga di Vetto? Vogliamo i Consorzi di Bonifica o vogliamo continuare solo a pagare, pagare, pagare sempre? Il PdT (Popolo dei Tartassati) registra una assenza di Statisti – l’ultimo (così facciamo inc….re qualcuno) è stato Bettino che di cognome faceva Craxi – prima di lui, Camillo Prampolini – prima ancora Giuseppe Garibaldi – ora? Datemi un nome

  2. Pippo Franco Rispondi

    15/06/2017 alle 16:28

    Cosa risolverebbe la diga di Vetto se non piove nemmeno di inverno? Dai Mario, spiegaci questa: non piove, ma hai una diga. Quale acqua raccoglie? dai spiegacelo

  3. Giovanni Rispondi

    16/06/2017 alle 18:17

    Uno statista? BEPPE GRILLO farebbe fare a Di Majo la danza della pioggia e avremmo risolto il problema.

  4. Consorzio di Bonifica Rispondi

    16/06/2017 alle 18:21

    La pressoché totale mancanza di piogge e neve nel periodo invernale e primaverile, unite all’innalzamento delle temperature portate dagli anticicloni africani, hanno causato l’abbassamento delle falde, la drastica diminuzione delle portate del torrenti appenninici e l’incertezza, ormai endemica, di costanti prelievi dal Po ancora una volta ampiamente sotto i livelli minimi registrati negli ultimi anni. In più l’aggravante è rappresentata anche da due altri importanti elementi non sottovalutabili che vanno ad incidere pesantemente sul bilancio idrico-irriguo: l’aumento di previsione del fabbisogno locale e complessivo (attorno al 30%) di acqua per l’agricoltura e le tipologie colturali del nostro territorio che, mantenendo l’attuale approvvigionamento idrico, porteranno a breve a disegnare uno scenario di grave crisi del settore e con pesanti ripercussioni sull’economia agroalimentare. Il beneficio generato dall’irrigazione alle coltivazioni agricole della provincia infatti è stimato in circa 60 milioni di euro.
    Lo dice un comunicato della Bonifica, che prosegue citando alcuni dati:

    Le temperature: si sono dimostrate superiori di 5°/6° C rispetto alla media stagionale. Abbiamo avuto la terza primavera più calda dal 1830.
    Precipitazioni: inferiori alle previsioni climatiche del periodo, mediamente sotto del 50%-60% tra i 300 e 400 mm, con caratteristiche “a macchia di leopardo”.
    Falda superficiale: la diminuzione media di 1,26 m riscontrata nelle misurazioni delle quote di falda dimostra come la risorsa acqua sia in velocissimo depauperamento (andamento medio provinciale 09/06/2016 09/06/2017 – 1,26 m).
    Portate del Po: portate mensili primaverili inferiori alla media di lungo periodo alla sezione di Piacenza e inferiori alle medie di lungo periodo in tutte le altre sezioni di misura.
    Anomalia di precipitazione 2001-2015: l’analisi degli indici nell’arco temporale di 15 anni quantificano e geolocalizzano un deficit di precipitazioni progressivo e costante nell’area dell’Emilia Occidentale con particolari ripercussioni nelle provincie di Parma e Piacenza.
    Corsi d’acqua naturali idrologia: Il periodo primaverile 2017 è stato caratterizzato da deflussi fluviali decrescenti e significativamente inferiori alle medie del periodo. Si segnala solo l’evento del 26-28 aprile, quando si sono verificate deboli aumenti di portata, su gran parte dei corsi d’acqua della Regione, e incrementi idrometrici più consistenti nei tratti arginati del Taro, Parma, Enza, Secchia, Panaro, Santerno e Lamone.

    Fabbisogno irriguo stimato: è il più alto dal 2011. Inoltre, la domanda irrigua media per il parmense è la più elevata e si attesta in 113 milioni di mc. Quella regionale passa da 930 a 1127 milioni di mc.

    Scenari di crisi e valori di emergenza impatto sull’economia locale: il beneficio generato dalla irrigazione delle coltivazioni agricole nella provincia di Parma è stimato in circa 59 milioni di euro.

    COLDIRETTI: “A RISCHIO I PRODOTTI DOP IN EMILIA-ROMAGNA”. La siccità in Emilia-Romagna sta mettendo a rischio più di un terzo della produzione agroalimentare regionale e sono necessari interventi urgenti per rendere subito disponibile l’acqua per i campi. E’ quanto afferma Coldiretti Emilia-Romagna che auspica venga accolta nel più breve tempo possibile la richiesta al Governo del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, perché sia dichiarato lo stato di emergenza nazionale che consentirebbe interventi per reperire l’acqua per il resto della stagione.
    Sull’intero territorio regionale – ricorda Coldiretti – è piovuto in media il 50% in meno della norma, con situazioni di grave crisi idrica soprattutto nelle province di Nord-Ovest. A Piacenza e Parma, tra ottobre 2016 e maggio 2017 le piogge sono diminuite tra 250 a 300 millimetri, a Reggio Emilia è piovuto fino 200 millimetri in meno. Più contenuto, ma sempre al di sotto della norma, il calo delle piogge nel resto della regione.
    Ad essere colpite maggiormente sono province – sottolinea Coldiretti – dove sono concentrati allevamenti di Parmigiano Reggiano e allevamenti suinicoli e dove l’acqua è indispensabile per coltivare granturco e foraggio per nutrire più di 650 mila bovini, che producono latte per i principali formaggi Dop italiani, e 1,5 milioni di maiali, che forniscono le cosce per prosciutti Dop d Parma e di Modena e carne per salumi Dop come il Culatello di Zibello. In forte crisi anche la coltivazione dei pomodori, che riforniscono le grandi industrie conserviere, e le coltivazioni di grano.
    Gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte – aggiunge l’associazione dei coltivatori regionale – per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti. Ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare.
    «Di fronte alla tropicalizzazione del clima – conclude Coldiretti Emilia-Romagna – se vogliamo continuare a mantenere l’agricoltura di qualità, dobbiamo organizzarci per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi con interventi strutturali che non possono essere più rimandati. Occorrono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, creando bacini aziendali e utilizzando le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere acqua».

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