“Minacce mafiose”: la Dda chiede la condanna di Brescia a tre anni per la lettera dal carcere al sindaco Vecchi

18/5/2017 – Una condanna a tre anni di reclusione, per il reato di minacce mafiose, è stata chiesta dalla Dda a carico del cotruttore reggiano di Cutro  Pasquale Brescia che si trova in detenzione preventiva dal gennaio 2015 come imputato fra i principali del processo Aemilia.

La richiesta è stata formulata ieri mattina nel rito abbreviato del troncone bis di Aemilia, in corso a Bologna, con una decina di imputati davanti al Gup Alberto Gamberini. Tre anni per aver scritto dal carcere la lettera al sindaco di Reggio, nella quale Brescia, dopo aver espresso solidarietà per gli attacchi politici relativi alla casa di Masone, chiedeva a Luca Vecchi di dimettersi per non aver difeso la comunità cutrese, nonostante la moglie Maria Sergio, già dirigente dell’urbanistica del comune di Reggio e oggi a Modena, sia nata a Cutro.

Il costruttore Pasquale Brescia, in una foto prima dell'arresto

Il costruttore Pasquale Brescia, in una foto prima dell’arresto

I pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi – hanno chiesto anche la condanna dell’avvocato di Brescia, Luigi Antonio Comberiati, a un anno e quattro mesi di carcere, per aver materialmente recapitato la lettera, la sera del 1° febbraio 2016,  alla redazione del Resto del Carlino di Reggio.

Secondo Mescolini, che ha articolato una lunga requisitoria inserendo l’episodio nel contesto delle attività condotte in autonomia dal gruppo apicale  della cosca reggiano-cutrese che fa capo a Nicolino Grande Aracri. Per l’accusa l’intento di brescia era senza dubbio intimidatorio, mentre l’avvocato Comberiati avrebbe travalicato i suoi conpiti e doveri di difensore prestandosi a recapitare la lettera. Lettera peraltro firmata da Brescia stesso e destinata alla pubblicazione, e che quindi difficilmente poteva essere intesa come un’intimidazione, se non da parte del sindaco, almeno da parte dell’esrtensore. Il prossimo 31 maggio parleranno le parti civili: l’avvocato Vittorio Manes per il sindaco Luca Vecchi, alessandro Gamberini per la regione ER e Vincenza Rando per l’associazione Libera.

Poi toccherà alla difesa, che presumibilmente avrà gioco facile, alla luce dei contenuti espliciti della lettera, nel mettere in dubbio la sua finalità di minaccia mafiosa.

LA LETTERA DI PASQUALE BRESCIA AL SINDACO VECCHI

Egregio sindaco Luca Vecchi,
Mi chiamo Pasquale Brescia.
Prima di tutto manifesto a lei, a sua moglie e alla sua famiglia la mia
solidarietà umana per quanto le è accaduto in questi giorni.
Oggi 26 gennaio 2016 leggo che per quanto
fin’ora accaduto, lei non si dimetterà perché ha la schiena dritta.
Invece il sottoscritto pensa che lei dovrebbe dimettersi.
Non per quello che le accusano i suoi avversari politici, perché lei poteva
non sapere.
Lei dovrebbe dimettersi in segno di solidarietà verso tutti i discriminati
cutresi da parte del suo partito, dei partiti a lei avversi e da parte dei
media locali. Una buona parte dei media locali.
La criminalizzazione dei cutresi non inizia oggi con sua moglie.
Inizia almeno otto anni fa.
Essendo lei un uomo pubblico e anche in difesa dei suoi figli, se ne ha o se
ne avrà, che sono o saranno mezzi cutresi, lei dovrebbe urlare alla
criminalizzazione molto tempo fa.
Farlo oggi non è onesto e si deve dimettere.
Poteva farlo anche qualche settimana fa quando la Gazzetta di Reggio del 24
dicembre 2015 scriveva: Inizia l’emigrazione di Cutro, paesino del Crotonese… Un’emigrazione massiccia, fatta
inizialmente proprio di addetti all’edilizia, soprattutto manovali, operai al
soldo di Dragone ma non solo.
Oppure: “Migliaia di appartamenti sfitti e molte delle imprese che li hanno costruiti non sono fallite. Strano no?” Poteva intervenire sindaco. La Buonanima di suo suocero, il papà di sua moglie venne in quegli anni a Reggio Emilia. Era al soldo di Dragone?
Le ditte degli zii di sua moglie nessuna è fallita eppure secondo la Gazzetta questo è strano.
Oppure quando il 28 marzo 2012 la presidente  della Provincia di Reggio Emilia, a seguito di un atto incendiario, dalle pagine della Gazzetta di Reggio titolava: “Cutresi rompete il muro di omertà”.
E poi: chiedo ai cutresi di rompere il muro di omertà e di collaborare. Anche sua moglie, sindaco, è cutrese, i suoi genitori, gli zii ecc. che muro avrebbero dovuto rompere la famiglia di sua moglie? Avrebbe dovuto sapere chi ha fatto quell’atto incendiario?
E potrei continuare all’infinito! Mai un nome ed un legame sempre generalizzazioni!
Oppure anche quando si fa un nome si fa in modo che tutto un settore appartiene o fa riferimento a quel nome.
E per questi motivi che si deve dimettere sindaco.
Sindaco lei è sposato con una cutrese e si solito i cutresi sono orgogliosi di esserlo, ma oggi, anzi da almeno otto anni essere cutrese a Reggio Emilia è come era essere ebreo in Germania ai tempi di Hitler.
Ma pur tuttavia, lei e sua moglie, rispetto a tutti i cutresi siete molto
fortunati. Già quello che le è successo con la storia della casa, se era
cutrese l’avrebbero, intanto arrestato per intestazione fittizia di beni.
Siete fortunati sindaco, perché sua moglie lavora nel pubblico anche se suo
zio, che porta lo stesso cognome, è stato in carcere per reati gravi. Altri
cutresi, per una cosa del genere non possono lavorare nemmeno nel privato. Gli
zii di sua moglie, quelli che le hanno ristrutturato le case che ha acquistato
da Macrì Francesco, sono interdetti ed esclusi dalla white list per i lavori
del terremoto.
Sono questi i motivi che la costringono alle dimissioni anche se io invece
penso che dovrebbe dimettersi per non aver difeso una minoranza di suoi
cittadini che ne aveva bisogno! Quello che lei chiama “il mio sindaco”,  il
signor Del Rio Graziano andò dal prefetto De Miro, per tutelare i cutresi dalla
criminalizzazione mediatica.
Lei è fortunato sindaco, non sa quanto!
Al funerale del suocero, la Buonanima del papà di sua moglie, il sottoscritto era presente, c’era Gianluigi Sarcone, Paolini Alfonso, Muto Antonio e tante persone oggi imputati nel processo Aemilia.
Eppure ci sono cutresi che hanno perso tutto per essere andati ad un funerale,
e lei sa o dovrebbe sapere che anche l’ultimo dei cutresi va ad un funerale di
uno che conosceva o che conosceva anche solo ad un familiare del defunto.
Gli zii di sua moglie, quelli che le hanno ristrutturato casa, sono esclusi
dalla white list, quindi lei può capire se è corretto escludere dalla white
list uno che si reca ad un funerale, ad un matrimonio, o magari si fa fare un
lavoro da uno che è pregiudicato, ma che è in libertà, è sufficiente questo
perché lei considera quegli zii degli appestati? Sua moglie ha interrotto i
rapporti con questi zii, i loro figli, ecc?
Questo richiederebbe quelle norme che lei si vanta di promuovere e
condividere. Io signor sindaco non penso che si debba dimettere per la vicenda
della casa, ripeto, ma per non essere intellettualmente onesto!
Personalmente penso che lei sia una persona onesta, come lo è sua moglie
personalmente parlando e sono certo perché li conosco i suoi zii, non
dovrebbero essere esclusi dalla white list con motivazioni di questo genere.
Sono sicuro che sia lei che sua moglie frequentate normalmente come prima che
venissero interdetti i vostri zii e non perché volete favorire persone colluse
ma perché conoscete i vostri zii, la loro onestà e sapete che sono qua a Reggio
Emilia da 50 anni e si sono fatti con il sudore della fronte ed è proprio per
questi motivi che non penso che si debba dimettere per questo motivo della
casa.
Signor sindaco, io ero un imprenditore felice, con zero problemi con la
giustizia da quando sono nato… Ho voluto denunciare il mio risentimento, quello che oggi lei denuncia per tutelare sua
moglie per la discriminazione anche razzista del mio paese e della comunità
cutrese a Reggio Emilia, tutto qua! Solo per questo io sono in carcere da un anno!
Non sono accusato di aver rubato, estorto o altro.
Quindi ribadisco Sindaco, si senta fortunato, ma spero che si dimetta.
Il sottoscritto incontrò Pagliani solo in quanto cutrese, in quanto discriminato, lei invece, pur avendo preso i volti dei cutresi, ricorderà la  volta che è venuto al circolo Insieme zona Canalina, ci veniva con Salvatore Scarpino, prometteva e prometteva e poi mai una telefonata o un fax ad un giornale per difendere la comunità cutrese.
Lei sa chi c’era a qui circoli, sa quali mani ha stretto?
Sa se c’era il sottoscritto, o Paolini, o Muto, o altri imputati del processo
Aemilia?
In quei circoli, i suoi zii, quelli che oggi sono esclusi dalla white list,
facevano campagna elettorale in suo favore!
Come fecero per Del Rio!
Quindi qual è il problema? Chi c’è al sicuro?
Se come dice la Gazzetta erano quasi tutti al soldo di Dragone. Si ricordi
Sindaco che la prima sua colpa per la città di Reggio Emilia è quella di aver
una moglie cutrese. Sue moglie non potrà sfuggire e questo glielo dice uno che
è in carcere solo per essere di Cutro stando alla attuale usanza di Reggio
Emilia, non lei, non sua moglie, ma addirittura chi la frequenta per qualsiasi
motivo dovrebbe o potrebbe subire delle conseguenze legali! Questo succede ai
cutresi, caro Sindaco”.

Dopo aver ironizzato sul consigliere comunale Scarpino che non si sarebbe accorto per tempo della “criminalizzazione” dei cutresi, la lettera conclude: “Ho sentito il dovere di scriverle questa lettera pubblica perché la sua
disonestà intellettuale non dovrebbe permetterle di fare il sindaco di Reggio Emilia.
Cordiali saluti”.

 

 

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