Centinaia in processione, gli anti-gay attaccano il “cerchiobottismo diocesano”

4/6/2017 – La processione di riparazione contro il Gay Pride reggiano, dopo le polemiche interne al mondo cattolico, ha lasciato strascichi non indifferenti. In un commento conclusivo, al termine della giornata di sabato che ha visto sfilare in preghiera centinaia di persone provenienti da diverse città, il Comitato Beata Giovanna Scopelli ha lanciato un affondo al il vescovo Camisasca, pur senza citarlo direttamente, affermando che il “vero sconfitto della giornata è il cerchiobottismo diocesano”: esplicito anche il riferimento ai sacerdoti reggiani che hanno fatto il vuoto intorno all’iniziativa di preghiera, lasciando il campo agli ultra-conservatori della Comunità San Pio X.

Il vescovo di Reggio ha lasciato liberi i cattolici di partecipare alla processione, tuttavia non ha concesso l’uso del sagrato della Cattedrale, spiegando che l’iniziativa “non era stata condivisa”, tant’è vero che la processione – guidata appunto da un sacerdote lefevbriano  – si è conclusa in piazza Roversi davanti alla chiesa del Cristo.

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Il Comitato parla di “soddisfazione completa” per ragioni “soprannaturali” e senz’altro naturali: “Le immagini delle centinaia e centinaia di persone in preghiera, le file a perdita d’occhio di fedeli alla Processione, parlano da sole. L’adesione è stata piena e profonda, con devozione e raccoglimento. Al passare degli stendardi, dalle finestre si affacciavano persone che si facevano il segno della Croce, lo stesso dai negozi. Dalle vie laterali si aggiungevano man mano fedeli spontanei sempre più numerosi, al punto che arrivati in Piazza del Cristo è stato necessario “prenderla larga”, entrando con ordine. Le contestazioni sono state nulle o insignificanti”.

Soddisfazione inoltre “per  il riconoscimento della forza della Processione da parte dei suoi nemici. Di fronte alla realtà dei fatti, persino il presidente dell’Arcigay ha dovuto ammettere la sua delusione per “tutte queste persone” presenti alla Processione”.

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“Quanto si è raggiunto – sottolinea il Comitato – lo si è ottenuto in solitudine: senza sponsor, senza “gioiose macchine da guerra” di partito messe a disposizione, senza cantanti celebri come promotori, senza Comuni che patrocinavano, senza mesi e mesi di preparazione (si è fatto tutto in tre settimane), senza nemmeno una sede fisica in cui trovarsi, senza l’appoggio della diocesi (anzi, piuttosto il contrario; non parliamo poi dello scivolone dei “carmelitani”). Insomma: un Comitato partito da cinque persone a metà maggio per tre settimane è stato al centro dell’attenzione della stampa locale e nazionale (con anche qualche interessamento internazionale) e ha portato in strada un ottimo numero di persone.

E conclude: “un grande sconfitto del “3 giugno” è certamente il cerchiobottismo diocesano. Il popolo fedele, partecipando così significativamente alla Processione ha smentito le timidezze di larga parte del clero. Tutti gli attacchi e le dissociazioni verso il Comitato da parte prima di qualche prete, poi della Curia, infine – in modo quasi comico – dai carmelitani, hanno sortito l’effetto opposto a quello desiderato. La tiepidezza non solo è sgradita al Cielo ma funziona poco anche con gli uomini”.

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