Il “Balsamico trentino” vuole la Dop, gli onorevoli emiliani si ribellano

25/5/2017 – Dopo Modena, anche Reggio Emilia e Parma si ribellano all’ipotesi di inserimento del marchio “Aceto Balsamico Trentino” nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, in corso di revisione da parte del ministero delle Politiche agricole.

Come gia’ fatto dai deputati modenesi del Pd Davide Baruffi e Manuela Ghizzoni, anche il loro collega di Parma alla Camera, Giuseppe Romanini, ha  presentato un’interrogazione al ministro Maurizio Martina per tutelare l’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia Dop e l’analoga “Denominazione di origine protetta” elaborata in terra modenese. Il testo e’ stato sottoscritto anche da Paolo Gandolfi di Reggio Emilia. “L’aceto balsamico- commenta il deputato reggiano- ha una qualita’ e una storia che si difendono da sole.

Una bottiglietta di cosiddetto Aceto balsamico trentino

Una bottiglietta di cosiddetto Aceto balsamico trentino

Ma di fronte a bizzarre iniziative che tentano di riprodurre eccellenze per loro natura uniche, conviene mettere i puntini sulle ‘i’ ed evitare il riconoscimento di prodotti estranei al territorio d’origine, come gia’ avvenuto in passato per il simil Parmigiano Reggiano”. I due parlamentari domandano al ministro se “in attesa di decisioni in merito sul corretto uso dei termini ‘aceto balsamico’ e ‘balsamico’ e nel dubbio sul possesso delle caratteristiche di ‘aceto’ e sul corretto uso anche di tale termine del prodotto contraddistinto dalla denominazione ‘aceto balsamico trentino’, non ritenga opportuno che a tale denominazione non sia consentito l’inserimento nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali”. Questo, concludono Romanini e Gandolfi, “nelle more di una pronuncia definitiva dei giudici nazionali e, in ultima analisi, della Corte di Giustizia dell’Unione europea”.

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2 risposte a Il “Balsamico trentino” vuole la Dop, gli onorevoli emiliani si ribellano

  1. gian franco riccò Rispondi

    27/05/2017 alle 14:11

    L’aceto balsamico tradizionale ha, come dice l’aggettivo, una tradizione, l’aceto balsamico di Modena si ripara dietro al cugino di nobile origine, ma è un’altra cosa. L’aceto balsamico trentino la tradizione l’avrà forse tra cinquanta o cento anni, comunque oggi non si può proibire l’uso del nome di aceto balsamico trentino per due motivi: primo, balsamico è un termine usato comunemente; secondo, se il prodotto viene fatto nel Trentino va da se che gli tocca. Altra storia è la denominazione di origine protetta che dovrebbe motivarsi con la tradizione che per ora non hanno. Non è una buona strada l’ostruzione tanto più se volesse limitare la concorrenza con ragioni amministrative, sarebbe buona norma puntare sulla qualità a buoni prezzi.Attendere risposte dal Ministro va bene ma se lui aspetterà lumi dai dirigenti del Ministero arrivederci alla prossima puntata. Lo dice l’esperienza sul nome delle associazioni che si occupano dell’aceto balsamico tradizionale.

    • Fausto Poli Taneto Rispondi

      27/05/2017 alle 14:41

      L’aceto balsamico un tempo lo facevano tutti.

      Da Trento fino alla Sicilia.

      Ora, come per la Monari Federzoni, l’aceto balsamico e’ di “plastica”.

      Il vero aceto lo facevano nelle botti, tenendo la madre, che e’ poi una specie di lievito che poi e’ tutta roba tecnica.

      Quando mia madre lo faceva, faceva risorgere i morti.

      Tutta la stanza si riempiva di quel profumo inebriante. Altro che gled assorbiodori.

      Come per il vino Lambrusco, quello delle Riunite e’ una specie di spritz, vacca giuda.

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