Riscoprire il pensiero di Aldo Moro per un avvenire meno incerto dell’Italia

di Luigi Bottazzi*

A 39 ANNI DALL’ UCCISIONE DI ALDO MORO PER MANO DELLE BRIGATE ROSSE

In questo tempo segnato dall’antipolitica devastante abbiamo la convinzione che sia quanto mai prezioso attingere alla testimonianza e alla lezione di uomini politici come Aldo Moro la cui parabola umana può riconciliare con la nobiltà e grandezza della politica, un tipo di politica che possa essere come “parte dell’amore”, come diceva Moro stesso. Quell’impegno pubblico inteso come la più alta forma della carità, come diceva Paolo VI, come tutti sanno particolarmente vicino allo statista pugliese.

Una rilettura dello statista di Maglie , figlio di genitori insegnanti, a sua volta “ maestro “, rapito il 16 marzo poi barbaramente ucciso 9 maggio 1978 , come uomo e come politico , può essere oggi opportuna per quei giovani, nati dopo la sua morte, che se correttamente informati possano arrivare a nutrire una dimensione “altra” ed “ alta “ di quella memoria, segnata da questa ormai non breve distanza, da un evento tragico che ha caratterizzato la vita e le vicende successive della comunità nazionale. A questo proposito desideriamo riprendere alcune riflessioni da un volume stampato da una piccola ma coraggiosa casa editrice di Roma, Eurilink, per la penna di Lucio D’ Ubaldo, esponente del Partito Popolare di Martinazzoli, dal titolo significativo “ Aldo Moro : la vanità della forza “. Si tratta di un raccolta degli articoli (46 in tutto) che Aldo Moro pubblicò su “La Rassegna” di Bari, nell’arco del biennio 1943- 1945, già pubblicata fuori commercio dall’ Università di Bari nel 1988.

Forse un titolo aggressivo del tipo “Quando Moro non era (ancora) democristiano” avrebbe garantito all’insieme di questi contributi sparsi una maggiore efficacia evocativa ed anche una più larga diffusione editoriale. La loro lettura rivela il disagio o, più precisamente, l’insoddisfazione del giovane intellettuale cattolico per la fragilità della ripresa democratica, il vero cruccio per la crisi spirituale e politica del Paese, i segni di delusione per le incongruenze che sfibrano le scelte politiche del dopoguerra, anche ad opera delle nazioni vincitrici.

Moro sorprende per lucidità di analisi e libertà di pensiero, come, ad esempio, agli inizi del 1945, quando risuona alto il suo “perché siamo all’opposizione”. È severo nel giudicare uomini e fatti. Non tiene nascosta neppure la critica a un certo modo di essere dell’antifascismo: in lui prevale un’esigenza di purezza e verità, che trapassa nella speranza di veder edificata la nuova democra-zia su principi di rigore morale e umanità. In questa produzione giornalistica, giocata a tutto campo e sull’onda di determinate emergenze.Moro riversa la sua preparazione giuridica – per la quale aveva già ottenuto la libera docenza presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo barese – e la sensibilità, religiosa e sociale, di una generazione cattolica, cresciuta all’ombra della Chiesa di due grandi Papi: Pio XI e, soprattutto, Pio XII.

Il titolo scelto per questo volume riprende una testuale espressione di Moro: la “vanità della forza”. Con essa si viene a identificare la tragica dialettica che avvolge la guerra, il cui sviluppo, affidato alla potenza delle armi e alla volontà di do-minio sul mondo, non porta di solito a compimento le nobili premesse della giustizia e della libertà. È lecito, tuttavia, arguire come, sulla scorta di questo ragionamento, la vanità non si debba rintracciare nella sola dimensione straordinaria del conflitto armato, quanto piuttosto nella stessa normalità della vita politica. Ciò avviene, in conclusione, quando il bene comune e i valori della dignità umana perdono la loro centralità, sicché la lotta democratica declina fatalmente nella pretesa di misurare ogni cosa sulla base dei rapporti di forza, divenendo in assenza della giustizia un’espressione di “dura prepotenza”

.Ecco perché, in conclusione, proprio oggi abbiamo bisogno di conoscere, apprezzare e, se possibile, seguire il pensiero di Moro , in un epoca in cui, a partire dalla nostra Italia, non c’ è giorno in cui non ci sia uno scontro, un attacco violento, una valutazione superficiale fra le varie parti politiche in gioco, quando invece avremmo bisogno di un confronto pacato, di analisi approfondite e non strumentali, di uno sforzo corale di mediazione e di ricerca dei punti comuni, per un avvenire meno incerto e convulso del nostro Paese.

*Presidente del Circolo G. Toniolo di Reggio Emilia

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *