Disfatta sindaci, Il Pd perde il controllo di Iren
Nel patto di sindacato resiste solo Vecchi

di Pierluigi Ghiggini
27/6/2017 – A Reggio Emilia esiste un consiglio di amministrazione che da domenica sera è politicamente clandestino: è quello che governa il gruppo Iren. Altrettando clandestini, sempre politicamente parlando, sono i cda e gli amministratori sottostanti della costellazione di società di cui si compone la potente multiutility con sede legale nella città del Tricolore.
E’ vero che Iren è quotata in Borsa dove, con una cavalcata inarrestabile, oggi  ha superato stabilmente la quotazione di due euro, ma è arcinoto che le leve del potere sono detenute da un patto di sindacato che lega i comuni di Reggio Emilia, Piacenza, Torino, Genova e anche Parma col ritorno di Pizzarotti, nel 2016, atraverso la mediazione del sindaco di Reggio Luca Vecchi (forse suggerita da Delrio).

 

Un patto di sindacato, con i suoi subpatti, nel quale il Partito Democratico ha fatto il bello e il cattivo tempo per anni, sino alla scandalosa occupazione manu militari di Ireti, la società operativa del gruppo, in cui tutti i membri del cda, e naturalmente il presidente, sono fedelmente legati al Pd.
Il potere dem si era solo incrinato con l’elezione della sindaca 5 STelle, Appendino, a Torino, che infatti aveva chiamato alla direzione di Amiat il reggiano Lorenzo Bagnacani, fatto fuori dai vertici del gruppo dal sindaco di Parma ex grillino, su richiesta esplicita del Pd che al suo posto ha preteso un’amministratrice nominata di comune accordo.
Ma ora, con i risultati dei ballottaggi nelle elezioni comunali, il fortilizio dem, che ha infarcito il gruppo di propri uomini a ogni livello, è stato espugnato. Dei sindaci del patto di sindacato, l’unico con targa Pd a denominazione controllata è rimasto, solo soletto, Luca Vecchi.
A Torino, dicevamo, i 5 Stelle governano da un anno con Appendino. A Genova, con un ribaltone storico, è salito a palazzo Tursi il leghista Marco Bucci. A Piacenza il centro destra ha sfrattato il centro sinistra e ha eletto sindaca l’avvocato Patrizia Barbieri. A Parma l’ex 5 Stelle Federico Pizzarotti, che con la sua lista Effetto Parma (con eco ubaldiana) ha sbaragliato il candidato Pd Paolo Scarpa, torna in Comune più autonomo e più forte di prima, grazie anche al pacchetto dei voti del centro-destra che al ballottaggio ha votato per lui, dichiarandolo ufficialmente. Difficile che il sindaco parmigiano possa fare ancora la mosca cocchiera del Pd.
La sostanza è che nel patto di sindacato ora il Pd è in netta minoranza e il centro-destra è il primattore. Naturalmente ci vorrà del tempo perché il ribaltone politico abbia effetti sugli organi volitivi e (finti) tecnici del gruppo Iren. Appuntamento cruciale alla prossima assemblea di bilancio, quando sarà rinnovato il consiglio di amministrazione della quotata.
Ma già Bucci ha fatto sapere che, in testa alle sue priorità, c’è “mettere a posto le municipalizzate”. Il sisma Iren già cominciato.

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5 risposte a Disfatta sindaci, Il Pd perde il controllo di Iren
Nel patto di sindacato resiste solo Vecchi

  1. waterboy Rispondi

    27/06/2017 alle 15:36

    Si percepisce palpabilmente la “goduria” di Ghiggini nel prevedere un ribaltone in IREN. Che la Borsa non abbia fatto un plissé naturalmente non gli dice nulla, gli investitori non la sanno lunga come Ghiggini. Non lo sfiora neppure l’idea che IREN nel quotidiano sia fatta e gestita da persone competenti, tecnici, con una loro professionalità intoccata dagli equilibri politici. Lui vede solo i vertici supremi, no anzi, vede la politicizzazione a tutti livelli, per cui sarebbe al settimo cielo se il cambio politico generasse anche problemi organizzativi e gestionali.
    Ghiggini è il vero uomo qualunque, espressione dello strapaese e forse del paese reale, quello che gioisce se la squadra che non è la loro è espulsa dalla gara internazionali…

  2. Pierluigi Rispondi

    27/06/2017 alle 20:24

    Ringrazio Wagterboy per avermi etichettato “solo” come qualunquista. Evidentemente non gli è ancora andata giù la mia campagna sui “paraculi” di cui lui fa parte a pieno titolo. Vabbè, me la sono cercata.
    Nel merito qui vi è la conferma che la lingua batte dove il dente duole, la conferma lampante del politicante paraculo che non sopporta quando i giornalisti o altri gridano la verità (“Ciò che vi dicono all’orecchio gridatelo dai tetti”)o almeno quella parte di verità che onestamente ritengono di avere appreso.
    Certo, fa male scoprire che gli elettori ti hanno sfilato la greppia di sotto il grugno. E Ghiggini, sia chiaro, non ritiene che gli altri in fondo siano migliori del Pd,almeno sino a prova contraria. Pizzarotti, per esempio, non lo è stato nell’affaire Bagnacani.
    Ma almeno ammettete olimpicamente di aver trescato in Iren considerandola Cosa Vostra, espandendo il mercato, assumendo ex sindaci anche dalle agenzie interinali, ma espandendo a dismisura anche l’indebitamento. E chi paga sono i cittadini con tariffe salate.
    In quanto alla Borsa, oggi il cervello di Waterboy, Dio lo riposi, si è dimenticato di controllare la chiusura: avrebbe visto che il titolo Iren ha perso oltre il 3%, e avrebbe evitato una brutta figura. Altro che plissè.
    Sempre pronto a dialogare amabilmente davanti a un aperitivo.

  3. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    27/06/2017 alle 22:26

    Grande Pierluigi!

  4. mario Rispondi

    28/06/2017 alle 11:34

    Mi sembra che le considerazioni di Ghiggini nel complesso siano obiettive. Da che mondo e mondo gli azionisti di maggioranza controllano l’amministrazione delle società in cui partecipano. Proprio Iren dovrebbe fare eccezione ?
    Tra l’altro quand’è che si valuterà l’esperienza di Bolzano nella gestione dei rifiuti? Cioè i servizi primari per i cittadini non devono servire a creare dividendi per gli azionisti ecc.
    Bolzano docet!
    Ma là ovviamente siamo nell’impero austroungarico e qui siamo in quello romano e della corte partitica che lo attornia!!

  5. giuseppe Rispondi

    28/06/2017 alle 11:43

    Questo Waterboy mi ricorda molto le famose frasi comuniste, con le quali si bollava con male parole chi aveva un’opinione diversa ” da antipartito , a pulce sulla criniera di un nobile cavallo, a uomo qualunque ..” Il tutto per evitare di affrontare i problemi per quel che sono.

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