Tempi duri per gli anti-gay: firmato in Sala del Tricolore il protocollo contro l’ omotransnegatività
Presente per il governo Maria Elena Boschi

17/5/2017 – Il controverso protocollo d’intesa, il primo in Italia, che mette alla gogna ogni forma di diffidenza e non consenso verso l’universo gay, trangender e bisex bollandolo come omofobia, è stato firmato nella sacralità di Sala del Tricolore alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi.

“Un concreto passo in avanti per la tutela della parità e il pieno riconoscimento dei diritti, quello compiuto oggi nella Sala del Tricolore a Reggio Emilia con la sigla del primo protocollo d’intesa per il contrasto all’omotransnegatività e per l’inclusione delle persone Lgbt”. Così ha dichiarato l’assessora alle Pari opportunità della Regione Emilia-Romagna, Emma Petitti, presente oggi a Reggio Emilia al fianco del sindaco Luca Vecchi e di  Maria Elena Boschi. E’ prevedibile che, con il chiaro della Regione e soprattutto del governo, certificato dalla partecipazione di Boschi e Petitti, testi del genere si  diffonderanno  a macchia d’olio nel Paese.
Il documento siglato oggi sancisce l’impegno delle istituzioni, in collaborazione con le associazioni del territorio, nel promuovere i diritti delle persone Lgbt e contrastare ogni forma di discriminazione.
“È un tassello importante che si aggiunge all’insieme delle politiche di pari opportunità che abbiamo avviato in questo mandato- ha sottolineato l’assessore Petitti-. Il nostro è un impegno a tutto campo, non solo normativo ma anche economico, per un pieno riconoscimento di dei diritti di ogni cittadino”.

Foto di gruppo dopo la firma del protocollo. Maria Elena Boschi dietro il sindaco Vecchi

Foto di gruppo dopo la firma del protocollo. Maria Elena Boschi dietro il sindaco Vecchi

 

Il Protocollo – chiarisce Palazzo Civico – “sancisce l’impegno strutturato di istituzioni, organizzazioni e associazioni al fine di promuovere i diritti delle persone Lgbt e contrastare le discriminazioni” e coinvolge Comune di Reggio Emilia, Arcigay Gioconda, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Ufficio scolastico di Reggio Emilia, Tribunale, Procura della Repubblica, Provincia di Reggio Emilia, Istituzione Scuole e Nidi dell’Infanzia di Reggio Emilia, Fondazione per lo Sport, Azienda Unità sanitaria locale, Azienda ospedaliera Santa Maria Nuova, fondazione Mondinsieme, Istituti penali di Reggio Emilia – Cccr.

All’incontro  oltre a Boschi e Petitti sono intervenuti anche Margherita Graglia, psicologa e psicoterapeuta, formatrice esperta sui temi dell’orientamento sessuale ed identità di genere, coordinatrice del Tavolo per il contrasto all’omotransnegatività e per l’inclusione delle persone Lgbt, e Daniela Mengoni, referente della segreteria dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad).

É infine intervenuto in collegamento skype Gianluca Truppa, referente della Segreteria nazionale della rete Ready (Rete nazionale delle Pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, del Comune di Torino) di cui il Comune di Reggio Emilia fa parte dal 2013. 

 “Oggi, Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia – ha detto il sindaco Luca Vecchi – in questa Sala del Tricolore arriviamo a conclusione di un lavoro svolto insieme a tante istituzioni pubbliche, associazioni e soggetti privati di questa città: la presenza del governo, con la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, in questa giornata sottolinea l’importanza del lavoro svolto e riconosce a Reggio Emilia un ruolo simbolicamente rappresentativo nel contesto nazionale.

Reggio Emilia – ha aggiunto il sindaco – è una città storicamente aperta e vigile sul fronte dei diritti, sia umani che civili, capace di accogliere culture, religioni e idee diverse, che ha fondato il suo modo di agire sul dialogo e non sulla paura delle diversità, forte di un approccio laico, aperto e plurale che ha saputo dimostrare nelle diverse vicende storiche. Ecco perché la firma di questo protocollo rappresenta un impegno fondamentale per il contrasto alla omotransnegatività, che dunque diventa l’ultimo tassello di un percorso di impegno civico e un contributo alla qualità della democrazia. Nel nostro piccolo oggi diamo un grande contributo a questo Paese nel cammino verso pieni diritti e pari dignità a tutte le persone. In questa città si è celebrata la prima unione civile d’Italia, qui ancora una volta rinnoviamo e ribadiamo il nostro no a qualsiasi forma di discriminazione.

 

Il lavoro fatto dal Comune di Reggio Emilia e dalla Regione Emilia-Romagna – ha detto la sottosegretaria Maria Elena Boschi – è stato prezioso, oggi come in passato, perché spesso ha aperto strade poi percorse da altre realtà territoriali. Voglio poi sottolineare il ruolo svolto dall’associazionismo, che ha reso possibile oggi di arrivare a questo Protocollo. Per il governo il tema dei diritti civili è prioritario: lo è stato con la legge sulle Unioni civili, che ha segnato una svolta importante, perché è importante che ci siano tante cittadine e cittadini che oggi non sono più invisibili per lo Stato. Fosse stata anche una sola coppia a sottoscrivere la propria unione, la legge non avrebbe perso il suo valore: l’affermazione dei diritti non va a peso.

Sul tema dei diritti non bisogna mai abbassare la guardia, perché purtroppo ancora oggi, in Paesi vicini, ma anche all’interno delle nostre stesse comunità, vengono violati. Occorre fare un lavoro di formazione e informazione costante, di inclusione e di impegno attivo nei confronti delle persone più vulnerabili. Ecco perché con il governo abbiamo scelto di destinare risorse per l’inserimento lavorativo delle persone più vulnerabili, e in particolare dei transgender. L’affermazione dei diritti deve partire dalle piccole cose, dalla famiglia, dal posto di lavoro, da quanto è vicino a noi, perché solo se facciamo valere i diritti nelle nostre comunità, possiamo pretendere di farli valere nel resto del mondo”.

Prendendo in prestito una frase di Piero Calamandrei – ha detto l’assessora Natalia Maramotti – questo Protocollo cammina grazie alle gambe e alle teste delle persone e delle istituzioni che lo firmano, ha radici solide e proprio grazie a queste radici è in grado di attecchire.

Fin dal 2003 – ha aggiunto l’assessora – il Comune di Reggio Emilia ha attivato un percorso sul tema dei diritti delle persone Lgbt e contro ogni forma di discriminazione, sviluppando azioni e progetti in collaborazione con i soggetti del territorio, e in particolare con Arcigay.

La firma di questo documento è solo una prima azione – ha concluso Maramotti – che introduce azioni generali che presuppongono una condivisione dei contenuti e il lavorare insieme: il passo successivo sarà quello di arrivare, ci auguriamo entro la fine dell’anno, alla sottoscrizione del Protocollo operativo, in cui i singoli soggetti firmatari prendono in carico impegni specifici per contrastare qualsiasi forma di discriminazione”.

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3 risposte a Tempi duri per gli anti-gay: firmato in Sala del Tricolore il protocollo contro l’ omotransnegatività
Presente per il governo Maria Elena Boschi

  1. Elisabetta Zanettin Rispondi

    21/05/2017 alle 15:59

    I soggetti vulnerabili non sono omosex, transgender et similia, ma i bambini cui viene negato un naturale sviluppo psico-affettivo, sociale e sessuale, proponendo/imponendo le voglie individualisti genitori di adulti che non hanno a cuore che il proprio interesse, a volte inconsapevolmente, a volte scientemente e arrogantemente.

  2. Elisabetta Zanettin Rispondi

    21/05/2017 alle 22:09

    I soggetti più deboli, da tutelare, sono i bambini, non le organizzazioni LGBT, che perseguono la violazione del diritto dei bambini all’amore del proprio padre e della propria madre, al naturale sviluppo psico-affettivo, sessuale, sociale.

  3. Liviu Dumitru Baciu Rispondi

    23/05/2017 alle 13:04

    Anzichè mandare questi soggetti in cliniche di psichiatria specializzata nelle deviazioni comportamentali a sfondo sessuale, meglio discriminare la normalità, la morale la sana educazione dei mostri figli e quindi l’esistenza stessa dell’umanità. Ecco dove finiscono i contributi dei citadini che a fatica portano avanti le famiglie, lottando anche contro le politiche distuttive di questi politici che legalizzano tutte le loro bassezze come se fossero normali e “discriminate”. Quanto ancora potrà sopportare questo unile popolo tutte queste ingiustizie?!

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