Il vescovo “regulator” della crisi di Reggio
Anche Cna in pellegrinaggio da Camisasca
per le imprese travolte dal crac Unieco

di Pierluigi Ghiggini

12/5/2017 – “Le pmi sono l’asse portante del nostro sistema produttivo. Condivido il grido d’allarme lanciato da CNA Reggio Emilia sulla crisi dell’indotto reggiano a seguito del crac Unieco e seguirò da vicino l’evoluzione della vicenda per le aziende creditrici”. Sono le parole del Vescovo Massimo Camisasca nel corso dell’incontro avvenuto in curia con il presidente di CNA Reggio Emilia Nunzio Dallari e il direttore generale Fabio Bezzi.

Ne dà notizia la Cna provinciale, precisando che l’incontro è stato chiesto dall’associazione di via MaiellaUn incontro “per aprire un confronto sulla crisi di migliaia di artigiani, professionisti e piccole aziende fornitrici del territorio, pesantemente colpite dal collasso del sistema cooperativo”. Perché “il crac Unieco è solo l’ultimo tassello di un pezzo di mondo andato in frantumi: conto in rosso per oltre 600 milioni di euro, che aggiunti ai debiti lasciati da Orion, Cmr e Coopsette fanno un totale di ben 1,5 miliardi di euro andati in fumo. Fatture inevase, lavori lasciati a metà, clienti che non esistono più e nei casi più gravi aziende costrette a chiudere”.

Il vescovo Massimo Camisasca

Il vescovo Massimo Camisasca

“In regione dall’inizio della crisi ad oggi, si contano 13mila unità in meno (oltre il 20%); rispetto al 2014, si è avuto un calo che ha superato il 10%, nonostante i lavori del terremoto. A Reggio Emilia la produzione è crollata del 31,6% dal 2008. Oltre 900 le cessazioni “non d’ufficio” solo nel 2015, passando da 12.530 a 12.375 imprese (-1,2%). Sono i numeri che certificano la crisi che, dal 2008, ha travolto il settore dell’edilizia.

Inoltre, nell’ultima fase prima del crac finale di Unieco, forse perché tante imprese erano già fallite o perché dopo Orion e Cmr non c’era più fiducia nel sistema cooperativo, sono rimaste coinvolte principalmente imprese di servizio”.

Dai dati relativi alle imprese di CNA Reggio Emilia, dal 2013 ad oggi, nel collasso finanziario di Unieco sono rimaste colpite attività di servizio (lavanderie, carrozzieri, autofficine, stampatori, agenzie grafiche) e professionisti (ingegneri, geometri, consulenti del lavoro, fotografi, studi di progettazione), che hanno continuato ad investire ed avere fiducia nella ripresa, per un buco, da una prima stima, di circa un milione di euro.

Questo lo scenario presentato dal presidente Dallari e dal direttore Bezzi al Vescovo, il quale  “ha condiviso le preoccupazioni e la volontà dell’Associazione di lavorare da subito e in sinergia con le istituzioni, le associazioni di categoria, le parti sociali, per creare un pacchetto di interventi urgenti e straordinari per un piano pluriennale di riqualificazione della città”.

E’ stato un incontro molto positivo – hanno dichiarato i vertici di CNA, il presidente Dallari e il direttore generale Bezzi – le parole del Vescovo ci hanno dato modo di riflettere sulle criticità di parte del nostro modello di sviluppo. Obiettivo comune è cercare di recuperare le imprese e i lavoratori usciti dal mercato il prima possibile. Per questo nei prossimi continueremo la serie di incontri anche con il Sindaco Luca Vecchi e il presidente di Legacoop Andrea Volta”.

Nunzio Dallari, presidente provinciale Cna

Nunzio Dallari, presidente provinciale Cna

Giuseppe Siri

Giuseppe Siri

Va rilevato che dopo la Cgil e Legacoop, quello con Cna è il terzo incontro del vescovo Camisasca con le grandi organizzazioni nell’alveo della  sinistra reggiana. Si conferma così il ruolo inedito del vescovo in questa fase della crisi in cui al tracollo delle grandi  imprese cooperative di costruzioni,si aggiunge una classe dirigente inadeguata a svolgere il ruolo di coagulo di forze diverse per rispondere alle urgenze e progettare un nuovo assetto dell’economia.

Questesto vuoto spiega la funzione di “regulator” assunta da Camisasca nella fase attuale, vale a dire quel centro di gravità al quale le forze in campo si rivolgono indipendentemente dai propri orientamenti. Ruolo svolto in passato dal sindaco Bonazzi o dal senatore Bonferroni, mai però da un vescovo. Esistono in proposito precedenti illustri (ad esempio il cardinal Siri a Genova, che con la sua autorevolezza negli anni ’80 sbloccò la paralisi del porto) ma di certo per Reggio Emilia è la prima volta. Speriamo che funzioni.

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