di Pierluigi Ghiggini

A Reggio Emilia esiste un consiglio di amministrazione politicamente clandestino: è quello che governa il gruppo Iren. Altrettando clandestini, politicamente parlando, sono i cda e gli amministratori sottostanti della costellazione di società di cui si compone la potente multiutility con sede legale nella città del Tricolore.

E’ vero che Iren è quotata in Borsa dove con una cavalcata inarrestabile, da gennaio a oggi, ha superato stabilmente la quotazione di due euro, ma è arcinoto che le leve del potere sono detenute da un patto di sindacato che lega i comuni di Reggio Emilia, Piacenza, Torino, Genova e anche Parma col ritorno di Pizzarotti, nel 2016, propriziato dalla mediazione del sindaco di Reggio Luca Vecchi. Un patto di sindacato, con i suoi subpatti, nel quale il Partito Democratico ha fatto il bello e il cattivo tempo per anni, sino all’occupazione manu militari di Ireti, la società operativa del gruppo, in cui tutti i membri del cda, e naturalmente il presidente, sono fedelmente legati al Pd.

Il potere dem si era solo incrinato con l’elezione della sindaca 5 STelle, Appendino, a Torino, che infatti aveva chiamato a gestire il ciclo rifiuti Lorenzo Bagnacani, fatto fuori dai vertici del gruppo da Pizzarotti, su richiesta esplicita del Pd che al suo posto ha preteso un’amministratrice dominata di comune accordo.

Ma ora, con i risultati dei ballottaggi nelle elezioni comunali, il fortilizio dem, che ha infarcito il gruppo di propri uomini a ogni livello, è stato espugnato. Dei sindaci del patto di sindacato, l’unico con targa Pd a denominazione copntrollata è rimasto, solo soletto, Luca Vecchi.

A Torino, dicevamo, i 5 Stelle governano da un anno con Appendino. A Genova è

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