L’ossessione dello sguardo: Ligabue e Zavattini insieme in una mostra a Gualtieri

27/5/2017 – Nella cornice della Sala dei Giganti di Palazzo Bentivoglio a Gualtieri è stata inaugurata venerdì 26 maggio una bella mostra dedicata, insieme, ad Antonio Ligabue e alla pittura di Cesare Zavattini, che ha come titolo “L’ossessione dello sguardo”. Essa è frutto di una collaborazione che vede insieme, nella logica di comprensorio culturale, i comuni di Gualtieri e di Reggio Emilia (ma anche Luzzara ha contribuito): il primo ha messo soprattutto opere del celebre pittore svizzero-italiano, il secondo, grazie ai prestiti dei Musei Civici e della Biblioteca Panizzi, ha riversato un copioso numero opere pittoriche del famoso scrittore della bassa Cesare Zavattini, in buona parte sconosciute e in alcuni casi sorprendenti.

Renzo Bergamini, sindaco di Gualtieri, in una fase di grande attività nella cultura, dopo il restauro dell’importante opera del seicentista Bononi in viaggio per l’importante mostra di Ferrara, racconta come l’epicentro del terremoto pittorico di Ligabue sia da rinvenire proprio nella sua nobile cittadina, ove i Bentivoglio crearono elementi architettonici e urbanistici di grande interesse.

ligabue L'ossessione dello sguardo - Ligabue e Zavattini

Autoritratto di Antonio Ligabue

Ligabue, locale e globale, europeo ed emiliano della bassa, con la mente sempre vicina alla sua terra natale di San Gallo in Svizzera, come dimostrano gli sfondi transalpini con case dai tetti spioventi, rimane refrattario alla civiltà padana, malgrado il sangue paterno. Mescola suggestioni ottenute dai musei visitati (tra cui sicuramente lo Spallanzani di Reggio, con i suoi cruenti “plastici” giungleschi di belve aggressive) a quelle della vita dei campi, si documenta e assorbe, nella sua mente disadattata, tutto ciò che può alimentare la sua protesta cromatica, dai suggerimenti di Zavattini agli aiuti concreti di Marino Mazzacurati, a cui deve (è la tesi dell’evergreen Sergio Negri, splendido anfitrione della mostra) la sua evoluzione magistrale nella pittura.

ligabue Il Bello - Ligabue

La storia artistica del balzano Ligabue parte da una sorta di “nulla” (né cultura né tecnica pittorica, ma soltanto attenzione semiologica vissuta in una dimensione quasi di chiusura autistica) per approdare al capolavoro. Si vede nella scelta figurativa, che prende il verso della tela con echi (soltanto echi!) espressionistici (o ancor meno naif…); si vede nella pennellata, che arriva a essere unica e magistrale, dovuta alla caratteristica pressione del pennello sulla tela, con lo sforzo della parte centrale che striscia, radente la tela, e la ponderata quantità di materia ai bordi; si vede nella scelta di soggetti, immagini, non dalla realtà corrente ma dalla memoria, pescati e sviluppati nella camera oscura del suo oscuro passato; si vede nell’uso della superficie, drammaticamente attraversata da un horror vacui quasi senza prospettiva, mosaicista.

Opera di Cesare Zavattini

Opera di Cesare Zavattini

Mentre di qua scorrono, in fila indiana e in ordine di età, le illuminanti 50 opere del tragico figlio di Laccabue padano, di là, alle sue spalle ricurve, c’è lo splendido mondo di chi, invece, coevo, sfondava in tutte le arti: Cesare Zavattini. Scriveva benissimo e aveva un grande occhio, di cui dimostrava la potenza in tutti i campi, sia nelle arti visive della fotografia (sodalizio con Paul Strand), sia del giovane cinema (il cinema neorealista, e anche proprio con soggetto il povero Antonio), che nella pittura. . Per non dargli colpe che non ha, va detto che l’epoca è già quella dell’ “arte brutta”: un periodo che va dalla fine degli anni ’70 alla fine degli anni ’10 del nuovo secolo, un trentennio. Arte antipatica e intellettualistica, del “ma chi se ne frega se non mi capiscono”, e del “lo faccio per me, che è giusto così”, della sperimentazione radicale e della commistione tra le arti, dello straniante dei nuovi materiali e processi. Tempo del pastiche e dei pasticci.

(DA UN ARTICOLO DI STEFANO MARTELLI PER LA VOCE DI REGGIO EMILIA)

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